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“Genova incontra la Calabria” due giorni per celebrare il legame culturale nella capitale italiana del libro

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In un incantevole scenario storico offerto da Palazzo Ducale e Palazzo Tursi, si è svolto l’evento “Genova incontra la Calabria”, una due giorni di incontri letterari che hanno simboleggiato il passaggio di testimone tra Genova, Capitale Italiana del Libro per il 2023, e Taurianova, designata per il 2024. L’iniziativa ha segnato un momento significativo nel calendario culturale di entrambe le città, riflettendo un’antica connessione tra le due regioni.

Durante l’evento, illustri autori calabresi, come Santo Gioffrè e Giuseppe Aloe, hanno presentato le loro ultime opere, “Fadia” e “Le cose di prima”, rispettivamente. Questi libri non solo esplorano temi profondamente umani e regionali, ma fungono anche da ponti culturali tra le realtà di Genova e Calabria. Le presentazioni sono state arricchite da dibattiti che hanno messo in luce i legami storici e culturali tra le due regioni, con un focus particolare sulla migrazione e gli scambi commerciali.

Il 26 e 27 aprile, sotto la guida artistica di Show Eventi e con la partecipazione della Regione Calabria e del Comune di Taurianova, il Salone del Maggior Consiglio di Palazzo Ducale ha ospitato la cerimonia ufficiale di passaggio del titolo. La serata si è conclusa con una performance di Beatrice Zoccali, pianista di talento che ha omaggiato Francesco Cilea, un compositore nativo di Calabria.

Questo evento non è stato solo un tributo alla letteratura, ma ha anche funto da piattaforma per discutere il ruolo vitale della lettura e della preservazione culturale in un’era digitale sempre più invadente. In particolare, è stato sottolineato l’impegno di entrambe le città nel promuovere la letteratura e l’arte come strumenti di educazione e inclusione sociale.

Il sindaco di Genova, nell’annunciare il passaggio di testimone, ha enfatizzato come Genova abbia abbracciato con entusiasmo il titolo di Capitale del Libro, creando un ambiente stimolante per scrittori e lettori. Ha poi espresso orgoglio e speranza nel passare il testimone a Taurianova, augurandosi che possa sfruttare questa opportunità per rivitalizzare e promuovere la sua ricca eredità culturale.

Il sindaco di Taurianova ha accolto il titolo come un’opportunità per la rinascita e la valorizzazione del patrimonio locale, sottolineando come l’incontro con Genova rappresenti l’inizio di una serie di scambi culturali volti a rafforzare le sinergie tra le regioni italiane.

“Genova incontra la Calabria” è stato un esempio brillante di come la letteratura possa unire le comunità, trascendendo i confini geografici per celebrare la ricchezza della diversità culturale italiana. Un evento che promette di lasciare un’impronta duratura sul panorama culturale di entrambe le città, incentivando un dialogo continuo tra il nord e il sud dell’Italia.

Intervento di Nino Minicuci alla Rassegna “Genova incontra la Calabria”

Durante il recente evento culturale “Genova incontra la Calabria”, Mino Minicuci dell’Associazione Calabresi in Liguria ha svolto un ruolo cruciale, sottolineando l’importanza degli scambi culturali e commerciali tra le due regioni. Minicuci ha esordito con un caloroso ringraziamento alle autorità comunali e ai responsabili dell’organizzazione, evidenziando come Genova abbia da sempre offerto accoglienza e opportunità di integrazione alla comunità calabrese.

Minicuci ha portato all’attenzione un dato significativo: oltre 17.960 calabresi vivono attualmente a Genova, una cifra che supera i 50.000 includendo famiglie miste e discendenti. Questi numeri non rappresentano solo una testimonianza della mobilità interna italiana ma sottolineano anche un legame profondo e storico che supera i confini geografici e culturali.

L’intervento si è poi spostato su aspetti storici, come il ruolo di Genova nel finanziamento di regimi europei nel XV secolo e la questione della cacciata degli ebrei, evidenziando come la storia di Genova sia intrecciata non solo con l’Italia ma con l’intero contesto europeo. Minicuci ha utilizzato questi riferimenti per riflettere su come gli eventi storici abbiano plasmato le dinamiche socio-economiche e culturali attuali.

Il cuore del discorso di Minicuci è stato il riconoscimento del ruolo vitale che la cucina e i prodotti locali giocano nel promuovere l’integrazione e l’interscambio culturale. Ha citato esempi concreti di come elementi culinari liguri e calabresi, come il peperoncino e il baccalà, siano diventati simboli di un patrimonio condiviso e apprezzato oltre i confini regionali.

