Social Like Buttons
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I Social: che cosa non farei per un Like…

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Social e Like: cosa non si fa per essere popolari…

Oggi per avere tanti followers sui social ed essere inondato di like devi mostrare cose – non importa cosa – assolutamente inutili, preferibilmente belle e necessariamente costose. Mostrare o fare intravedere tette, culi, bicipiti, tricipiti e qualsivoglia muscolo del corpo.

Devi accompagnare la foto con poche, pochissime parole in un italiano o inglese più che elementari e aggiungere una considerevole quantità di emoticon allineate in ordine sparso e dal significato scarsamente logico. Devi essere allegro, come se il mondo girasse su un carro del Carnevale di Viareggio e il Covid avesse colpito Marte, mica la Terra. Ed i milioni di morti li avessero conteggiati nei videogames, mica negli ospedali.

E alle persone che hanno chiuso un’attività e non hanno postato la foto con le serrande abbassate, bè, ti può venire il dubbio che il fatto non sussista…D’altronde per i no vax il Covid è aria fritta – che fritta avrebbe già un suo peso anche l’aria – quindi in questi 16 mesi tutti, o quasi, allegri, spensierati e soddisfatti. Almeno a guardare la maggior parte dei post. Gli algoritmi dei social riconoscono principalmente il bianco  ed il nero, già con il grigetto entrano un po’ in difficoltà.

Ancora colori? Come se non ci fossero bastati il rosso, il rosso scuro, l’arancione, il giallo e via dicendo?

No, tranquilli, il bianco ed il nero in questo caso rappresentano solo i due antipodi, le due facce della medaglia di Instagram e social vari.

Hai sbancato il superenalotto? Hai vinto una gara, una medaglia,  la partita alla bocciofila del quartiere? Tuo figlio compie gli anni, ti mancano i soldi per i libri, ma fai una festa con 153 persone? Stai tranquillo, posti la foto e i like piovono come a Londra in autunno.

Sei figa/o come le Ferragni e rispettivi fidanzati e sponsorizzi l’ultimissimo modello del coperchio del water, con logo annesso, che andrà sold out in poche ore? Oppure sei brutta/o, ma non di quel brutto interessante che piace, quel brutto un po’ disgraziato che, facendo leva sulla pena altrui alla fine conquista parecchi estimatori? Followers come se non ci fosse un domani!

E per gli animali il social funziona più o meno allo stesso modo: star con pettorine griffate tempestate di diamanti o reietti spelacchiati e denutriti in attesa di adozione. Il bianco e nero la fa da padrone anche nel regno animale. L’importante è postare la foto e conteggiare i like.

D’altronde a tutti noi piace il bello in ogni sua rappresentazione perché è altamente rassicurante, ma il brutto, il triste, lo sfigato, ci permettono di esprimere la nostra rabbia per l’ingiustizia dell’universo.

Hai perso padre, madre cane, gatto e pure il pesciolino rosso? Accidenti, ti metto mi piace che almeno in questi mesi di tregenda mi fai persino sentire fortunato, o meno sfortunato, punti di vista.

Sui social, poi, oltre ai post ci sono le stories e la sostanza non cambia.

E poi i messaggi!!! Prova a scrivere un messaggio serio, dal contenuto impegnato e stai pur certo che nessuno ti risponderà. I mesi passati mi ero rivolta a personaggi politici locali per l’emergenza Covid: la risposta è stata nulla, ma aspetto fiduciosa la campagna elettorale, quando tutti saremo inondati di messaggi promozionali…

Ma se mandi un messaggio al ristorante figo di turno puoi stare sicuro che ti arriva subito un bel cuoricino anche perché non hai rotto le balle a nessuno e potresti essere uno dei clienti di domani…

Alla fine ho imparato dai profili altrui che è decisamente meglio alternare post soft con una bella foto ed una mini didascalia leggera, anzi leggerissima, con post diciamo un po’ più pesanti che se uno ha voglia di leggere può anche farlo.

La mia esperienza mi dice, però, che se ti mettono un like ad un articolo non è detto che l’abbiano letto tutto. Ovviamente tutta questa pappardella sui social è il mio personalissimo punto di vista maturato attraverso l’uso delle varie diavolerie – che, sia ben chiaro, mi piacciono un sacco – e chissà che cosa vedremo i prossimi anni.

Su una cosa soltanto mi sento, ad oggi, di essere categorica: le condoglianze on line.

A parte i lutti collettivi per i personaggi famosi che abbiamo amato e che, nella maggior parte dei casi, non conosciamo, personalmente eviterei quegli elenchi di cuori neri e di R.I.P. che intasano le mie/vostre pagine per un lutto che ci ha colpiti direttamente.

Alzate il telefono, scrivete una lettera – vi garantisco che vendono ancora bellissime confezioni foglio più busta – mandate un piccione viaggiatore e, se non lo trovate, lasciate perdere e non fate assolutamente nulla.

Ma le condoglianze sui social a persone che conoscete e che hanno perso un loro caro, per favore no! Sono peggio della pornografia.

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Info Rosella Schiesaro

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Nata a Savona, di origini toscane, Rosella Schiesaro ha svolto per più di vent'anni attività di ufficio stampa e relazioni esterne per televisioni, aziende e privati. Cura per Liguria.Today la rubrica Il diario di Tourette dove affronta argomenti di attualità e realizza interviste sotto un personalissimo punto di vista e con uno stile molto diretto e libero. Da sempre appassionata studiosa di Giorgio Caproni, si è laureata con il massimo dei voti con la tesi “Giorgio Caproni: dalla percezione sensoriale del mondo all’estrema solitudine interiore”. In occasione dei centodieci anni dalla nascita del poeta, ci accompagna In viaggio con Giorgio Caproni alla scoperta delle sue poesie più significative attraverso un percorso di lettura assolutamente inedito e coinvolgente.

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