Continua il viaggio nella Roma del periodo fascista, tra i palazzi e i monumenti sorti durante il Ventennio, che mantengono un forte valore culturale e artistico, al di là di ogni implicazione politica, rimanendo un’importante testimonianza della storia del nostro Paese.
Via della Conciliazione
E’ la via che porta da Largo Giovanni XXIII a Piazza Pio XII, di fronte a San Pietro. Il nome esprimeva l’avvio di un nuovo corso, sancito dai Patti Lateranensi firmati l’11 Febbraio del 1929, che vedevano la fine della questione romana: Stato e Chiesa regolavano i loro rapporti politici con la nascita dello Stato della Città del Vaticano ed il riconoscimento da parte della Santa Sede del Regno d’Italia con capitale Roma. Venivano definite le relazioni civili e religiose, il riconoscimento del cattolicesimo come religione di stato e l’obbligo di insegnamento della religione cattolica nelle scuole.
I lavori ebbero inizio nel 1936, dopo lo smantellamento della Spina di Borgo, il quartiere che si era formato dove ora passa l’imponente viale. Poi ci fu l’interruzione a causa della guerra, e terminarono solo in occasione del Giubileo del 1950. Il progetto era degli architetti Marcello Piacentini e Attilio Spaccarelli. L’idea era di un ponte che collegasse i due stati e che terminasse con due monumenti rappresentativi come San Pietro per la Chiesa e Castel Sant’Angelo per lo Stato Italiano. Purtroppo si perse l’effetto sorpresa che colpiva il visitatore quando usciva dal borgo tra viuzze e palazzetti costruiti l’uno a ridosso dell’altro e di colpo si affacciava sull’immensa piazza di San Pietro, l’idea prospettica tanto voluta dal Bernini.
Piazza Augusto Imperatore
La piazza è stata creata nel 1937 nell’ambito dei lavori per la valorizzazione del Mausoleo di Augusto, il monumento funebre risalente al I secolo a. C. Il progetto era dell’architetto Vittorio Ballio Morpurgo, ma partecipò anche qui il suo collega Massimo Piacentini. Come per Via della Conciliazione, si decise di procedere con le demolizioni degli edifici circostanti per procedere poi con la ricostruzione.
Vennero edificati tre nuovi palazzi in stile razionalista, mentre sul lato della piazza in direzione del Tevere venne realizzata una struttura di vetro e cemento all’interno della quale fu collocata l’Ara Pacis Augustae, poi sostituita nel 2006 da una nuova struttura progettata dall’architetto statunitense Richard Meier, per il nuovo Museo dell’Ara Pacis.
La sistemazione dell’area adiacente il tamburo esterno, con la realizzazione dei muretti di contenimento e delle scale di raccordo tra il piano moderno e il livello archeologico è invece del 1952, anno in cui terminarono i lavori nella piazza.
Si voleva creare una zona che esaltasse e celebrasse il Mausoleo di Augusto, ma allo stesso tempo fosse uno spazio moderno e razionale.
Combinando il modernismo con il neoclassicismo semplificato e l’ispirazione alla Roma imperiale, l’architettura fascista ha lasciato un’impronta fortemente presente ancora oggi a Roma e non solo, pensiamo alle città di Latina e Sabaudia, o al Palazzo di Giustizia a Milano, solo per citare alcuni importanti esempi. I monumenti che sono sopravvissuti alla guerra e al dopoguerra fanno parte della nostra storia e, nonostante tentativi di abbatterli o riqualificarli, sono e saranno sempre traccia del patrimonio artistico italiano.
Tutte le foto presenti in questo articolo sono di Laura Spadella. Si prega di non utilizzare se non previa autorizzazione dell’autrice.
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