Quella che doveva essere un’arma contro i contagi e che lo stesso premier Conte invitava a scaricare ed utilizzare, si sta rivelando, in realtà, un fallimento, tanto che alcuni l’hanno ribattezzata “flop immuni”.
Si calcola che in Liguria, regione pilota autorizzata allo scaricamento dell’app una settimana prima rispetto le altre regioni, solo 7 su 240 persone risultate positive al Covid-19 (nel periodo dal 7 giugno a metà luglio) hanno attivato la procedura di tracciamento.
Ma come funziona esattamente l’App Immuni? L’app, una volta scaricata, registra gli spostamenti dell’interessato e “aggancia” i dispositivi con cui si è venuti in contatto. Per esemplificare: Se, dopo aver scaricato l’app, si sale su un autobus pieno di persone che a loro volta hanno scaricato l’applicazione, il cellulare “registra” gli altri dispositivi presenti in un certo raggio. Se il giorno successivo si risultasse positivi al Covid, l’applicazione (previa richiesta di autorizzazione da parte dell’operatore sanitario) invia una notifica a tutti i cellulari presenti sul bus il giorno precedente avvisandoli di essere entrati in contatto con un soggetto risultato positivo. Il tutto ovviamente nel rispetto della privacy e dell’anonimato.
Ma né la semplicità dell’attivazione, né le rassicurazioni sulla privacy hanno convinto la popolazione ligure. Né le stesse istituzioni se è per questo, tanto che lo stesso assessore alla sanità Sonia Viale si era opposta alla sperimentazione in Liguria e ha recentemente dichiarato: “Oggi la diffusione del coronavirus è sotto controllo grazie al concreto impegno delle Regioni sui territori e non certo per i provvedimenti del Governo, come la fallimentare App Immuni”.
Ma non solo la Liguria si dimostra restia a scaricare l’applicazione. In Italia solo 8% della popolazione ha scaricato Immuni.
Anche a livello mondiale i dati non sono incoraggianti dove le analoghe app hanno registrato uno scaricamento in media del 9,3% della popolazione.
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