Covid 19
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Impossibile dimenticare la ferita non più rimarginabile del Covid

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Il Covid ha ridisegnato le nostre esistenze

Dimenticare è secondo me un atto orribile, soprattutto quando si parla di eventi che hanno stravolto le nostre esistenze.

Quattro anni fa eravamo chiusi in casa, con gli striscioni Andrà tutto bene, chili di farina in cucina e radio sui balconi a cantare chissà che.

Passato il momento del trauma ci siamo resi conto che esattamente cento anni dopo la Spagnola era arrivato il Covid-19.

Mia mamma la ricordava bene quella pandemia anche se non l’aveva vissuta, ma il racconto era sempre lo stesso.

“Sai Rosellina, il fratello della nonna Maria stava tornando dalla fine della prima guerra mondiale. Si era salvato, per fortuna. Ma a casa, alla fine, non ci è mai arrivato. Morto. Contagiato”.

E non c’era mica il vaccino ai tempi. Pare siano stati circa 50 milioni i morti nel mondo.

Poi ci siamo ritrovati nel 2020 alle prese con un altro terribile virus, quello del Covid.

Il Covid e quei milioni di vittime in tutto il mondo

Ad oggi si contano all’incirca 7 milioni di vittime, per la stragrande maggioranza persone sugli 80 anni o con patologie pregresse.

Abbiamo avuto il vaccino. Pur tra mille polemiche. Certo, pensare ad Astrazeneca che ha ritirato il suo soltanto adesso dopo aver provato a negare le correlazioni  tra vaccino e trombosi non fa stare bene.

Però di fatto il vaccino ha salvato milioni di vite. E chi continua a negare l’esistenza del virus, chi grida alla messinscena delle ambulanze e chi crede che ci abbiano impiantato un microchip, bè, sinceramente penso che a queste persone vada rinfrescata la memoria.

Perchè il Covid esiste ed ha ucciso milioni di persone nel mondo.

Chi ha attraversato l’orrore di un parente ricoverato per Covid sa di che cosa parlo.

Nessun vaccino, nessuna terapia potranno mai alleviare il dolore immenso, profondo ed impotente che hanno subito coloro che hanno dovuto abbandonare un proprio caro alle cure dei medici ospedalieri.

Solo chi ha vissuto questa lenta ed inesorabile agonia ha conosciuto la snervante attesa del bollettino giornaliero.

Vale a dire un medico, talvolta molto gentile, che al telefono ti legge, dalla cartella clinica, i parametri del tuo paziente ricoverato: la saturazione, la quantità di ossigeno somministrato, le terapie farmacologiche in corso.

Mia mamma Marisa lasciata sola a morire di Covid

Mia mamma Marisa aveva 87 anni ed è stata contagiata dalla sua badante a gennaio 2021, dopo quasi un anno durante il quale la mia famiglia ha sempre adottato tutte le misure di prevenzione atte a proteggerla.

Il che ha significato mancate visite per mesi, un veloce augurio di buon Natale, niente più pranzi o cene a casa di mamma.

Tutto questo, però, non è servito a proteggere la mia mamma che, entrata in ospedale il 16 gennaio, è morta il 13 febbraio sedata con la morfina e addormentata per sempre.

Due giorni prima del suo ricovero le ho lasciato dalla porta di casa un po’ di spesa e l’ho salutata da distante dal pianerottolo.

E’ stata questa l’ultima volta in cui ho visto mia madre viva, in carne ed ossa.

In quel preciso momento qualcosa dentro di me si è spaccato e mi ha avvertito che non l’avrei mai più rivista.

Così è stato, purtroppo. Una volta trasferita in ospedale, mia mamma ha trascorso ben 29 giorni in assoluta solitudine affettiva.

Un’infermiera estremamente gentile una mattina ha effettuato una videochiamata così mio figlio ed io l’abbiamo salutata prima che le mettessero il casco e le fosse quindi impossibile parlare.

La violenza subita per questo improvviso allontanamento ha iniziato a modificare irrimediabilmente le mie giornate, soprattutto a mano a mano che, al di là dei primi timidi miglioramenti, si stava delineando una fine inevitabile.

Il Covid esiste davvero e non è stata una banale influenza

La polmonite bilaterale era stata quasi sconfitta, ma il Covid aveva danneggiato anche gli altri organi.

Mia madre, infatti, ha poi avuto uno scompenso cardiaco che, sommato ad un quadro generale di una paziente di 87 anni con una salute mantenuta sul filo dell’accettabile, ne ha decretato la fine.

Sono ad oggi convinta, però, che per quante e seppur eccellenti cure possa mia madre aver ricevuto in ospedale, sicuramente l’isolamento affettivo al quale è stata sottoposta abbia giocato un ruolo fondamentale nel suo peggioramento clinico.

Non è pensabile che una persona di 87 anni improvvisamente allontanata dalla sua casa e dai suoi affetti, senza neppure la possibilità di una telefonata quotidiana, metta in atto un processo di guarigione anche a fronte di terapie appropriate.

Oltre al virus in sé, naturalmente mortale prima del vaccino, la pandemia ha catapultato milioni di persone in una sorta di film horror.

Vaccino anti Covid 19

La solitudine dei malati di Covid e dei loro familiari

Il Covid ha interrotto con inaudita violenza i nostri affetti e ci ha impedito di assistere le persone malate.

I negazionisti che ancora oggi gridano al complotto e negano l’evidenza di una malattia mortale non meriterebbero neppure di essere ricordati.

Mi pare statisticamente improbabile che non abbiano avuto nessun amico o familiare contagiato e poi morto per il virus.