Infine, Minicuci ha chiuso il suo intervento sottolineando l’importanza di continuare a valorizzare e coltivare questi legami interregionali attraverso eventi culturali e gastronomici, come la festa dei “Saperi e Sapori”, che non solo celebrano le tradizioni ma anche rafforzano l’integrazione comunitaria e il rispetto reciproco tra diverse culture italiane. Questi eventi, secondo Minicuci, non sono solo occasioni di festa ma anche potenti strumenti di educazione e inclusione sociale, che aiutano a costruire una società più coesa e informata.

Attraverso il suo discorso, Minicuci ha dimostrato come la cultura e la storia possano diventare ponti per un dialogo costruttivo, sottolineando l’importanza di queste iniziative per una comprensione più profonda e rispettosa delle diverse identità che compongono il tessuto sociale italiano.

L’intervento di Giacomo Montanari: Un Viaggio nella Storia Artistica tra Genova e la Calabria

Nel contesto dell’evento “Genova incontra la Calabria”, Giacomo Montanari, storico dell’arte, ha offerto un contributo significativo illuminando le profonde radici storiche e culturali che legano Genova alla Calabria. Montanari ha sottolineato come i legami tra le due regioni vadano ben oltre la semplice vicinanza geografica, affondando le loro radici in una storia condivisa di commercio, arte e scambio culturale.

In particolare, Montanari ha ricordato le interazioni tra le famiglie genovesi e calabresi nel corso dei secoli, esemplificando attraverso il caso dei Sauri e dei Ruffo. Ha citato come queste famiglie abbiano giocato un ruolo cruciale nei commerci marittimi e nel trasferimento culturale tra le due regioni, a partire già dal XVI secolo.

Il legame tra queste famiglie non era limitato solo al commercio di materiali preziosi, come le rinomate sete calabresi, ma si estendeva anche alla condivisione di un ricco patrimonio artistico. Montanari ha portato l’esempio del cardinale Bendinelli Sauli, figura chiave nel promuovere le relazioni tra Genova e la Calabria nel Cinquecento, e del miracolo di Soriano, un evento che ha consolidato ulteriormente i legami culturali e religiosi tra le due regioni.

Un altro aspetto interessante evidenziato da Montanari è stato il contributo delle famiglie genovesi e calabresi all’arte e alla cultura di Genova, attraverso donazioni significative come quella della Madonna realizzata da Francesco Fanelli, uno scultore fiorentino attivo a Genova. Questa opera d’arte non solo rappresenta un esempio di eccellenza artistica ma è anche un simbolo del profondo legame culturale tra Genova e la Calabria.

Inoltre, Montanari ha messo in luce l’importanza delle biblioteche familiari, come quella dei Ruffo, che conteneva testi di medicina, chimica e altre discipline scientifiche, riflettendo l’interesse e l’investimento culturale di queste famiglie in ambiti diversi dalla sola arte.

Concludendo il suo intervento, Montanari ha sottolineato come queste storie di interazione e scambio tra Genova e la Calabria non siano solo testimonianze del passato ma rappresentino anche fondamenta solide su cui costruire un dialogo culturale futuro. Le storie di famiglie come i Sauri e i Ruffo dimostrano come il commercio e l’arte possano fungere da ponti duraturi tra comunità, arricchendo entrambe le regioni e lasciando un’eredità che continua a influenzare le generazioni presenti e future.

Intervento di Anton Giulio Grande alla “Genova incontra la Calabria”

Anton Giulio Grande, noto stilista originario di Lamezia Terme e attuale commissario straordinario della Fondazione Calabria Film Commission, ha offerto una prospettiva unica sull’importanza del marketing territoriale nel contesto dell’evento “Genova incontra la Calabria”. Grande ha sottolineato il ruolo cruciale della promozione culturale e turistica della Calabria, valorizzando le sue peculiarità uniche come i novecento chilometri di coste e il ricco patrimonio culturale.

Durante il suo intervento, Grande ha evidenziato come eventi come “Genova incontra la Calabria” fungano da ponti culturali importanti e prestigiosi, non solo in termini geografici ma anche nella condivisione e nella celebrazione delle ricchezze culturali e letterarie delle due regioni. Ha fatto riferimento ai lavori e agli incontri di questi due giorni come momenti di forte testimonianza della complessità e della ricchezza della cultura e della letteratura contemporanea, con particolare attenzione alla narrativa e ai suoi legami con il mondo del cinema e delle serie televisive.

Grande ha colto l’opportunità per ricordare la “festa del ritorno”, un evento che considera una significativa fonte di ispirazione e che, a suo avviso, potrebbe trasformarsi in un’importante vetrina per la Calabria, mostrando al mondo la sua storia, la sua cultura e le sue tradizioni attraverso il cinema e altri media.

Concludendo il suo intervento, Grande ha espresso gratitudine per l’opportunità di rappresentare e promuovere la Calabria in una città culturalmente vibrante come Genova, sottolineando l’importanza di questi momenti di scambio culturale che non solo arricchiscono le comunità coinvolte ma rafforzano anche le relazioni tra le regioni italiane, contribuendo a una maggiore comprensione e apprezzamento reciproco.

