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Futuro energetico: una battaglia anche in Liguria

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Da qui al 2030 è prevista l’installazione, ogni anno, di impianti eolici e fotovoltaici pari a quattro volte la potenza installata nel 2020. Nessuna nuova miniera di carbone o pozzo da cui estrarre petrolio o gas naturale. “Non ce n’è più bisogno”, ha dichiarato FatihBirol, Direttore dell’Agenzia internazionale per l’energia (Iae), che ha pubblicato un rapporto shock che indica ai governi come abbandonare le fonti fossili per l’energia per centrare l’obiettivo delle emissioni zero entro il 2050.

Il governo italiano ha invece elaborato un Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza) che prevede sia nuove estrazioni di petrolio e gas, sia nuove centrali a gas.

Il Ministro Roberto Cingolani ha mostrato a John Kerry, inviato speciale di Joe Biden per il clima, una mappa dei gasdotti previsti, ma è stato pubblicamente redarguito sul fatto che il gas non è una scelta sostenibile.

Cingolani ha dichiarato al “Corriere della sera” che “non si può chiedere alle persone di perdere il lavoro perché tutto deve essere verde”. Gli ha risposto indirettamente proprio Birol: “Ci sarà un crollo nella domanda di petrolio e di gas. Ma prevediamo che gli investimenti nelle rinnovabili produrranno trenta milioni di nuovi posti di lavoro, soprattutto nei settori del fotovoltaico, dell’efficienza energetica, delle nuove reti intelligenti di distribuzione. A fronte dei 5 milioni di posti di lavoro persi nell’industria dei combustibili fossili. La vera scommessa dei governi è gestire con saggezza questa trasformazione”.

Cingolani non ha capito che il lavoro non è inconciliabile con il verde, e che possono esistere nuove attività lavorative utili alla riconversione ecologica degli apparati produttivi.

Stretto tra i nuovi orientamenti dei vertici internazionali e le spinte dei giovani di Friday for future, il nostro governo appare timido e vecchio, privo di una visione e di una prospettiva strategica chiare e forti.

Un solo esempio: l’Italia dovrebbe incrementare di 6 gigawatt all’anno la potenza rinnovabile, ma nel Pnrr si prevedono risorse per 4,2 gigawatt complessivi per i cinque anni del piano. “Con queste premesse -spiega Matteo Leonardi del think tank Ecco- difficilmente riusciremo a stare al passo con la strategia di lungo termine europea”.

Futuro energetico in Liguria: la nostra classe dirigente politica è ancora più timida e vecchia di Cingolani.

Toti e Burlando (quest’ultimo in veste “green” in un’intervista a “Venerdì” di “Repubblica”) tifano, infatti, per le due nuove centrali a gas previste nella nostra regione.

Per fortuna a Savona Tirreno Power ha rinunciato al suo progetto, forse per aver capito dove va il vento (anche dal punto di vista dell’interesse imprenditoriale). A La Spezia, invece, Enel resiste ancora. È difficile, per una dirigenza cresciuta nella cultura del fossile, guidare una nuova fase.

Ed è difficile, per politici da sempre subalterni verso Enel ed Eni e quindi abituati a proteggere i loro ritardi ed errori, diventare capaci di imporre, e non di subire, la road map per il futuro energetico dell’Italia e della Liguria. Speriamo che la singolare coalizione che si sta creando tra giovani battaglieri e istituzioni internazionali lungimiranti, benedetta dalle scelte straordinariamente chiare di papa Francesco, possa sconfiggere una tecnocrazia grigia e una politica debole e senz’anima.

GP

articolo scritto dalla redazione de La voce del Circolo Pertini 

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