Arrestata la madre di Saman Abbas in Pakistan

Arrestata la madre di Saman Abbas in Pakistan

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Dopo tre anni di latitanza Nazia Shaheen, la madre di Saman Abbas, è stata arrestata in Pakistan nella città di Gujranwala, ai confini con il Kashmir, a circa un centinaio di chilometri dalla sua città natale. L’arresto è avvenuto nell’ambito delle attività d’indagine poste in essere in collaborazione con Interpol e la Polizia Federale pachistana.

Alla donna, latitante, è stato notificato il provvedimento internazionale di cattura e sarà richiesta la sua estradizione verso l’Italia, dove dovrà rispondere dell’accusa di omicidio della figlia. Shaheen è già stata condannata in contumacia all’ergastolo insieme al marito quali diretti esecutori della morte della giovane e un passaggio della sentenza non esclude che possa proprio essere stata la madre a sferrare il colpo fatale a Saman.

I coniugi Abbas si erano resi irreperibili subito dopo la scomparsa della figlia a Novellara, lasciando l’Italia per il proprio Paese d’origine subito dopo l’omicidio. Condannato anche lo zio di Saman, Danish Hasnain, a 14 anni di carcere, mentre sono stati assolti dalla Corte d’Assise di Reggio Emilia i cugini, Ikram Ijaz e Nomanhulaq Nomanhulaq.

La vicenda di Saman Abbas

Il 1° maggio 2021 Saman Abbas, 18 anni, scompare da Novellara, dove vive con la famiglia. A dare l’allarme è il fidanzato, Saqib Ayub, che non riusciva a mettersi in contatto con lei, preoccupato perché la giovane aveva già subito percosse e minacce da parte del padre proprio per la relazione.

La famiglia dalla giovane donna contestava il suo modo di vivere, troppo occidentalizzato, e tentava di costringerla a un matrimonio combinato con un cugino ancora residente in Pakistan. I rapporti familiari erano ormai esacerbati da tempo: Saman aveva già tentato prima il suicidio e poi una disperata fuga in Belgio nel 2020. Tuttavia, i familiari erano riusciti a rintracciarla e riportarla in Italia. Nel novembre 2020 Saman aveva chiesto aiuto ai servizio sociali per impedire il matrimonio forzato e denunciò i genitori per costrizione al matrimonio.

Dopo cinque mesi in una comunità minorile, tuttavia, la giovane decise di rientrare a casa per recuperare i propri documenti, così da potersi sposare con il fidanzato. Al rifiuto dei genitori di consegnarle il passaporto, aveva sporto una nuova denuncia il 22 aprile 2021. È l’ultima occasione in cui la ragazza viene vista viva in pubblico.

L’omicidio e il ruolo poco chiaro dei parenti

Il desiderio di sposarsi al più presto con un uomo non approvato dai genitori potrebbe aver fatto precipitare la situazione. La ricostruzione dei fatti finora ha confermato che lo zio e i cugini il 29 aprile si recarono nei campi con attrezzi da lavoro in tarda serata, probabilmente per scavare una fossa in cui occultare il corpo della ragazza.

Il giorno successivo, Saman scrive al fidanzato Saqib di aver sentito una conversazione telefonica tra i suoi genitori e lo zio materno; la ragazza afferma che «volevano ammazzare qualcuno; l’ho sentito con le mie orecchie». Anche Saqib aveva già ricevuto minacce di morte, anche ai suoi parenti ancora in Pakistan, se non avesse messo fine alla relazione.

L’ultima immagine inviata da Saman è del 30 aprile, quando manda al fidanzato una foto con un livido involto, accusando il cugino Iran di averla picchiata per la sua storia d’amore senza matrimonio. Alle 23:30, chiede a Saqib di allertare la polizia se non avesse più avuto sue notizie nelle successive 48 ore. È l’ultimo messaggio.

Sarebbe avvenuta una lite violenta tra Saman e i parenti, che volevano spingerla a tornare al più presto in Pakistan. Secondo la deposizione del fratello minore, la ragazza sarebbe riuscita a recuperare i suoi documenti e si stava preparando a lasciare la casa dei genitori. Le telecamere la inquadrano a mezzanotte passata incamminarsi con i genitori verso le serre vicino a casa, poi lei e la madre scompaiono dall’inquadratura mentre il padre rimane in attesa. Qualche minuto dopo, la donna rientra nelle immagini, ma sola.

Saman Abbas, la nuova versione del padre per difendere la moglie

Proprio le prove recuperate dai filmati di sorveglianza fanno supporre che sia stata la madre a commettere materialmente l’omicidio. Entrambi i genitori tuttavia sono stati condannati in primo grado all’ergastolo.

Tuttavia, in concomitanza con la notizia dell’arresto in Pakistan di Nazia Shaheen, Quarto Grado ha mandato in onda un’intervista esclusiva a Shabbar Abbas, attualmente in carcere a Modena. Il padre di Saman ha contestato la ricostruzione dei pm accusando invece i nipoti, Ikram Ijaz e Nomanhulaq Nomanhulaq per l’omicidio della ragazza. Shabbar, ha spiegato, avrebbe chiesto a loro e al fratello Danish di occuparsi di una “spedizione punitiva”, per intimorire Saqib Ayub, ma di non aver mai chiesto di sbarazzarsi della figlia.

Sarebbe stata un’iniziativa dei parenti, dunque, che poi lo avrebbero anche ricattato per impedirgli di rivelare la verità. Danish avrebbe minacciato la vita del figlio di Abbas. «Finora penso di aver salvato mio figlio. Il papà di Ikram, suo zio, è tutta gente pericolosa. Sono persone molto pericolose. Mi dicevano: ‘C’è tuo figlio, te n’è rimasto uno, non accusare nostro figlio».

L’uomo ha parlato anche in difesa della moglie, che al momento dell’intervista era ancora latitante: «Nazia non ha ucciso Saman. Una madre piange sempre per sua figlia. Adesso non viene in Italia, ma basterebbe una mia parola e lei arriverebbe qui […] Io voglio solo giustizia, per mia figlia. Rimango in carcere, non c’è problema, tanto fuori non ho più niente. Quando sento in televisione che io e mia moglie abbiamo ammazzato nostra figlia, mi fa molto male».

La giustizia pakistana deciderà per l’estradizione di Nazia Shaheen il prossimo 12 giugno. Se andrà tutto liscio, la donna potrebbe affrontare il processo d’appello in Italia in autunno.

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Info Laura Casale

Laureata in Comunicazione professionale e multimediale all'Università di Pavia, Laura Casale (34 anni) scrive su giornali locali genovesi dal 2018. Lettrice accanita e appassionata di sport, ama scrivere del contesto ligure e genovese tenendo d'occhio lo scenario europeo e internazionale.

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