Elly Schlein situazione politica
Aula del Quirinale

La nuova squadra di Governo scende in campo

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La scelta dei ministri è sempre qualcosa di più di un semplice gioco delle sedie, in cui, terminata la musica, qualche sfortunato rimane in piedi e a bocca asciutta.

La formazione della compagine di governo è la cartina tornasole della maggioranza: racconta degli equilibri di potere tra i partiti, gli accordi, ma è anche uno sguardo sul futuro della legislatura. A saperla interpretare, si può prova ad indovinare una dichiarazione di intenti nascosta tra le righe.

Imparare a conoscere i ministri potrebbe rivelarsi cruciale per comprendere la politica dei prossimi anni.

Quindi vediamoli insieme…

I vicepresidenti

Formula ormai sdoganata nella scorsa legislatura, si presenta in quella corrente con una chiave di lettura diversa. Nel caso del primo Governo Conte, infatti, si aveva un Presidente del Consiglio tecnico, per quanto espresso dal Movimento, affiancato dai due leader di partito della maggioranza, come a sottolineare un contributo alla pari.

Giorgia Meloni, invece, di tecnico non ha nulla. È una figura politica centrale, uno dei tre soci di maggioranza, che si pone come primus, affiancata da due pares. È chiaro come i rapporti di forza siano differenti, con Matteo Salvini e Antonio Tajani nel ruolo di alfieri.

Entrambi non hanno bisogno di presentazioni: Matteo Salvini è stato protagonista assoluto nella prima fase della scorsa legislatura con un ruolo centrale nel Governo che ha messo la firma su quota cento, reddito di cittadinanza e decreti sicurezza.

Il peso specifico del senatore milanese è andato via via scemando con il calo di consenso avvenuto durante gli anni del secondo Governo Conte e della pandemia, fino a sprofondare sotto le due cifre.

La scelta di ricoprire il Ministero dei Trasporti è un compromesso al ribasso. Non si tratta certo di un ministero di gran lustro per un leader “secondo in comando”, come invece sarebbe stato il Ministero degli Interni. Insomma, si tratta di una poltrona simbolica, volta a rimarcare il controllo della Lega sui porti – e quindi sull’immigrazione dalle coste africane – sempre ammesso che tale delega non venga attribuita al neo-istituito Ministero del Mare.

Le controversie che circondano Salvini sono numerose: dall’assenteismo storico alle uscite infelici su minoranze e meridionali; dalle posizioni ambigue su Euro ed Europa ai rapporti nebulosi con la Russia.

Antonio Tajani, d’altro canto, è invece un nome forte, o lo era prima delle frasi filorusse del capo indiscusso di Forza Italia, Silvio Berlusconi.

Impossibile negare, tuttavia, l’autorevolezza ed il rispetto che il nuovo vicepremier riscuote in sedi internazionali ed europee, rendendolo una scelta intelligente e naturale a capo della Farnesina.

Le parole di Berlusconi potrebbero aver indebolito il suo ruolo di garante internazionale del Governo. Solo il tempo saprà dire che ruolo giocherà il nuovo ministro.

Ministri chiave

A prendere posto al Viminale sarà Matteo Piantedosi, napoletano, classe 1963. Ha lavorato per lungo tempo alla prefettura di Bologna, fino al 2009, quando è stato mandato al ministero dell’Interno a capo dell’ufficio Relazioni Parlamentari presso l’ufficio Affari Legislativi e Relazioni Parlamentari. All’epoca al governo c’era Berlusconi.

Durante gli anni del primo governo Conte è tornato agli Interni come capo di gabinetto, nominato da Salvini.

Si tratta di un nome tecnico, certo, ma che già ha collaborato con la Lega, condividendo anche i processi – da cui è stato prosciolto – per la Diciotti. Difficile per il leader leghista porre il veto su un simile nome.

Anche più clamore ha fatto la trattativa sul Ministero della Giustizia, agognato da Forza Italia e causa di polemiche e attriti tra Meloni e Berlusconi. Alla fine è Carlo Nodio il nome che ha chiuso la discussione.

Magistrato in pensione, è stato eletto deputato alla Camera per Fratelli di Italia. Dalle polemiche contro la magistratura milanese, accusata di essere di sinistra, alle inchieste sulle “coop rosse”, fino ad essere candidato di bandiera di Fratelli d’Italia come Presidente della Repubblica, non era un nome estraneo alla destra anche prima di queste elezioni.

