tratta e sfruttamento sessuale Genova
Fermiamo la tratta e lo sfruttamento sessuale delle donne

Tratta e sfruttamento sessuale a Genova. Intervenire si può.

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Il medesimo quartiere, lo stesso condominio o strada, sono abitati e attraversati da persone che si sfiorano appena ma non si conoscono tra loro. Andiamo a fare la spesa in Via della Maddalena dalla rosticceria Vitale e passiamo tutti i giorni davanti a Mary, prosperosa dominicana sulla soglia di un basso di Vico Boccanegra, ma cosa sappiamo della sua storia, dei suoi sogni e bisogni?

Affermeremo di sapere tutto di Via Sampierdarena, che attraversiamo per andare agli eventi del centro civico o del Municipio. Ma sappiamo che la stessa strada poche ore dopo, quando cala il sole e si accendono i lampioni, è il territorio di Luana, rumena di 20 anni, e di Erika, la trans più bella di Genova? In che misura si sentono parte della città? E come la descriverebbero?

Il week end andiamo a comprare i mobili a Maison Du Monde ma ignoriamo il fatto che le sere d’inverno gli imballaggi abbandonati dei magazzini sono utilizzati per accendere fuochi attorno a cui si scaldano ragazzine nigeriane in mutande e reggiseno, che vendono il loro corpo in media per 10 euro.

Dal 2017 lavoro per la Comunità San Benedetto al Porto come operatrice dell’unità di strada nel progetto ligure HTH contro la tratta e lo sfruttamento sessuale e ho la fortuna di entrare in relazione con centinaia di donne che si prostituiscono a Genova.

Tutte le settimane offriamo preservativi, thè caldo, il numero verde antitratta – 800 290 290 – accompagnamenti ginecologici, sanitari e legali.

Ma, soprattutto, ci mettiamo in ascolto di voci e necessità mai prese in considerazione nel dibattito pubblico e nelle politiche. Condizioni di deprivazione e povertà, si intersecano con l’essere donne ed essere migranti, in una spirale di ricattabilità, violenze e privazione di diritti fondamentali.

L’invisibilità di queste persone si è resa lampante nel corso della pandemia.

Nessuna di loro ha potuto accedere ad alcuna forma di sostegno sociale e sanitario. E, nonostante siano la categoria più esposta al contatto, non hanno potuto fino ad oggi vaccinarsi, poiché nella maggioranza dei casi senza documenti o residenza a Genova.

In questa miopia e cattiveria istituzionale, chi rischia la vita sono prima di tutto loro, e a seguire le decine di migliaia di clienti italianissimi e le loro famiglie.

Ciò vale anche per le malattie sessualmente trasmissibili, considerato che la maggioranza dei clienti chiede prestazioni non protette e che si stima che l’80% di loro abbia una partner stabile.

In questi anni ho avuto modo di cogliere aspetti brutali di sfruttamento – al cui vertice ci sono sempre uomini – e le condizioni di estrema vulnerabilità.

Ho tuttavia colto le incredibili risorse di queste donne, che sono il perno di intere economie familiari e mantengono con sacrifici enormi figli, mariti e genitori nel loro paese.

Se da una parte è fondamentale potenziare i progetti di protezione delle vittime di tratta e grave sfruttamento sessuale, occorre anche costruire progetti basati sul potenziamento dell’autostima, delle risorse e della valorizzazione di molte donne che incontriamo.

Donne che sono bilingue, con spiccate capacità relazionali e di lettura e comprensione dei contesti allenati in anni di lavoro in strada. Purtroppo, non hanno titoli di studio o formazioni professionali spendibili e la condizione di instabilità dovuta alla condizione migratoria, soprattutto da un punto di vista del mantenimento dei permessi di soggiorno, le rende costantemente ricattabili da una rete di criminalità offerta da connazionali e da quelle organizzate locali.

Eppure, dopo ogni uscita, mi porto a casa il loro coraggio, la loro forza e intelligenza necessaria per affrontare a testa alta condizioni difficilissime, e la convinzione che se questa città mettesse a loro disposizione reali percorsi di emancipazione e inclusione sociale, ne usciremmo arricchiti profondamente come comunità.

Marianna Pederzolli, operatrice sociale unità di strada Genova, Comunità San Benedetto

articolo scritto dalla redazione de La voce del Circolo Pertini 

Immagine di Copertina: Police & Crime Commissioner Hampshire and Isle of Wight

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