Le Corsie Sistine: il più grande e antico ospedale d’Europa

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Corsie Sistine – foto Laura Spadella

Dopo anni di lavori di restauro sono state riaperte al pubblico le Corsie Sistine, le storiche corsie del più grande e antico ospedale d’Europa, quello di Santo Spirito in Saxia.

Portale laterale
Portale laterale

Il progetto, avviato nel 2008, è iniziato solo nel 2017 sotto la guida della Soprintendenza speciale archeologica belle arti e paesaggio di Roma e la ASL Roma 1, proprietaria del complesso, grazie ai finanziamenti della Regione Lazio. Oggi è possibile ammirare nuovamente questo enorme complesso architettonico che è tornato allo splendore di un tempo.

 L’ospedale

L’ospedale di Santo Spirito in Saxia (o Sassia) sorge dove un tempo si trovavano gli Horti Agrippinae, i giardini della villa di Agrippina Maior, vissuta tra il 14 a.C. ed il 33 d.C. Gli enormi giardini si estendevano dal Gianicolo alla riva destra del Tevere.

Il nome deriva dalla Schola Saxonum, istituita nel 727 d.C. dal re dei Sassoni Ina, per ospitare i propri sudditi che giungevano a Roma per pregare sulla tomba dell’apostolo Pietro. Le scholae si erano sviluppate nella zona del Vaticano nel IX secolo ed erano delle strutture per accogliere pellegrini e fedeli, ed ognuna di esse era organizzata come luogo di riposo, di cura, di preghiera. Quella dei Sassoni fu la prima ad essere istituita, poi seguirono quella dei Longobardi, dei Frisoni e molte altre.

Nel 1198 al termine della Guerra Santa, Papa Innocenzo III (1161-1216), commissionò all’architetto Marchionne D’Arezzo la progettazione del complesso e ne affidò la gestione al cavaliere templare Guy deMontpellier, fondatore dell’Ordine Ospitaliero del Santo Spirito.

Il complesso è stato costruito intorno ad un chiostro quadrangolare, abbellito da una fontana e da un orologio a sei ore voluto dal commendatore Ludovico Gazzoli. Comprende l’antica Spezieria, dove si svolgevano le ricerche e le preparazioni farmaceutiche, e il Salone del Commendatore, riccamente affrescato con le storie dell’Ospedale. Con Alessandro VII (1655-1667) poi, venne aggiunta la Sala ospedaliera Alessandrina, oggi sede del Museo di Storia dell’Arte Sanitaria.

Le Corsie Sistine

Sala Lancisi – foto Laura Spadella

Nel 1473 Sisto IV (1414-1484), ordinò i lavori di ristrutturazione dell’Ospedale, che negli anni precedenti aveva subito vari furti e saccheggi, ed era stato danneggiato da un grave incendio nel 1471.

Affidò la progettazione all’architetto Baccio Pontelli, e furono previsti due edifici intorno ad un chiostro, per i frati e le suore al servizio dell’Istituto, ed un campanile.

Le Corsie, che dal papa prendono il nome, un tempo venivano chiamate Grande Casa di Santo Spirito. Sono formate da due imponenti gallerie simmetriche, e sono lunghe, insieme, 126 metri di lunghezza, 12 di larghezza e 16 di altezza.

Le due enormi sale fino agli anni ’80 del secolo scorso venivano ancora utilizzate come ospedale, e nella seconda metà del ‘900 vennero intitolate ai medici Giovanni Maria Lancisi e Giorgio Baglivi,  Sala Lancisi e Sala Baglivi.

Al centro si trova un tiburio ottagonale caratterizzato da quattro archi a tutto sesto e diviso da un doppio ordine di pilastri e cornici. Nel primo sono collocate le statue degli apostoli, nel secondo sono raffigurati i profeti.

Tiburio

Sotto di esso si trova un elegante ciborio a forma di tempietto, opera di Andrea Palladio, probabilmente l’unica sua opera rimasta a Roma, e che è stato posto successivamente a completare l’altare dedicato a San Giobbe.

