Sant'Aurea
Ostia

Gregoriopoli, sant’Aurea e il Castello di Giulio II (terza puntata)

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L’interno della cattedrale di Sant’Aurea di cui abbiamo accennato la scorsa puntata ha una sola navata e il soffitto a travature in legno decorate con gigli. A sinistra dell’altare è posta una colonnina in marmo, datata al V secolo riutilizzata come base per il cero pasquale; sul fusto reca inciso il monogramma S AUR, a testimoniare la probabile presenza in questo spazio della primitiva chiesa dedicata alla memoria della martire Aurea. 

L’abside ha un altare maggiore intarsiato del 1700 sovrastato dalla tela del pittore Andrea Sacchi posta in un’appropriata cornice marmorea ovale e realizzata nella stessa epoca, raffigurante l’apoteosi delle vergine e martire Aurea. 

Nella piccola cappella a destra si conserva un frammento originale dell’epitaffio in versi composto nel 408 d.C. dal console Anicio Auchenio Basso e fatto porre sulla tomba di Santa Monica.

Il corpo della martire Aurea fu trovato in quest’area nel 1420 e fatto traslare a Roma nella chiesa di Sant’Agostino nel 1425. Nella zona dietro l’altare della cattedrale, sorgono quelli che a lungo sono stati gli alloggi vescovili. 

Si deve a Raffaele Riario, divenuto vescovo di Ostia nel 1511, l’opera di valorizzazione del palazzo vescovile al pari della preziosità architettonica e monumentale del castello, del borgo e della chiesa. Egli fece costruire un’altra ala che divenne parte integrante della chiesa. 

Le stanze furono abbellite con fregi mentre le pareti del grande salone centrale furono completamente affrescate. Fino a qualche decennio fa le pareti apparivano bianche, probabilmente perché erano state coperte di calce quando in passato quei locali avevano ospitato degli appestati. 

Fu grazie a un parroco, padre Geremia Sangiorgi, esperto di storia dell’arte, se nel 1977 quell’opera di inestimabile valore è stata riportata alla luce.

Il sacerdote, cercando le prove di un probabile “Conclave” svoltosi in quell’edificio, grattando l’intonaco superficiale svelò l’esistenza degli affreschi. 

Questi sono stati realizzati tra il 1508 e il 1513 da Baldassarre Peruzzi, Domenico Beccafumi e Cesare Da Sesto e rappresentano scene riprese dalla Colonna Traiana che riproducono scene militari della conquista della Dacia. 

Dalla prossima puntata ci inoltreremo nel diciannovesimo secolo e parleremo della bonifica dell’agro romano realizzata da una cooperativa di braccianti provenienti da Ravenna. (1884)

BIBLIOGRAFIA

– G. Calza, Giovanni Becatti, Italo Gismondi, Guglielmo De Angelis d’Ossat, Herbert Bloch, Scavi di Ostia I, Topografia generale, 1953, Roma; 

– F. Coarelli, Il castrum di Ostia, in Storia di Roma I, 1988, pag. 136 e ss. . – R. Meiggs, Roman Ostia, Oxford, 1973; 

– Giovanni De Nisi, Ostia Lido di Roma. Sintesi storica dal 630 a.C. al 1982, 1983, Roma; 

– Stefano Lesti, Ostium e Portus dall’età moderna all’età moderna, I.M.FO. Editore (2019);

– (en) Russel Meiggs, Roman Ostia, 2ed., Oxford, USA, Oxford University Press, 1985, ISBN 978-0-19-814810-4; 

– C. Pavolini, La vita quotidiana a Ostia, 1986, Roma-Bari; 

– C. Pavolini, Ostia, Laterza, 2006, Bari, ISBN 978-88-420-7784-8; 

– F.Zevi, Costruttori eccellenti per le mura di Ostia. Cicerone, Clodio e l’iscrizione della Porta romana, Rivista di Archeologia, III serie, XIX-XX, 1996-1997, pp. 61-112.

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Info Stefano Lesti

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Stefano Lesti, classe 1970, vive e lavora a Roma. Scrittore, giornalista, saggista, poeta e divulgatore storico; dirige giornali e la comunicazione di importanti società sportive nazionali.

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