Ostia verso età moderna
Ostia

1920/1933, Ostia verso l’età moderna

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 “Roma non deve rimanere inoperosa capitale politica ma deve diventare capace di rappresentare l’Italia anche sul mare, deve dar vita a quell’industria ed a quei commerci che sono necessari a costituire la base economica di una grande e popolosa città” cit. Paolo Orlando 

Come abbiamo visto nello scorso capitolo, a seguito delle bonifiche dell’agro romano volute dapprima da Giuseppe Garibaldi e poi successivamente realizzate sotto re Vittorio Emanuele II, fu durante i primi anni del ventennio fascista che lungo la costa fu incentivata una nuova e definitiva rinascita urbanistica di Ostia, che fu impreziosita e decorata con stile e gusto propri del razionalismo italiano dai maggiori architetti dell’epoca per diventare città balneare e di vacanza per i gerarchi e i lavoratori di Roma e della costa in funzione della propaganda politica del regime. 

Ostia risorgeva dunque ancora una volta sul mare e fu collegata alla capitale dalla ferrovia realizzata nei primi anni del ‘900 con l’utilizzo forzoso dei prigionieri della prima guerra mondiale in prevalenza provenienti dall’Austria e dall’Europa centrale. 

Un po’ come era già accaduto in passato, quando i prigionieri austroungarici delle guerre di indipendenza, segregati nelle prigioni interne al castello di papa Giulio II, erano stati utilizzati come forza lavoro per la realizzazione di lavori pubblici sulla costa romana.

Il periodo di maggior splendore si ebbe negli anni Trenta, tuttavia Ostia moderna si sviluppò dagli inizi degli anni Venti in seguito alla costruzione della stazione Centrale. 

Il re Vittorio Emanuele III partecipò alla posa della prima pietra il 10 dicembre 1920. In quegli anni, come documentato da Flavio Coppola, Giuliano Fausti e Tamara Romualdi, ne: “La città interrotta – Ostia marittima 1904-1944”, pubblicato a Roma nel 1997 da Edizioni Centro Studi Sinesi fu realizzato anche l’aeroporto per idrovolanti “Carlo Del Prete”.  

Posto sulla riva sinistra della foce del Tevere nei pressi dell’attuale Marina Porto di Roma, l’Idroscalo di Ostia è stato un impianto per l’ammaraggio e il decollo di idrovolanti e aerei anfibi realizzato su progetto dell’ingegner Raffaele Tarantini, pluridecorato eroe della Prima Guerra e successivamente insignito della Medaglia d’Oro al Valor Militare. 

Il nome fu dedicato alla memoria di Carlo Del Prete, il giovane aviatore che volò fino al Brasile con Arturo Ferrarini, deceduto in un incidente aereo nel 1928, e il comandante Francesco De Pinedo.

Dall’Idroscalo partivano le linee aeree per l’Africa Orientale italiana, la cosiddetta “Linea dell’Impero” e fu da questo sito che ebbe inizio l’impresa straordinaria di Italo Balbo e della squadra di idrovolanti che nel 1924 realizzò la prima trasvolata oceanica da Roma a Boston. 

Mentre il 12 agosto del 1933 il comandante Balbo vi fece una tappa durante il ritorno della storica crociera aerea del Decennale, nota come Crociera aerea Italia-America del Nord, Orbetello-Chicago-New York-Roma o II Crociera Atlantica. 

Fu questa la seconda e ultima crociera aerea transatlantica di massa che si svolse tra il 1° luglio e il 12 agosto 1933 in occasione del primo decennale della Regia Aeronautica organizzato in preparazione per la Century of Progress, l’esposizione universale che si tenne a Chicago per il centenario della città. 

Ma in seguito alla ritirata delle truppe tedesche, dopo essere stato minato e bombardato nel 1944 non ne rimase più traccia.

La linea ferroviaria che collegava Roma con la stazione di Ostia fu inaugurata, come documentato in “Una rotaia verso il mare”, edito da Edizioni Pubblidea 95 nel 1998 dal primo convoglio che partì da Porta San Paolo alle ore 10.00 del 10 agosto 1924.

La ferrovia è stata tra gli artefici principali della prima espansione di Ostia e del litorale romano e i suoi treni divennero immediatamente il mezzo di trasporto più utilizzato dai romani e i visitatori che si recavano al mare. 

In realtà la sua costruzione fu voluta insistentemente dal senatore del regno e ingegnere Paolo Orlando, insieme a tanti altri progetti, tra cui il porto di Roma, che dopo la guerra non furono più realizzati. 

CONTINUA 

BIBLIOGRAFIA 

– Flavio Coppola, Giuliano Fausti e Tamara Romualdi, ne: “La città interrotta – Ostia marittima 1904-1944”, pubblicato a Roma nel 1997 da Edizioni Centro Studi Sinesi;

– Stefano Lesti, Ostium e Portus dalle origini antiche all’età moderna, I.M.FO. Editore (2019) 

– Una rotaia verso il mare, Edizioni Pubblidea 95

 (1998 e successive ristampe)

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Info Stefano Lesti

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Stefano Lesti, classe 1970, vive e lavora a Roma. Scrittore, giornalista, saggista, poeta e divulgatore storico; dirige giornali e la comunicazione di importanti società sportive nazionali.

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