abbandoni estivi canile Monte Contessa
Fonte: Regione Liguria

Il canile di Monte Contessa in difficoltà, gli abbandoni estivi aumentano

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Con la presenza di 154 cani e 57 gatti, il canile municipale di Monte Contessa affronta una situazione di abbandoni estivi che non si vedeva dal 2017. Non ci sono più box liberi e la situazione, secondo la presidente dell’associazione Una, Uomo Natura Animali, che gestisce la struttura, Gilda Guardascione, sta peggiorando nel corso dell’estate.

La stagione estiva purtroppo ogni anno si rivela un momento di maggiore impegno per i volontari e gli operatori

Sono molte le famiglie che ogni anno al momento delle ferie abbandonano i propri animali domestici, ma quest’anno altri fattori incidono pesantemente sui numeri del canile.

Secondo Guardascione, si avvertono gli effetti della crisi economica, per la quale molti percepiscono di non poter più tenere gli animali per problemi a quadrare il bilancio domestico. Aumentano gli abbandoni anche di animali con disabilità o con problematiche sanitarie che richiedono cure o veri e propri interventi chirurgici, costi imprevisti di cui spesso le famiglie non vogliono farsi carico. Molti animali sono abbandonati direttamente presso gli studi veterinari al momento della diagnosi, che poi si mettono in contatto con il canile.

Ma soprattutto, secondo la responsabile del canile Monte Contessa, gli abbandoni – estivi e non – sono aumentati a causa delle adozioni “facili” che avvengono via web

Il problema riguarda principalmente associazioni del meridione, ma non solo, che non rispettano gli standard delle ispezioni e degli avvicinamenti conoscitivi tra potenziale famiglia e animale. Se le associazioni virtuose verificano gli spazi e l’idoneità della casa dove andrà l’animale adottato, in molte avviano le pratiche di adozione senza fare controlli o senza nemmeno richiedere che sia la famiglia ad andare a prendere il cane o il gatto, facendo prima dei controlli sulla compatibilità caratteriale. Capitano così casi assurdi come pastori maremmani affidati a famiglie con appartamenti minuscoli, che a pochi giorni dall’adozione finiscono in canile perché, come sarebbe stato facile da prevedere con una semplice verifica.

Gli animali al momento allocati al canile Monte Contessa costituiscono solo una parte del problema, perché i volontari (una cinquantina, al lavoro con i nove operatori dell’associazione) ricevono anche chiamate dirette per la ricerca di famiglie per cani o gatti che i proprietari non possono o non vogliono più tenere. Questi animali però non rientrano nei conteggi ufficiali.

«Facciamo un appello alle persone», ha dichiarato Guardascione, «online si può scegliere un maglione, un paio di scarpe che, se non ci piacciono o non vanno bene, possono essere restituiti. Un cane e un gatto no, non si possono prendere sfogliando un catalogo. Serve un percorso conoscitivo. E l’afflusso in ingresso di così tanti cani arrivati da altre regioni, che ci sta portando al collasso, ci dà ragione».

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Le rinunce sono aumentate del 30% rispetto al passato

La situazione al sud e la quantità di cani randagi fanno spesso intervenire associazioni poco qualificate o persone di buona volontà che però spesso rapidamente si trovano sommerse dagli animali e avviano adozioni in modo troppo superficiale.

Secondo LAV, il problema del randagismo è legato anche alle poche sterilizzazioni. Chiara Calasanzio, che gestisce l’associazione Ohana a Santa Margherita di Belice (Agrigento), è d’accordo. In un’intervista rilasciata a Dire ha dichiarato: «I randagi non sono cani nati in strada ma sono nati in casa e abbandonati in strada. Questo accade perché le persone non vogliono sterilizzare e dopo il parto non vogliono spendere, dunque, per ignoranza, abbandonano i cuccioli». 

Il rapporto sul randagismo di LAV conferma che nel 2022 in diverse regioni con alto tasso di randagismo le sterilizzazioni sono diminuite, come in Campania (-26%), Abruzzo (-19%) e Puglia (-11%). Sempre secondo Calasanzio, spesso si fa fatica a trovare l’appoggio delle istituzioni per avviare programmi per la sterilizzazione gratuita o per altre iniziative che possano facilitare le adozioni in loco, anziché avviare questi trasferimenti a lunga distanza che spesso, finiscono con l’abbandono ai canili del territorio di arrivo.

Eppure, ci sono esempi virtuosi che dimostrano come si possa cambiare la tendenza. Il Comune di Vieste, in Puglia, ha avviato il “Progetto zero cani in canile”. Francesca Toto, responsabile del progetto, fa un distinguo tra cani randagi e vaganti, ossia tra cani che sono nati in strada e quelli che hanno un passato domestico. Per questi ultimi, si ricerca il proprietario e si riportano, con sanzioni per l’umano e la regolarizzazione dell’animale. Grazie all’aiuto della guardia di finanza, si tengono sotto controllo le cucciolate. Una vola identificati, gli animali devono ricevere il microchip e questo già fa calare gli abbandoni.

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Anche secondo il canile di Monte Contessa è fondamentale spingere per il chip per contrastare gli abbandoni estivi

Cani e gatti vengono abbandonati sulle strade o nei boschi, ma anche in pieno centro cittadino, legati ai pali della luce. La mancanza di microchip rende tutto più complicato, perché risalire ai responsabili dell’abbandono è praticamente impossibile.

Non a caso anche la campagna estiva di Regione Liguria “e saremmo noi, le bestie?” ha dato molta enfasi all’importanza di registrare i pelosetti domestici nell’anagrafe nazionale degli animali d’affezione.

Si possono registrare gatti e furetti, mentre per i cani l’iscrizione è obbligatoria come previsto dalla legge 281/1991. È possibile anche richiedere il pet-passport, il documento necessario per spostarsi con i propri amici a quattro zampe all’interno dei Paesi UE. Dal 2022, la delibera regionale ha autorizzato i veterinari liberi professionisti accreditati a rilasciare il passaporto, semplificando la procedura che prima richiedeva di rivolgersi ai servizi veterinari della propria Asl di riferimento.

Cosa fare se si nota un animale vagante

Se ci si imbatte in un animale abbandonato, si può chiamare il 112, numero unico di emergenza sanitaria. Il servizio di recupero degli animali vaganti e di pronto soccorso degli animali da affezione rinvenuti sul territorio regionale, malati o feriti è attivo 24 ore su 24.

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