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Una “baita” è la casa ideale per i ghiri

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Nel paese del Piemonte dove la mia famiglia ha un quarto delle sue origini c’è “il Bosco” che mio padre acquistò quarantacinque anni fa per il puro e sanissimo piacere di possedere un terreno pieno di alberi. Un bosco, appunto. Tra le cose ereditate da mio padre per genetica, per educazione, per cultura, per successione c’è la passione per gli alberi quindi io lo ringrazio “in memoriam” per avermi reso comproprietario con mia sorella di questo “Bosco”.

Nel Bosco c’è “la Baita”: un’ex stalla a cui fu ricostruito il tetto e il piano superiore. Ci dormimmo un paio di volte con amici e sacchi a pelo quando si era giovani, mio padre ci mise un tavolo e una stufa a legna per cuocere la polenta ma non divenne mai un luogo dove abitare, tranne qualche pomeriggio estivo e quelle notti accampate essendo raggiungibile in auto solo con la Panda 4×4, senza elettricità, con l’acqua da prendere da una vasca esterna in cui sgorga una piccola sorgente.

Però divenne una dimora sontuosa per i ghiri che presero dimora nei buchi e negli anfratti delle tegole, delle pietre e dei mattoni.

Mio padre una volta decise di scacciarli, “rovinano i muri e sporcano“, cercò di affumicarli per costringerli a fuggire, quelli uscivano dai buchi dei muri tossendo, scendevano a terra, uscivano dalla porta, si arrampicavano sul vecchio melo lì vicino e dai suoi alti rami scendevano sul tetto e rientravano… Venti minuti di questo giochetto poi saggiamente mio padre si arrese.

Da allora nessuno ha mai più provato a disturbare i ghiri. Nella prima delle sere-tra-amici in cui dormimmo lì dentro uscirono a frotte a scrutarci, camminando curiosi sui muri con le loro code folte; poi verso mezzanotte rientrarono nelle loro tane e buonanotte, loro e noi.

Non so quanti siano e a che generazione siano arrivati. Quando vado a salutare il Bosco tiro sempre due colpi di ramazza dentro la Baita per pulire le piccole tracce delle loro attività. Si sono fatti un buchetto circolare in una finestra di legno, immagino per poter uscire ed entrare comodamente senza dover passare dal tetto.

Ogni tanto, quando salgo nel Bosco nelle silenziose mattine di autunno o primavera ne incontro qualcuno che gira bene aggrappato alle piccole asperità dei mattoni e del cemento dei muri interni della Baita. Una volta ho sorpreso due cucciolate, ciascuna con un adulto (le mamme, immagino) a sorvegliare: io ho guardato loro, loro hanno guardato me, ci siamo fatti due chiacchiere telepaticamente poi si sono convinti che non ero pericoloso perché i cuccioli sono tornati a rintanarsi nei buchi dei mattoni con calma, senza fretta.

Li ho salutati educatamente e sono uscito chiudendo la porta.

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Info Gianni Dall'Aglio

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Genovese, per ragioni familiari divido (anzi, raddoppio) la mia vita tra Genova e Sanremo. Dopo la laurea in Geologia ho lavorato all’Università di Genova ma da più di vent'anni collaboro con case editrici locali e nazionali come autore di libri, guide, articoli su turismo, storia, arte e scienze; sono Direttore Responsabile del Gazzettino Sampierdarenese, socio del Club per l'UNESCO di Sanremo e delegato regionale del FAI, Fondo Ambiente Italiano. La mia famiglia comprende anche cinque gatti e un numero quasi incommensurabile di alberi di bosco e piante da giardino.

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