Meloni riferisce alla Camera sul voto europeo

Meloni riferisce alla Camera sul voto europeo

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Giorgia Meloni fa il punto in Parlamento sulla nuova assemblea che si insedierà a metà luglio a Bruxelles, in vista del Consiglio Europeo che si svolgerà domani e venerdì, riferendo che sarà «frutto delle indicazioni espresse nelle urne, che hanno rappresentato una tappa molto importante nella storia d’Europa da cui trarre importanti indicazioni». Questo riguarda «tutte le forze politiche: in questi mesi tutti hanno sostenuto la necessità di un cambiamento nelle politiche Ue, nessuno ha detto che sarebbe stato sufficiente mantenere lo status quo. Tutti hanno concordato su un punto: l’Europa deve intraprendere una direzione diversa rispetto al posizionamento preso finora», continua la presidente del Consiglio, segnalando che dalle urne «è arrivato un messaggio chiaro e non intendiamo farlo cadere nel vuoto».

L’astensionismo, sintomo di Meloni di disaffezione dei cittadini per le istituzioni europee

La scarsa partecipazione alle urne è un segnale pericoloso in tutta Europa: in tutti i Paesi membri dell’Unione, infatti, una percentuale preoccupante di elettori ha snobbato le votazioni. Soprattutto considerando che solo in Italia le elezioni europee hanno premiato le forze di governo, mentre in diverse nazioni – tra cui alcuni dei fondatori dell’UE, come Francia, Belgio e Germania – il voto ha scatenato delle importanti crisi politiche.

Ciò, secondo la presidente del Consiglio, sarebbe un segnale di profonda «disaffezione» dei cittadini verso l’Unione Europea che «non può lasciare indifferente» ma che, a suo dire, la classe dirigente che in Ue sembra «tentata dal nascondere la polvere sotto il tappeto continuando con logiche deludenti». Al tempo stesso, però, continua Meloni, questo dato rappresenta anche «una bocciatura delle politiche portate avanti dalla forze politiche al governo in molti della grandi nazioni europee, che sono anche in molti casi le forze che hanno impresso le politiche europee degli ultimi anni».

L’accordo per la nuova presidenza della Commissione europea

Sembra intanto esserci l’accordo formale per confermare il “pacchetto” composto da Ursula von der Leyen alla Commissione, António Costa al Consiglio europeo e Kaja Kallas in veste Alto rappresentante, “è stabile” e “non ci sono altri nomi” in vista dell’accordo atteso al prossimo vertice Ue di giovedì e venerdì. L’accordo è stato trovato dai negoziatori delle tre famiglie politiche europee più consistenti: Tusk e Mitsotakis per i popolari, Scholz e Sánchez per i Socialisti, Macron e Rutte per i Liberali. Meloni, che è rimasta fuori dalla cena informale dello scorso giovedì in merito, dovrebbe ricevere una telefonata da Von der Leyen in vista del meeting.

Malgrado l’esclusione, Giorgia Meloni ha le idee chiare su ciò di cui si dovrebbe occupare la prossima presidenza della Commissione europea: «dovrebbe pensare a una delega specifica alla sburocratizzazione per dare un segnale» di cambiamento. «Se c’è un dato indiscutibile che arriva dalle urne è la bocciatura delle politiche portate avanti dalla forze politiche al governo in molti della grandi nazioni europee, che sono anche in molti casi le forze che hanno impresso le politiche europee degli ultimi anni».

La leader di governo ribadisce il principio secondo cui bisogna «applicare anche in Europa il principio che applichiamo in Italia: non disturbare chi vuole fare, significa essere più attrattivi degli altri, disboscare la selva burocratica e amministrativa che finisce per essere un percorso a ostacoli che penalizza le imprese». 

La gestione dell’immigrazione dovrebbe essere una priorità dell’UE, secondo Meloni

Riferendosi ai flussi migratori sempre in crescita verso le coste europee, in particolare greche e italiane, la presidente del Consiglio ha parlato degli obiettivi di «difesa dei confini esterni» e del contrasto al «business dei trafficanti di esseri umani» che sono «schiavisti del terzo millennio. Io credo che l’UE, culla della civiltà occidentale, non possa più tollerare che un crimine come la schiavitù sia tollerato in altre forme».

Secondo Meloni è necessario replicare «memorandum con l’Egitto e la Tunisia», rimuovendo «le cause che spingono una persona» a lasciare la sua terra. Serve dunque dar corpo al «diritto a non dover migrare»

«In Italia e in UE», prosegue, «si entra solo legalmente. Degli ingressi si occupano le istituzioni e non gli scafisti. Non consentiremo alle mafie di gestire gli ingressi in Italia, come fanno da diverso tempo. Mi stupisce che nessuno prima di noi se ne sia accorto». 

Sulla gestione del dossier migranti prima si parlava solo di redistribuzione, fa notare Meloni mentre «ora il paradigma è cambiato ma è fondamentale che questo approccio sia consolidato e diventi strutturale: la stessa lettera che la presidente della Commissione von der Leyen ha ieri indirizzato ai capi di Stato e di governo va in questa direzione, stabilendo che questo approccio debba rimanere al centro anche delle priorità anche del prossimo ciclo istituzionale»

L’importanza di una difesa comune per far fronte al conflitto sul confine orientale dell’Unione Europea

Non è mancato l’approfondimento sulla guerra in Ucraina, vista la nomina di Mark Rutte a nuovo segretario della NATO e le minacce più o meno velate arrivate a stretto giro da Mosca in merito. Ma oltre all’Alleanza Atlantica serve che l’Unione assuma un ruolo forte anche nella gestione della crisi ai suoi confini. Bisogna «dotarsi di una politica europea di sicurezza e difesa», dichiara Meloni, e di una «politica industriale comune nel campo della difesa».

