inquinamento plastica

La minaccia all’eco sistema viene dall’inquinamento da plastica

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La produzione mondiale di plastica in 45 anni è passata da 15 milioni a oltre 310 milioni. Occorre uno sforzo congiunto tra cittadini e governi per uscire da questo inquinamento spaventoso.

Uno studio apparso nel PNAS (Proceedings of the National Academy of Science ) ha evidenziato quanto oramai la situazione dell’inquinamento da plastica abbia raggiunto livelli drammatici. La plastica è il terzo materiale, prodotto dall’uomo, più diffuso sulla terra.

Ogni anno 8 milioni di tonnellate di plastica finiscono negli oceani. Si presume che in totale se ne siano accumulati sul fondo oltre 150 milioni di tonnellate.

Qualora  si proseguisse con questo ritmo entro i prossimi anni avremo una tonnellata di plastica ogni 3 tonnellate di pesce, mentre nel 2050 il rapporto sarà di uno a uno.

Dall’inizio degli anni 50 abbiamo prodotto oltre 8 miliardi di tonnellate di plastica rilasciandone nell’ambiente oltre 6 miliardi .

La plastica è diventata parte integrante dell’ambiente. Le tracce di questo materiale sono ovunque, dai ghiacciai artici alle profondità degli abissi oceanici.

Ma la cosa che deve preoccuparci maggiormente  è che le micro plastiche sono entrate nella catena alimentare dei pesci, uccelli, e mammiferi e quindi sempre più spesso la ritroviamo nel cibo contenuto dei nostri piatti.

E’ stato rilevato che l’80% dei rifiuti rinvenuti sulle spiagge del nostro continente è composto di plastica. Sono tutti oggetti monouso: piatti, bicchieri, cannucce, posate, bottiglie…etc.

Nel 2050 con gli attuali ritmi di produzione la plastica potrebbe raggiungere i 34 miliardi di tonnellate, di cui un terzo costituirebbero il volume sparso nell’ambiente.

Il 75% dei prodotti che giornalmente maneggiamo sono composti da questo materiale, compresi gli shopper che ci vengono rilasciati dai supermercati dove andiamo a fare la spesa.

Si stima  che siano 10 miliardi gli shopper che a fine vita vengono rilasciati nell’ambiente: qui vi rimangono almeno un anno se sono biodegradabili o compostabili, oltre 50 anni se non lo sono.

Nulla è perduto, qualcosa si può ancora fare.

La scienza può fare molto per aiutarci a risolvere – almeno in parte – questi problemi. A tal proposito abbiamo voluto fare una verifica diretta motivati dal desiderio di portare il nostro contributo nella lotta contro questo terribile problema.

In due ore di macchina siamo giunti  in un paese della Toscana dove abbiamo visitato un laboratorio di ricerca di altissimo livello. Qui abbiamo incontrato il direttore tecnico che ci ha mostrato un materiale completamente compatibile con l’ambiente, la cui vita può essere interrotta anche in pochi  minuti attraverso il contatto con  acqua a temperatura ambiente.

In altre parole, se si utilizzasse questo materiale, e il sacchetto dovesse finire in mare o in altro luogo ove vi è presenza di acqua, questo si scioglierebbe in pochi minuti senza produrre elementi tossici.

Le soluzioni all’inquinamento da plastica ci sono. E sono alla nostra portata.

Ma allora perché non sfruttarle? In questo caso, la ragione per cui questo materiale non viene utilizzato è determinato dall’elevato costo della materia prima rispetto a quello comunemente utilizzato. Parliamo di una differenza del 60%, che parrebbe enorme se non si valutasse che comunque si sta parlando di pochi centesimi.

In Europa, a causa di questa differenza di costi della materia prima, questo materiale stenta ad essere impiegato. Non si tiene conto, infatti, del grande vantaggio ambientale che porterebbe un suo utilizzo. Una differenza di costo di produzione sarebbe più che giustificata se si valutasse il danno ambientale che sta cagionando.

La commissione UE  ha dichiarato guerra alla plastica monouso. Presto tutti quegli articoli che troppo spesso finiscono in fondo al mare o sulle sponde dei nostri laghi e fiumi saranno sostituiti da materiali a vita ridotta ma con obblighi precisi di ripulire i luoghi di sosta per picnic salvo vedersi comminare sanzioni  amministrative molto pesanti.

Il testo si inquadra in un piano d ‘azione definita di Economia Circolare. Utilizzare e riciclare senza più abbandonare nell’ambiente questi manufatti è un passaggio fondamentale per tentare di contenere da subito il problema.

Per poi risolverlo definitivamente attraverso campagne di raccolta spontanea che potrebbe vedere i cittadini e le organizzazioni ambientaliste in prima fila. Nonché azioni più decise e intense da parte dei governi che dovrebbero accelerare l’emanazione di leggi energiche tese a tutelare l’ambiente.

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Info Walter Pilloni

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Affermato Imprenditore, da anni porta avanti la missione di divulgatore ambientale. Laureato in Giurisprudenza, ha pubblicato centinaia di articoli su clima e ambiente, realizzato 3 libri e un programma tv. Per le sue frequentazioni dei mercati asiatici, è stato nominato Ambasciatore di Genova nel mondo. E' consigliere comunale di VINCE GENOVA.

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