Marino Magliani
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“Il bambino e le isole”, la Liguria calvinesca di Magliani

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Il bambino e le isole (un sogno di Calvino)”, di Marino Magliani, 66thand2nd (Roma, 2023), pag. 183, euro 17,00.

Il treno tornava a farsi espellere dalla montagna”; “Un ordine minerale sgretolato dal cielo, il principio del crollo, in mezzo al ventaglio di fasce solide, i braccianti curvi sulla terra”; “un bollore di cicale risalì dalle piante e assalì il silenzio”; “riascoltava la gente per ricordare l’uso di una cantilena di parole incandescenti”; “Italo aveva sbarrato gli occhi e li aveva alzati alla ramaglia delle palme, l’aria mosse le lunghe foglie lucide, sollevandole appena”.

E si potrebbe continuare. Ché ho raccolto, oltre il primo capitolo, altre decine di periodi fatti di questo tipo di lirismo, sotto il magistero di Biamonti, dove Magliani regge il passo con la tenuta del suo stile poi epico, nonostante le evocazioni – anzi proprio per quelle – che s’incastrano nei discorsi sulla letteratura messi qua e là nei dialoghi indiretti.

Il capolavoro è “Il bambino e le isole (un sogno di Calvino)”, ed è la nuova avventura letteraria – appunto – dello scrittore e traduttore nato in Liguria, Marino Magliani.

Facile non era, reggere al successo precedente. Ma qui siamo in un corpo di letteratura che riprende le magnificenze di “Quella notte a Dolcedo”, per riparare dall’usura dei tempi che camminano tutta l’identità del nostro autore. Si legge nelle virgole. Oltre la ragione della grammatica stilistica, si capisce che davvero (come d’altronde aveva annunciato) questo romanzo è frutto d’anni d’approfondimenti; anzi, soprattutto, è figlio d’una maturazione che ha consentito alla pagine di dirsi perfette e compiute.

Prima, come al solito, sono i luoghi che si fanno personaggio. Con tutta quella discreta ma pure strabordande personalizzazione che vince il calcolo del manierismo: ci piace tutto Sanremo, oppure più le apparizioni – e sparizioni – della Corsica? Sono più dolci le battute sul pizzico di Levante citato o la stella variabile messa a forma di calanchi meridionali proprio in un passaggio di strofa? Tutto il Ponente o la punta della Liguria che vuole uscire dal territorio della Liguria, magari andando insieme ai binari?

Cristo, forse, se tanto tempo prima al posto della riva avesse trovato una ferrovia non avrebbe camminato lungo i binari?”. Questa rappresentazione letteraria del dubbio è legata ad uno dei temi stessi di fondo del libro. Nel quale i personaggi-personaggi sono necessariamente la chiave di svolta del processo di trama. Gli incastri, gli incontri, i riferimenti e le congiunzioni.

Perché Marino Magliani in quest’opera fa vivere tutte le sue predilizioni e ascendenze, oltre che inventarsi una tana tutta per sé; prima di tutto, però: “la madre del bambino che ha inventato il destino di suo figlio”.

Ma riavvolgiamo il nastro…

Il narratore ha visto tutto il mondo. Coi suoi occhi riporta allora nel bianco del dire il fluire delle storie, delle invenzioni e delle sensazioni. Monterosso delle Cinque Terre sembra il quartiere sanremese Pigna, in effetti. Tanto per cominciare. Comunque, sotto l’influenza dell’acqua dolce del Magra, la vicenda è gigante. Tanto per cominciare, si diceva: “Quando lui nasceva dai sogni di Calvino, Benjamin si trovava a Sanremo, ci avrebbe soggiornato a più riprese, prima della guerra”. E i due s’incontrarono. Come poi ci fu l’incontro con Carlo Levi, per il mezzo della lucertola ocellata. Ma anche lo “scrittore lichenoso”, si sente passare. Insieme magari all’amico stesso del Calvino, Duilio Cossu.

In effetti diciamo che nel libro si racconta di come Benjamin sia giunto a Sanremo, ormai al tramonto dell’esistenza, con una valigia di libri illustrati. E nella città delle palme non ancora cementificata come la vediamo oggi incontrerà, nella finzione certo, un ragazzino curioso: Italo Calvino, cui vorrebbe far scrivere la storia d’un bambino e del suo pallone che si perde tra i vicoli, che rimbalza oltre i binari della ferrovia e suscita il dilemma di fondo: disubbidire alla madre e non attraversare i binari o andare avanti, rinunciando a un bene prezioso? Ogni scrittore conosce la risposta, si va: e i binari cominciano a parlare della Liguria orizzontale, in linea di mappa aperta da una punta all’altra della regione, nello stomaco della regione.