Ecco, mi chiedo come abbiano vissuto il distacco forzato ed infinito per una malattia che a parer loro non è mai esistita. 

Di certo il dolore per la morte di mia madre è stato amplificato dall’allontanamento forzato e dalla disumana gestione da parte dei medici ospedalieri.

Il loro è stato un distacco surreale, una mancanza di empatia che fa rabbrividire l’anima.

Certo non pensavo di parlare con degli psicologi, ma ritengo fosse necessario un approccio con i parenti in grado di tenere conto delle circostanze.

Sorge anche spontaneo chiedersi come avranno trattato i pazienti – sul piano umano – dentro agli ospedali.

E’ per me legittimo, anche se estremamente doloroso, avanzare ipotesi di mancanza di cure adeguate, perlomeno sul piano emotivo dell’accudimento di una persona anziana.

La sofferenza di mia madre è stata la nostra sofferenza: mia e di mio fratello che per di più vive all’estero .

Una sofferenza impastata di dolore muto, di impotenza, di rabbia.

Il dolore di un distacco innaturale e violento

Una rabbia in crescendo che mi ha fatto andare in ospedale più di una volta durante le ultime settimane perché anche se non potevo vederla sapevo che era a pochi metri da me.

Ho implorato, alla fine, che mi facessero fare l’ultima videochiamata anche se la mia mamma dormiva e ormai non si sarebbe più svegliata.

Malgrado ciò ho voluto vederla e parlarle perché in fondo nessun medico sa dirci con certezza quale sia il nostro livello di coscienza in certe condizioni.

E allora l’ho salutata, le ho detto che non l’avevamo lasciata sola, le ho ripetuto quanto immenso fosse il bene che le ho voluto e che le vorrò sempre e che l’importante era che non soffrisse perché a soffrire c’eravamo già noi.

Ecco, in tutti questi bollettini quotidiani di nuovi positivi e di decessi, di regioni che gareggiano per vedere quanti vaccini somministrano – faccio presente che mia mamma in Gran Bretagna sarebbe stata vaccinata a dicembre 2020.

In quel carnevale tutto italiano di zone bianche, gialle, arancioni e rosse, il coprifuoco alle 22 o alle 23, la scuola in presenza o la DAD, mai e dico Mai che un politico locale o nazionale o un medico abbiano speso qualche parola per i pazienti deceduti da soli in un letto d’ospedale.

La politica così distante dalla realtà

Ai tempi avevo anche scritto ad un politico locale, ma sto ancora aspettando una sua cortese risposta.

Mai, mai una parola è stata spesa per i nostri cari che abbiamo visto uscire di casa l’ultima volta per accoglierli poi in una bara.

Un silenzio intollerabile in quest’era digitale che dovrebbe favorire la comunicazione.

Praticamente nessuno – almeno così mi risulta – che abbia mai affrontato il tema dell’infinita solitudine dei pazienti e dei loro cari.

Un lutto è già pesante di per sé e la perdita della propria madre vale cento lutti tutti insieme, sempre.

Ecco, a questo dolore aggiungetene altro, aggiungeteci anche lo strazio, le giornate immobili ad aspettare prima la “telefonata bollettino” e poi, gli ultimi giorni di sedazione profonda, la telefonata che vi comunica che la vostra amata mamma non c è più, è morta da sola in un letto d’ospedale.

I giochi sono chiusi per sempre: non rivedrò mai più la mia mamma.

Una ferita non più rimarginabile, un prima e un dopo che hanno cambiato per sempre la mia e le nostre esistenze.

E voi, cari negazionisti, no vax e pseudo medici e virologi continuate pure a straparlare, a dire che il Covid non è mai esistito.

Continuate pure. Sapete che cosa vi dico? Che il dolore che si prova è talmente grande, violento ed ingiusto che non me la sento di augurarlo neppure a gente come voi.

Vi auguro, piuttosto, ma la mia è una speranza vana, che riusciate anche solo per un momento ad immaginare che cosa voglia dire sapere che un vostro caro se ne esce dall’ospedale morto, senza neppure un vestito addosso, riposto nudo in una bara che sarà il vostro ultimo ricordo.

E niente messa o funerale se il tutto è successo in una zona rossa o arancione. E niente parenti che possano piangere con voi.

Abbiamo sofferto da soli ai tempi del Covid, dei numeri urlati ai telegiornali.

Abbiamo perso tutti durante quegli anni e hanno perso anche i medici che non hanno capito – o che nulla hanno potuto fare – per gestire il lato umano della pandemia.

La medicina continua a fare grossi passi in avanti, ma se ci dimentichiamo dell’aspetto umano io penso che nessuna cura, a parte gli interventi urgenti salvavita, possa risultare realmente efficace.

Rosella Schiesaro©

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Info Rosella Schiesaro

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Nata a Savona, di origini toscane, Rosella Schiesaro ha svolto per più di vent'anni attività di ufficio stampa e relazioni esterne per televisioni, aziende e privati. Cura per LiguriaDay la rubrica Il diario di Tourette dove affronta argomenti di attualità e realizza interviste sotto un personalissimo punto di vista e con uno stile molto diretto e libero. Da sempre appassionata studiosa di Giorgio Caproni, si è laureata con il massimo dei voti con la tesi “Giorgio Caproni: dalla percezione sensoriale del mondo all’estrema solitudine interiore”. In occasione dei centodieci anni dalla nascita del poeta, ci accompagna In viaggio con Giorgio Caproni alla scoperta delle sue poesie più significative attraverso un percorso di lettura assolutamente inedito e coinvolgente.

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