Mattarella a Piantedosi dopo il corteo a Pisa: «i manganelli sui ragazzi sono un fallimento»

Mattarella a Piantedosi dopo il corteo a Pisa: «i manganelli sui ragazzi sono un fallimento»

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Non si placa la polemica intorno a quanto accaduto giovedì mattina a Pisa, quando la Polizia ha chiuso e caricato 150 studenti delle scuole superiori (quasi tutti minorenni) in Via San Frediano. Una decisione senza motivazioni apparenti per giustificare la violenza che si vede nei video e riportata dai testimoni oculari.

Gli avvenimenti di ieri a Pisa hanno destato le reazioni dell’opinione pubblica e di tutte le forze politiche. Dopo le prime reazioni del Governo che ha espresso comunque vicinanza e fiducia nelle forze dell’ordine, si è espresso tuttavia anche il capo dello Stato.

Sergio Mattarella decide di rilasciare una nota ieri, dopo aver sentito il Ministro degli Interni Piantedosi: «Il Presidente della Repubblica ha fatto presente al Ministro dell’Interno, trovandone condivisione, che l’autorevolezza delle Forze dell’Ordine non si misura sui manganelli ma sulla capacità di assicurare sicurezza tutelando, al contempo, la libertà di manifestare pubblicamente opinioni. Con i ragazzi i manganelli esprimono un fallimento». 

Pisa, le ombre del G8 di Genova

Sull’accaduto di questa settimana – ma anche delle tante manifestazioni con episodi repressivi che si sono viste nelle ultime settimane – in molti hanno evocato il ricordo del G8 del 2001, che secondo molti analisti politici e sociologi rimane il momento in cui si è strappato lo stato di diritto nel nostro Paese, non solo perché il questore di Pisa, Sebastiano Salvo, era uno dei dirigenti in servizio a Genova in quei giorni.

In molti si chiedono il motivo della repressione spropositata avvenuta giovedì mattina, anche alle testimonianze delle famiglie che si chiedono perché ragazze di sedici o diciassette anni siano state colpite più e più volte quando già erano a terra senza che fossero armate o tenessero comportamenti aggressivi. Una ragazza di 16 anni, racconta una studentessa presente alla carica, dopo aver ricevuto una manganellata in testa ha dovuto raggiungere a piedi l’ambulanza in Piazza dei Cavalieri, malgrado stesse sanguinando copiosamente.

Già la sera di giovedì migliaia di persone a Pisa si sono radunate in strada pacificamente per contestare la brutalità dell’accaduto, mentre continuano le iniziative per chiedere che si indaghi sulle decisioni prese e sulle motivazioni per un attacco così insensato.

Piantedosi: «amareggiato dall’accaduto»

Dopo la telefonata di Mattarella, Piantedosi ha rilasciato un’intervista al Corriere della Sera in cui dichiara di condividere le parole del Presidente della Repubblica «come le condividono tutti i poliziotti. Tutti noi auspichiamo sempre che le manifestazioni pubbliche si svolgano pacificamente e senza incidenti. Fondamentale in tal senso è anche la collaborazione stessa dei manifestanti», specifica però il titolare del Viminale.

Il Ministro degli Interni sostiene che non siano affatto aumentate le azioni repressive contro le manifestazioni di piazza e che la politica stia applicando le regole già previste. «Vedere quelle immagini ha contrariato e amareggiato anche me. Quando si giunge al contatto fisico con i minorenni è in ogni caso doveroso svolgere ogni esame obiettivo su come siano andati i fatti. Ho chiesto di avere una dettagliata relazione sullo svolgimento degli eventi e su quale attività di mediazione sia stata sviluppata per prevenire quegli incidenti che non fanno bene né ai manifestanti né agli operatori che erano sul campo. E nemmeno a tutti noi», conclude Piantedosi.

La questione degli identificativi

Gli eventi di Pisa hanno riacceso la discussione sui codici identificativi degli agenti sulle tenute antisommossa e sulle divise. Da tempo più parti politiche richiedono di introdurre questa misura per rendere più semplice il riconoscimento dei singoli agenti coinvolti in episodi di uso eccessivo della forza come quello di giovedì.

Già nel 2012 il il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione a esprimere «preoccupazione per il ricorso a una forza sproporzionata da parte della polizia durante eventi pubblici e manifestazioni nell’Ue» e che esortava «gli Stati membri a garantire che il personale di polizia porti un numero identificativo». Iniziativa analoga anche da parte del Consiglio sui diritti umani dell’ONU, che si è espresso in tal merito nel 2016.

Le diverse iniziative di legge in merito nel nostro Paese si sono tuttavia arenate. A dicembre 2023 il Consiglio d’Europa aveva reiterato l’urgenza che l’Italia approvi una legge rapidamente in tema, ma nessuno dei cinque progetti pendenti tra Camera e Senato ha iniziato l’iter di discussione finora. Tra le novità potrebbe esserci non solo il codice identificativo sui caschi, come richiede da anni anche al campagna di Amnesty International, ma l’obbligo di avere le bodycam sempre accese.

Le resistenze dei sindacati di polizia riguardano il pericolo che gli agenti potrebbero correre se fossero facilmente identificabili e di essere esposti a lunghi procedimenti penali per il lavoro svolto.

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Info Laura Casale

Laureata in Comunicazione professionale e multimediale all'Università di Pavia, Laura Casale (34 anni) scrive su giornali locali genovesi dal 2018. Lettrice accanita e appassionata di sport, ama scrivere del contesto ligure e genovese tenendo d'occhio lo scenario europeo e internazionale.

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