Magliani inforca quindi le lenti dell’onirismo.

Giocando a palla, lui stesso, fra vero, verosimile e pura invenzione. Calvino, il reale autore del sogno, ed il finto sognatore messo questa volta nella macchina da presa di Magliani. Il suo romanzo “Il bambino e le isole (un sogno di Calvino)”, edito da 66Thand2nd, evoca in qualche punto la partecipazione di Calvino alla lotta partigiana. Una sorta di ricorso alla carta d’identità dello scrittore nato a Cuba, in questo caso. Ma che è perfino un gesto civile, non fosse che per la sua necessità di memoria corrente.

Lo stesso Marino Magliani per questa sua ennesima prova sublime, sfida non-sfida – diciamo a questo punto -, parlerà di “flanerismo ferroviario”, che è il forse la natura stessa oltre i fatti naturali della regione d’origine del nostro, sì muta e aspra e sofferente, epperò aperta al canto dell’osservazione.

L’io narrante nell’abbraccio con la madre, poi, è il culmine dell’amore che Marino Magliani di nuovo ci lascia. Ora nell’imbarazzo più totale siamo, ché è difficile scegliere quale romanzo è la gioia esemplare.

NUNZIO FESTA

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Info Nunzio Festa

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Nato a Matera, ha vissuto in Lucania, a Pomarico, poi in Lunigiana e Liguria, adesso vive in Romagna. Giornalista, poeta, scrittore. Collabora con LiguriaDay, L'Eco della Lunigiana, Città della Spezia, La Voce Apuana e d'altri spazi cartacei e telematici, tra i quali Books and other sorrows di Francesca Mazzucato, RadioA, RadioPoetanza e il Bollettino del Centro Lunigianese di Studi Danteschi; tra le altre cose, ha pubblicato articoli, poesie e racconti su diverse giornali, riviste e in varie antologie fra le quali: Focus-In, Liberazione, Mondo Basilicata, Civiltà Appennino, Il Quotidiano del Sud, Il Resto. Per i Quaderni del Bardo ha pubblicato “Matera dei margini. Capitale Europea della Cultura 2019” e “Lucania senza santi. Poesia e narrativa dalla Basilicata”, oltre agli e-book su Scotellaro, Infantino e Mazzarone e sulle origini lucane di Lucio Antonio Vivaldi; più la raccolta poetica “Spariamo ai mandanti”, contenenti note di lettura d'Alessandra Peluso, Giovanna Giolla e Daìta Martinez e la raccolta poetica “Anatomia dello strazzo. D'inciampi e altri sospiri”, prefazione di Francesco Forlani, postfazione di Gisella Blanco e nota di Chiara Evangelista. Ha dato alle stampe per Historica Edizioni “Matera. Vite scavate nella roccia” e “Matera Capitale. Vite scavate nella roccia”; come il saggio pubblicato prima per Malatempora e poi per Terra d'Ulivi “Basilicata. Lucania: terra dei boschi bruciati. Guida critica.”. Più i romanzi brevi, per esempio, “Farina di sole” (Senzapatria) e “Frutta, verdura e anime bollite” (Besa), con prefazione di Marino Magliani e “Il crepuscolo degli idioti (Besa). Per le edizioni Il Foglio letterario, i racconti “Sempre dipingo e mi dipingo” e l'antologia poetica “Biamonti. La felicità dei margini. Dalla Lunigiana più grande del mondo”. Per Arduino Sacco Editore “L'amore ai tempi dell'alta velocità”. Per LietoColle, “Dieci brevissime apparizioni (brevi prose poetiche)”. Tra le altre cose, la poesia per Altrimedia Edizioni del libro “Quello che non vedo” (con note critiche di Franco Arminio, Plinio Perilli, Francesco Forlani, Ivan Fedeli, Giuseppe Panella e Massimo Consoli) e il saggio breve “Dalla terra di Pomarico alla Rivoluzione. Vita di Niccola Fiorentino”. Per Edizioni Efesto, “Chiarimenti della gioia”, libro di poesie con illustrazioni di Pietro Gurrado, note critiche di Gisella Blanco e Davide Pugnana. Per WritersEditor, la biografia romanzata “Le strade della lingua. Vita e mente di Nunzio Gregorio Corso”. Per le Edizioni Ensemble, il libro di poesie “L'impianto stellare dei paesi solari”, con prefazione di Gisella Blanco, postfazione di Davide Pugnana e fotografie di Maria Montano. nunziofesta81@gmail.com.

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