Da quando è in pensione, collabora con giornali e dà voce alle proprie opinioni in materia di giurisprudenza. Nel 2022 è stato uno dei volti del sì al referendum sulla giustizia.

Nonostante le idee di Nordio siano vicine a quelle di Berlusconi su molti temi, compresa la contrarietà alla legge Severino, come ribadito dopo il loro ultimo confronto privato, non sembra che il nuovo Guardasigilli abbia intenzione, per ora, di modificarla. “Non è questo il momento” spiega. “L’emergenza economica in corso ci impone di non fare scelte divisive nei confronti della magistratura.”

Alla Difesa è stato scelto Crosetto, co-fondatore di Fratelli d’Italia, imprenditore e presidente dell’AIAD (Federazione aziende italiane per l’aerospazio, la difesa e la sicurezza). Il nuovo ministro ha maturato lunga esperienza sia nel pubblico, servendo come sindaco, deputato e sottosegretario alla difesa durante l’era Berlusconi, sia nel settore privato.

Proprio da questo nascono le polemiche attorno al potenziale conflitto di interesse, considerati i suoi strettissimi legami con il mondo dell’industria e della difesa.

Per concludere, all’Economia abbiamo un nome noto di area leghista: Giancarlo Giorgetti. Tra i ministeri considerati chiave, questo è l’unico assegnato al Carroccio, ma non ad un fedelissimo.

Giorgetti appartiene ad una corrente della Lega meno protezionista, più liberale, concentrata sul federalismo e vicina ai Presidenti di Regione. Già ministro dello sviluppo economico durante il governo Draghi, è anche di più solida fede atlantista ed europeista rispetto al proprio segretario, con cui ha avuto attriti in passato.

La scelta di un draghiano di ferro in un tale ministero porta a chiedersi quali siano le intenzioni di Giorgia Meloni rispetto a quella che si presenta come la sfida più importante dell’esecutivo: affrontare l’inflazione, la ventura recessione ed il PNRR.

Ministri con portafoglio

Altri nomi importanti sono Giuseppe Valditara all’Istruzione e Anna Maria Bernini all’Università.

Il primo è un rinomato docente universitario, già militante in Alleanza Nazionale e Lega. Ha partecipato alla stesura della controversa riforma Gelmini del 2010, di cui rivendica la bontà. Noto conservatore e contrario alle unioni civili, ha raccolto i consensi delle associazioni pro-vita e altri gruppi conservatori contrari alla “diffusione della teoria gender nelle scuole”.

Forse più nota è Bernini, dal 2013 in Forza Italia, di cui è Vicecoordinatrice Nazionale. Giurista, avvocatessa e docente universitaria, si è distinta nelle precedenti legislature per posizioni progressiste, arrivando anche a votare in dissenso con il resto del partito su unioni civili e DDL Zan.

Come ministra delle politiche europee, nel 2019, presentando alcune proposte di legge per aiutare i giovani meritevoli, tramite finanziamenti e borse di studio per tesi di ricerca, master, accesso all’Erasmus ed anche il riscatto degli anni della laurea a fini pensionistici.

Orazio Schillaci è un nome rassicurante alla Sanità dopo quasi tre anni di lotta alla pandemia. Tecnico di altissimo profilo, era stato già nominato membro del comitato scientifico dell’Istituto superiore di sanità da Roberto Speranza.

A dispetto delle feroci opposizioni degli anni passati, questo governo sembra dunque suggerire continuità anche in termini di sanità pubblica, perlomeno per quanto riguarda la gestione del virus.

Adolfo Urso e Marina Elvira Calderone ricoprono rispettivamente i ministeri dello sviluppo economico e del lavoro.

Il primo, in quota Fratelli d’Italia, è un giornalista e politico di lungo corso, già deputato in cinque legislature. La seconda è invece un nome tecnico. Si tratta di una figura che ha già ricoperto diverse cariche amministrative in ambito economico sotto i governi Renzi e Conte.

Fabio Comazzi

 

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Info Fabio Comazzi

Fabio Comazzi, nato a Genova nel 1996. Ho frequentato il liceo scientifico G.D. Cassini e mi sono laureato in Scienze Politiche (indirizzo internazionale e diplomatico) all'Università di Genova. Al momento studio Informazione ed Editoria. Da sempre appassionato di politica, ho - fin dai tempi del liceo - partecipato a progetti come il GeMun o le simulazioni tenute dall'associazione Diplomatici. Ad oggi scrivo per Liguria Today articoli di politica e cronaca, a livello locale e nazionale.

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