La nostra Angela Giordano a “Genova incontra la Calabria” intervista Santo Gioffrè

Il vivace dialogo letterario ha preso il via con Angela Giordano, giornalista e scrittrice, che ha inaugurato l’evento “Genova incontra la Calabria” intervistando Santo Gioffrè, uno degli autori più stimati del panorama letterario calabrese. L’intervista ha messo in luce il recente lavoro di Gioffrè, “Fadia”, un romanzo che esplora la complessità delle relazioni umane attraverso la lente della storia e della cultura calabrese.

Durante la conversazione, Angela Giordano ha esplorato con Gioffrè i temi centrali del libro, ponendo particolare attenzione alla capacità dell’autore di intrecciare le vicende personali dei personaggi con gli eventi storici significativi che hanno modellato la Calabria e il suo tessuto culturale. Gioffrè ha condiviso il suo processo creativo, rivelando come la sua profonda connessione con la terra natia informi la sua scrittura, permettendogli di portare alla luce storie che celebrano l’identità calabrese pur rivolgendosi a un pubblico nazionale e internazionale.

L’intervento di Gioffrè ha anche approfondito come “Fadia” funzioni come ponte culturale tra Genova e la Calabria, riflettendo sulle similitudini e le differenze tra le due regioni, con un focus speciale sui movimenti migratori che hanno influenzato la loro storia condivisa. Questa narrazione arricchisce il dialogo tra le due culture, mostrando come la letteratura possa essere un potente mezzo di connessione e comprensione reciproca.

Il pubblico presente, composto da appassionati di letteratura, accademici e altri autori, è stato visibilmente coinvolto dall’intervista, apprezzando la capacità di Giordano di estrarre riflessioni profonde da Gioffrè su questioni che vanno oltre il contesto narrativo per toccare questioni sociali e storiche attuali.

Questa apertura ha efficacemente impostato il tono per i due giorni di eventi, segnando “Genova incontra la Calabria” non solo come un’occasione per celebrare le opere letterarie, ma anche come una piattaforma per discutere e riflettere sul ruolo della cultura nel promuovere l’inclusione sociale e l’educazione attraverso l’arte.

Mimmo Gangemi Discute “L’Atomo Inquieto” e la Figura di Majorana in Intervista con Angela Giordano e Sergio Gaudio

Durante un’intervista rivelatrice, Mimmo Gangemi ha esplorato profondamente il mistero di Ettore Majorana, il fisico geniale il cui destino è avvolto nel mistero fin dalla sua scomparsa nel 1938. Gangemi, stimolato dagli interventi di Angela Giordano e Sergio Gaudio, ha discusso il suo libro “L’Atomo Inquieto”, che cerca di captare la personalità e le teorie scientifiche di Majorana attraverso una narrazione in prima persona.

Gangemi ha condiviso il lungo percorso che lo ha portato a scrivere questo libro, un viaggio iniziato vent’anni fa quando ha iniziato a raccogliere materiali e testimonianze su Majorana. Ha parlato delle difficoltà nel penetrare la “sua anima”, cercando di avvicinarsi il più possibile alla verità di un uomo che molti considerano un genio isolato e tormentato.

Uno degli aspetti più intriganti della discussione è stato l’approccio di Gangemi alla figura storica di Majorana, suggerendo la possibilità che il fisico potrebbe aver collaborato con i tedeschi durante la seconda guerra mondiale, non per simpatie politiche ma per pura passione scientifica. Ha inoltre accennato a documenti e fotografie che potrebbero avvalorare questa teoria, sebbene resti molto dibattuta e controversa.

Gangemi ha anche riflettuto sulle implicazioni etiche delle ricerche di Majorana, in particolare il suo possibile contributo, voluto o meno, allo sviluppo della bomba atomica. Questo punto solleva questioni profonde su scienza, responsabilità e le scelte personali degli scienziati in contesti di grande tensione politica e sociale.

Verso la fine dell’intervista, ha esplorato la complessità emotiva di Majorana, descrivendolo come un uomo straordinariamente intelligente ma profondamente infelice, tormentato dai traumi familiari e dalla pressione di essere un genio. Gangemi ha concluso sottolineando che, nonostante le speculazioni, la storia di Majorana resta una delle più affascinanti e tragicamente umane nel campo della fisica moderna.

Questa intervista non solo ha illuminato alcune delle teorie più controversie su Majorana e il suo lavoro, ma ha anche mostrato il profondo legame emotivo che Gangemi ha sviluppato con il suo soggetto nel corso degli anni, rendendo “L’Atomo Inquieto” una narrazione tanto scientifica quanto umana.

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