Runaway Totem
Runaway Totem

In connessione con altri mondi. Intervista a Roberto Gottardi (Runaway Totem)

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Tempo di lettura: 2 minuti

di Francesco Franchini

I Runaway Totem si formano nel 1988 a Riva del Garda, come genere Zeuhl. Nel 1993 esce Trimegisto (con uno stile dark rock alchemico) il primo album e poi Zed, opera più orientata verso sonorità hard-prog. La loro musica richiama percorsi mistici, esoterici, dove si esplorano diverse tematiche. Roberto Gottardi, fondatore e principale compositore della band, è una delle menti più creative del panorama musicale italiano.
L’ultimo album è ‘Creators‘ edito da Black Widow records ed è un concept molto particolare. Ne parliamo direttamente con Roberto.

Cover “Creators”

D: Il nome Runaway Totem, fuga dal Totem, ha un significato intrinseco? Il concetto è cambiato dagli inizi ad oggi?

R: Sì, direi che si avvicina, come espressione, alla definizione di ‘fuggiasco’ dagli idoli. Runaway Totem può essere acronimo di una cosa molto più grande, ad esempio Totem vuol dire anche Trimegisto, ha vari livelli di comunicazione, c’è chi ascolta la musica ad un livello normale, c’è chi vuole quel qualcosa in più. Però bisogna studiare, altrimenti non è possibile arrivare a niente.

Cover “Trimegisto”

D: Quali sono le tue influenze?

R: Dal punto di vista musicale sono un figlio di Frank Zappa, per me è il Maestro, lo è sempre stato, con tutte le sue follie, il suo modo di comporre, il fatto di avere sempre fatto musica come la intendeva lui, senza seguire mode, anzi, imponendo le sue regole.
Ho sempre cercato di mettere in pratica quello che lui ha sempre detto, cioè di non porsi limiti nell’arte perchè l’arte non ha limiti.
Pensa che recentemente ho letto una recensione giapponese del nostro nuovo album dove dicevano che noi abbiamo destrutturato il rock progressivo per poi ricomporlo e mi è piaciuta molto come descrizione.

D: Parliamo del nuovo album ‘Creators‘, un’opera che potremmo definire un viaggio cosmico.

R: E’ stato un lavoro davvero entusiasmante, a cominciare dagli ospiti che hanno partecipato con grande voglia di suonare (nel disco infatti sono presenti Nik Turner ex Hawkwind e David Jackson dei Van Der Graaf Generator tra gli altri ndr), la musica è sentimento, se fai il compitino da mestierante si sente subito.
Nik Turner qui propone la sua ultima take prima di venire a mancare, e David Jackson mi ha scritto un’e-mail, una volta ascoltato tutto il disco, nella quale ha fatto i complimenti a Nik per il modo appassionato in cui suona il flauto nella canzone. Lui non stava bene ultimamente, ci siamo sentiti varie volte ma si stancava facilmente.

D: L’album si divide in due parti, ‘Creators‘ e ‘Red star

R: Sì, ‘Creators’ parte dal concetto filosofico esoterico dei creatori, tieni conto che nell’esoterismo non vi è la concezione cristiana del creato, Dio, gli angeli e via dicendo. C’è un inizio che puoi chiamare Dio, anche se sappiamo che nella Bibbia non c’è nessuna pagina che lo citi in aramaico o ebraico antico, che lo definisca. Questo lo dicono anche Mauro Biglino (traduttore e scrittore ndr) ed altri. Partendo da qui ho pensato ai creatori, la razza creatrice (i Creators) che fanno parte di una dimensione elevata alla quale noi dovremmo ascendere. Loro creano l’uomo attuale, noi vediamo loro come degli dei (nella canzone successiva Advent deus). La seconda parte ‘Red star’ parla della stella rossa di Betelgeuse che fa venire chi vuole distruggerci dalle porte di Orione, e si nota che la musica cambia. Noi li guardiamo e non capiamo cosa sono. Questo, a grandi linee, è il concept anche se bisognerebbe approfondire molto di più, qui ho fatto una sintesi.

D: Certo, dovremmo discuterne per ore. La canzone ‘Remembering Betelgeuse‘ è molto particolare.

R: Sì, qui i suoni sono molto orientali, con il flauto che dà un senso di tranquillità.

D. Tu sei un ricercatore anche di libri rari e, diciamo, particolari. Cosa puoi dirmi?

R: Ho fatto parte del gruppo esoterico nei fine anni ‘70 e ‘80 a Rovereto, una città dove c’è molta cultura, basti pensare a tutti i personaggi che ci sono passati da Goethe a Mozart.
Vivevo nel palazzo dove quest’ultimo tenne il primo concerto ed io ci misi il pianoforte! Facendo parte di questi gruppi ho avuto accesso a determinati libri e proprio a Genova venivo a cercare scritti molto rari. C’era questa libreria, Il Basilisco, molto rifornita.

Cover “Zed”

D: Sei un appassionato dell’Egitto.

R: Sì, ci sono stato diverse volte e ci ho lasciato il cuore. C’è un certo tipo di messaggio in quel luogo. Ci sono piramidi veramente antiche e piramidi che non c’entrano niente con gli egiziani e copie non riuscite di quello che doveva essere. Zed (il secondo album dei RT ndr) parte dalla concezione del tempo, lo zed era il collegamento tra terra cielo (l’apertura dello stargate per gli universi successivi), lo zed è una torre che, guarda caso, è la stessa torre interna alla piramide di Giza di Cheope. Zed parla di questo, come concept.

Foto di copertina di https://www.ver1musica.it/

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