Dettaglio altare

 Gli affreschi

Affreschi

Lo stesso Papa Sisto IV aveva previsto che le enormi sale fossero abbellite con un ciclo di affreschi della scuola umbro-laziale del XV secolo, lungo tutte le pareti, per una superficie totale di 1.200 metri quadri.

Le raffigurazioni celebrano i momenti più importanti della storia dell’Ospedale: la fondazione, i bambini uccisi e gettati nel Tevere, il sogno di Innocenzo III in cui un angelo lo esorta a costruire un ricovero per i più deboli, la creazione dell’Ordine al servizio dei bisognosi, l’elezione al soglio pontificio e molte altre. Le scene proseguono poi con le opere di Sisto IV: l’attività politica, l’edilizia a Roma, il restauro della Biblioteca Vaticana e naturalmente la ricostruzione dell’Ospedale.

Le corsie sono considerate il primo esempio di architettura civile rinascimentale a Roma.

Il portale del Paradiso

L’antico ingresso alle Corsie, chiamato il Portale del Paradiso, risale al XV secolo ed è stato realizzato in marmo dallo scultore Andrea Bregno. È imponente, alto circa 10 metri e largo cinque, è caratterizzato al centro da una conchiglia bianca e due putti che sostengono lo stemma della famiglia Della Rovere (Sisto IV). È arricchito con delfini, conchiglie, grifoni, anfore e frutti.

La Biblioteca Lancisiana

Del restauro ha fatto parte anche la Biblioteca Lancisiana, che prende il nome dal suo fondatore, Giovanni Maria Lancisi (1654-1720), archiatra pontificio di Innocenzo XI e Clemente XI. La Biblioteca vanta una collezione di circa 20.000 preziosi volumi e tra le scaffalature c’è uno sportello nascosto da cui si accede ad una finestra segreta aperta sulle Corsie Sistine.

La Ruota degli Esposti

Lo scopo dell’ospedale non era solo quello della cura dei malati, ma anche dell’assistenza ai poveri e ai bambini abbandonati. Innocenzo III, dopo il ritrovamento di tre piccolini affogati nel Tevere, decise di porre rimedio agli infanticidi, offrendo la possibilità di lasciarli in maniera del tutto anonima all’ingresso dell’Ospedale.

Ruota degli Esposti – foto Laura Spadella

Appena fuori dell’edificio infatti, protetta da una grata di ferro battuto, si può ancora vedere la Ruota degli Esposti.

È un contenitore di legno a forma di botte, dove venivano posti i bambini abbandonati, che poteva essere girato, permettendo di accogliere i neonati all’interno. Le madri che non potevano o non volevano tenere i figli, li affidavano alle cure dell’Ospedale deponendoli nella ruota, e suonando un campanello, avvertivano le suore della presenza del bambino. Le religiose giravano la ruota ed accoglievano il piccolo all’interno.

Cassetta per le offerte

Si può ancora vedere anche la cassetta per le offerte per i piccoli orfanelli “Elemosine per li poveri proietti nell’hospidale”.

Curiosità

Il termine “proietti” in romanesco prese il significato di “trovatello”, “bambino abbandonato” e spesso è rimasto come cognome ai bambini accolti nell’Ospedale, così come il nome “Esposito” deriva proprio dalla Ruota degli Esposti.

Ma c’è un’altra espressione romanesca, piuttosto colorita, che deriva dall’iscrizione dei neonati nei registri. I bambini venivano inseriti come “filius m. ignotae”, cioè “figlio di madre ignota”, m. era l’abbreviazione di mater, ma i romani, si sa, sono sbrigativi e contraggono le parole, da qui filius mignotae!

La Ruota salvò tantissimi bambini da un triste destino, e fu utilizzata fino al 1923, anno della sua abolizione, ma è stato un grande esempio e continua ad esserlo per tanti ospedali moderni in tutto il mondo.

Photo credit: Laura Spadella

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Info Laura Spadella

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Sono nata e vivo a Roma, dove mi sono laureata in Scienze Politiche. Scrivo e organizzo corsi di formazione manageriale e di orientamento scolastico e professionale. Mi piace esplorare e raccontare la mia città, con le sue meraviglie ed i suoi difetti, girare senza meta tra vicoli e stradine, per scoprire ogni volta qualche angolo nascosto e condividerlo con gli altri.

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