Scarcerato Michele Misseri, implicato nella morte di Sarah Scazzi

Scarcerato Michele Misseri, implicato nella morte di Sarah Scazzi

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Ha lasciato il carcere di Lecce dopo aver scontato una condanna per soppressione di cadavere, Michele Misseri, zio di Sarah Scazzi, la quindicenne brutalmente assassinata e gettata in un pozzo ad Avetrana (Taranto).

Una vicenda che ha fatto parlare molto e che è stata una tra le più seguite negli ultimi tre lustri da programmi di cronaca nera. Misseri, 69 anni, era in carcere dal 2017 con una condanna a 8 anni di reclusione, ha potuto beneficiare di uno sconto di pena per buona condotta e della norma svuotacarceri. Rimangono invece in carcere la moglie e la figlia, Cosima Serrano e Sabrina Misseri, che stanno scontando per concorso in omicidio volontario di Sarah aggravato dalla premeditazione.

Misseri: «Sono colpevole della morte di Sarah Scazzi, non dovevano scarcerarmi»

«Io non volevo uscire perché non è giusto, sono io il colpevole. Questa colpa mi fa stare male», è la prima dichiarazione rilasciata da Michele Misseri in un’intervista a La Stampa. «Penso continuamente a cosa ho fatto a quell’angelo biondo. Ma anche a mia moglie e mia figlia che non hanno fatto nulla a Sarah, le volevano bene. Sono io il colpevole, se non fossi stato io Sarah sarebbe ancora viva, sorridente tra noi».

Misseri si è sempre autoaccusato dell’omicidio in seguito, a suo dire, a un tentativo di stupro della nipote andato male. Nel 2010, a 40 giorni dalla scomparsa di Sarah, era stato lui a portare le forze dell’ordine al pozzo dove aveva nascosto il cadavere della ragazza. Negli anni poi si sono susseguite dichiarazioni e ritrattazioni discordanti, in cui emerge la volontà di proteggere moglie e figlia dalle conseguenze penali più gravi. Un tentativo di depistaggio poco credibile, secondo i giudici, che hanno riconosciuto nelle due donne le responsabili dell’omicidio.

«Mi hanno portato a dire cose che non volevo perché sono ignorante e mi hanno fatto passare da innocente ma non sono fesso e continuerò questa battaglia fino a che avrò vita», si impegna Misseri. «Spero ancora che qualcuno invece mi creda, che ci sia qualcuno che abbia almeno un dubbio su come siano andate veramente le cose. Sono io il colpevole e devo stare in carcere».

L’uomo dopo la scarcerazione si è recato nella sua casa in via Deledda ad Avetrana, la stessa dove fu strangolata Sarah.

Qui potrebbe essere raggiunto da un avviso orale, emesso dal questore di Taranto, come monito a mantenere una condotta conforme alla legge.

Il Comune di Avetrana, temendo il ritorno del “circo mediatico”, ha disposto da ieri il divieto di sosta e di transito veicolare in via Deledda e nelle vie limitrofe, al fine «di scongiurare ingorghi» dovuti, stando a quanto riporta l’ordinanza, «ai presumibili inusitati incrementi di flussi veicolari conseguenti alla ripercussione mediatica degli ultimi giorni».

La madre di Sarah Scazzi, da sempre molto riservata, si è chiusa nel silenzio scegliendo di non commentare la scarcerazione del cognato. A farsi portavoce per la famiglia ancora una volta è il fratello di Sarah, Claudio, che qualche settimana fa aveva parlato ai microfoni del Corriere della Sera.

Claudio Scazzi è convinto che le proclamazioni quale unico colpevole del delitto da parte di Michele Misseri siano semplicemente una strategia per comunicare alla moglie e alla figlia quanto tenga a loro. Tuttavia le sentenze lo smentiscono, ha ricordato il fratello della vittima, così come le sue stesse parole quando gli è stato chiesto di ricostruire i dettagli dell’omicidio. Claudio Scazzi afferma di non provare rancore, ma non poter neanche perdonare, visto che Misseri avrebbe potuto impedire la morte di Sarah o almeno salvarla e non l’ha fatto.

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Info Laura Casale

Laureata in Comunicazione professionale e multimediale all'Università di Pavia, Laura Casale (34 anni) scrive su giornali locali genovesi dal 2018. Lettrice accanita e appassionata di sport, ama scrivere del contesto ligure e genovese tenendo d'occhio lo scenario europeo e internazionale.

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