Effetto Elezioni in Europa, terremoto nei Paesi fondatori dell'Unione

Effetto Elezioni in Europa, terremoto nei Paesi fondatori dell’Unione

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Se i risultati delle elezioni europee, nel loro complesso, non lasciano presagire particolari scossoni per quanto accadrà nei prossimi cinque anni all’Europarlamento, il voto di questo finesettimana ha creato diversi scossoni nella politica interna di alcuni tra i Paesi fondatori dell’Unione Europea, in particolare in Francia, Belgio e Germania.

Il presidente transalpino Emmanuel Macron, ha sciolto l’Assemblea nazionale (il Parlamento francese e indetto nuove elezioni alla luce della netta sconfitta elettorale del suo partito – addirittura doppiato dal Rassemblement national di Marine Le Pen (15,2% dei consensi per il partito centrista di Macron, 31,5% per il fronte della Le Pen). Dopo lo spoglio dei voti per le elezioni europee, infatti, Macron ha dichiarato in un discorso diffuso sui propri canali social che «dopo aver effettuato le consultazioni previste dall’articolo 12 della nostra Costituzione», ha deciso restituire ai francesi «la scelta del nostro futuro parlamentare attraverso il voto», prima di sciogliere la legislatura.

Elezioni politiche a stretto giro dunque in Francia: il primo turno si terrà già questo 30 giugno, mentre il secondo avverrà il 7 luglio. La mossa di Macron per alcuni analisti rappresenta la prova più plastica di una sconfitta cocente, mentre per altri è un gioco di forza per chiamare al voto gli elettori che si sono astenuti a questa tornata elettorale chiedendo al popolo francese se davvero vuole essere governato dall’estrema destra anche in materia di politica interna. Macron resterà in carica fino al 2027, salvo dimissioni anticipate, ed è probabile che voglia tentare di rafforzare la maggioranza in Parlamento con queste nuove elezioni – che hanno regole ben diverse rispetto alle europee e non si prospettano altrettanto semplici per Marine Le Pen.

Dal Belgio le dimissioni del primo ministro De Croo

Il capo del governo belga Alexander De Croo ha invece ufficializzato le proprie dimissioni dopo il risultato delle elezioni europee. Il suo partito è crollato al 5,9%, mentre di contro il Vlaam Belang, il partito nazionalista fiammingo guidato da Tom van Grieken, ha registrato una crescita importante raggiungendo il 21% dei consensi, senza riuscire però a battere i conservatori di New Flemish Alliance (25%) come i sondaggi pre-elettorali avevano per mesi ventilato.

«Per noi è una sera particolarmente difficile, abbiamo perso», ha dichiarato senza riuscire a trattenere le lacrime De Croo, che ha ammesso la sonora sconfitta e ha porto i suoi complimenti alle forze della destra fiamminga. «Mi assumo le mie responsabilità, da domani sarò un primo ministro dimissionario e mi concentrerò sulla gestione degli affari correnti».

Germania, Scholz rischia la sfiducia

Anche in Germania il partito del cancelliere in carica, il socialista Olaf Scholz, delude con appena il 14% dei voti, ossia il peggior risultato mai ottenuto in un’elezione dell’Europarlmento. E come per Macron e De Croo, le preferenze esigue sono meno della metà dei consensi raccolti dalla CDU/CSU (30% dei voti, il partito più votato) e inferiori perfino della destra estremista. L’AfD infatti è il secondo partito in Germania con il 16,2% delle preferenze.

Non è un problema solo del partito socialista, perché tutte le forze nella coalizione guidata da Scholz hanno fatto male: rispettono al 2019 perdono quasi 9 punti percentuali i Verdi (da 20,5% a 11,9%), mentre il partner di coalizione Fdp ha preso il 5,2% (un risultato che, alle elezioni federali, non gli permetterebbe di superare lo sbarramento in ingresso al Parlamento).

In questo caso i cittadini tedeschi hanno bocciato il loro cancelliere, che ha voluto trasformare queste elezioni europee in un referendum ad personam sul suo operato. Ora tutto è aperto in Germania: i vertici dell’Union hanno già espressamente chiesto a Scholtz di presentarsi al Bundestag per «chiedere il voto di fiducia». Dal canto suo, il cancelliere ha ammesso che le elezioni sono andate male, ma il suo portavoce ha chiarito ieri che «in nessun momento, neanche per un secondo» a Scholtz è balenata l’idea di fare un passo indietro.  Bisognerà però vedere se la maggioranza terrà o se i malumori nella Spd porteranno a nuove elezioni anticipate.

L’esito delle elezioni negli altri Paesi dell’Unione Europea

Tra gli altri Paesi dell’Unione si fa notare il risultato del partito del primo ministro slovacco, Robert Fico – reduce da un attentato a colpi di arma da fuoco avvenuto poche settimane fa – che perde il primato. A vincere le elezioni europee è il partito di opposizione Slovacchia Progressista con il 27,81% dei voti, mentre lo Smer-Sd del premier si è fermato al 24,76%.

Anche in Ungheria il presidente in carica registra una frenata, malgrado Fidesz abbia ampiamente primeggiato con il 44% dei consensi. Questo risultato è il più basso ottenuto dal partito di Orban nell’arco delle cinque elezioni per il Parlamento europeo che si sono tenute nel Paese e la seconda tornata consecutiva con un calo di preferenze. Infatti, nel 2004 Fidesz ottenne il 47,4%, nel 2009 il 56,4%, nel 2014 il 57,1% e nel 2019 il 52,6%.

Tuttavia, non in tutti i Paesi europei le forze di maggioranza escono indebolite dalle urne

È il caso del partito di Giorgia Meloni, che riesce ad aumentare perfino il dato delle scorse elezioni politiche e raccogliendo circa 2 milioni e mezzo di preferenze nominali.

Nei Paesi iberici i partiti al governo non sono le prime forze elette alle europee, tuttavia si fermano a pochi voti dagli avversari: in Spagna vince con il 34,2% dei voti il Partito Popolare di Alberto Nunez Feijoo, che non è però riuscito a staccare di molti punti percentuali i socialisti del premier Pedro Sanchez, che si attestano come secondo partito prendendo il 30,1%. La terza forza è Vox, che sfiora il 10% dei voti. Una buona performance, tuttavia più contenuta rispetto ad altri partiti di estrema destra in Europa.

Situazione simile in Portogallo, dove l’Alleanza democratica di centrodestra, al governo del Paese, ottiene il 30,6% e viene superata di pochi decimi dai socialisti, che si accaparrano il 31,4% dei consensi. Qui il partito locale di estrema destra – Chega di Andrè Ventura – ottiene circa il 9,2%, collocandosi in quarta posizione.

Rimane da capire come gli scossoni in tre Paesi tanto importanti negli equilibri dell’Unione europee – e le eventuali elezioni anticipate – influiranno sulle rispettive politiche. Si aggiungono così nuove tornate elettorali a un anno in cui moltissimi stati votano, in un modo o nell’altro, mentre si accendono i fari sul rinnovo del parlamento e del governo britannico e, a novembre, sulle presidenziali americane.

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Info Laura Casale

Laureata in Comunicazione professionale e multimediale all'Università di Pavia, Laura Casale (34 anni) scrive su giornali locali genovesi dal 2018. Lettrice accanita e appassionata di sport, ama scrivere del contesto ligure e genovese tenendo d'occhio lo scenario europeo e internazionale.

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