«Dobbiamo ricordarci che libertà e sicurezza hanno un costo», continua la premier, «dobbiamo essere capaci di esercitare la deterrenza» e «costruire un solido pilastro europeo della Nato affianco a quello statunitense. L’Italia si farà interprete» di questa visione «al vertice NATO», ricordando che è nell’interesse dell’Europa che la difesa dell’Ucraina tenga.

L’Italia è il primo produttore di armi nell’Unione Europea, con un ricavo di oltre 14 miliardi di euro annui con Leonardo e Fincantieri. Un ruolo non da tutti apprezzato, come anche la manifestazione dei portuali di ieri a Genova ha ricordato. Tuttavia «spendere in difesa», ha continuato Meloni, «significa investire in autonomia e in capacità di difendere i propri interessi nazionali. Per farlo è necessario affrontare il nodo delle risorse necessarie per fare il tanto decantato salto di qualità. Speriamo che la Bei possa aumentare i finanziamenti in tema di difesa. È necessario proporre un dibattito per aprire a obbligazioni europee per temi di questo genere». 

Ribadita anche la posizione italiana sul «processo di pace in Medio Oriente», che non può essere che basato sulla soluzione dei “due popoli e due Stati”. «L’Italia sostiene la proposta di mediazione degli USA, coadiuvata da Egitto e Qatar. Su questo versante l’Europa può e deve giocare un ruolo più attivo»

Green deal e tutele dei braccianti

Secondo Meloni, il voto delle elezioni europee e la scarsa affluenza indica anche una necessità di «rimettere mano alle norme più ideologiche del green deal e assicurando neutralità tecnologica: vogliamo difendere la natura con l’uomo dentro, spesso in questi anni si è fatto il contrario, sfruttando tutte le tecnologie disponibili». Meloni nelle comunicazioni in vista del Consiglio europeo sottolinea che è intenzione del governo puntare a rimettere mano anche alla «direttiva sulle case green», che in Italia comporterebbe investimenti importanti per i proprietari di case, come Confedilizia ha sostenuto negli ultimi mesi.

Contro lo sfruttamento del lavoro agricolo dei braccianti invece il governo ha promesso di mettere in campo «pene più severe e controlli molto più stringenti» e «ne approfitto per annunciare che intendiamo anticipare le assunzioni INPS e INAIL per l’azione ispettiva» oltre a «mettere in relazione le banche dati» per i controlli. 

Meloni ha infatti ricordato la morte di Satnam Singh, momento durante il quale tutti i deputati presenti in aula si sono alzati in piedi applaudendo. La premier ha parlato di una «morte orribile e disumana» con un «atteggiamento schifoso del suo datore di lavoro. Questa è l’Italia peggiore che lucra sulla disperazione». Preoccupa anche che il titolare dell’azienda fosse ancora operativo e libero di sfruttare persone fragili come Singh, sebbene fosse sotto indagine per caporalato da cinque anni. Oltre ai controlli forse potrebbero essere quindi necessarie anche misure come quelle adottate in caso di mafia, come il commissariamento delle aziende agricole sotto indagine.

Voto europeo, Meloni parla di tutela della democrazia

«Non mi stupisce» ha detto ancora del Consiglio «che sia emerso prima durante e dopo la campagna elettorale» un certo approccio a fare strategie per i ruoli di vertice dell’Unione Europea, tuttavia «nessun autentico democratico che creda nella sovranità popolare può in cuor suo ritener ciò accettabile ancora prima che si andasse alle urne».

«Alcuni hanno sostenuto che non si debba parlare con alcune forze politiche. Le istituzioni Ue sono state pensate in una logica neutrale. Gli incarichi apicali sono stati affidati tenendo in considerazione i gruppi maggiori, indipendentemente da logiche di maggioranza e opposizione. Oggi si scegli di aprire uno scenario nuovo e la logica del consenso viene scavalcata da quella dei caminetti, dove una parte decide per tutti. Una ‘conventio ad excludendum’ che a nome del governo italiano ho contestato e non intento condividere. L’errore che si sta per compiere con l’imposizione di questa logica e di una maggioranza fragile e destinata probabilmente ad avere difficoltà nel corso della legislatura è un errore importante non per la sottoscritta per il centrodestra o per l’Italia ma per un’Europa che non sembra comprendere la sfida che ha di fronte o la comprende ma preferisce in ogni caso dare priorità ad altre cose».

«Se vogliamo rendere un buon servizio all’Europa e alla sua credibilità dobbiamo mostrare di avere compreso gli errori del passato e avere massima considerazione delle indicazioni dei cittadini», ha concluso Meloni, impegnandosi a rispondere alla richiesta degli italiani e degli europei per «un’Europa più concreta e meno ideologica».

Poca presenza alla Camera durante il discordo della presidente del Consiglio: si sono visti molti banchi vuoti non solo alle opposizioni ma anche nella parte di emiciclo riservato a Fi e Lega. A stemperare però eventuali dubbi su tensioni nella maggioranza la presenza dei due vicepremier, Tajani e Salvini, a fianco di Giorgia Meloni, così come il resto dell’esecutivo al completo. Presente anche la segretaria del PD, Elly Schlein, il leader di M5s Giuseppe Conte non ha partecipato alla seduta.

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Info Laura Casale

Laureata in Comunicazione professionale e multimediale all'Università di Pavia, Laura Casale (34 anni) scrive su giornali locali genovesi dal 2018. Lettrice accanita e appassionata di sport, ama scrivere del contesto ligure e genovese tenendo d'occhio lo scenario europeo e internazionale.

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