Nuovo forno crematorio? No al business dei morti a Genova

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Oggi, davanti a Palazzo Tursi, sede del Comune di Genova, si è tenuta una manifestazione organizzata da Legambiente e dai comitati locali, tra cui quelli di via Vecchia, Banchelle e Parco delle Mura. I cittadini si sono radunati per protestare contro la costruzione di un secondo forno crematorio nel cimitero di Staglieno, ritenendo l’opera non necessaria.

I manifestanti hanno presentato un ricorso al Tar, sostenendo che il forno crematorio attualmente operativo a staglieno, gestito da So.Crem, sia sufficiente a soddisfare le esigenze della città. Una delle principali preoccupazioni espresse riguarda la possibilità che il nuovo impianto possa attirare salme provenienti anche da fuori regione, aumentando così il traffico e l’impatto ambientale nell’area.

La posizione di Legambiente e dei comitati

Legambiente e i comitati di via Vecchia, Banchelle e Parco delle Mura hanno sottolineato che il secondo forno crematorio a Staglieno non solo è superfluo, ma potrebbe anche avere ripercussioni negative sulla qualità della vita dei residenti. “Non c’è bisogno di un altro impianto,” ha dichiarato un portavoce di Legambiente, “quello esistente è già adeguato per le necessità locali.

La decisione del Comune di dare il via libera ai lavori ha suscitato grande sconcerto tra i cittadini della Valbisagno, che hanno già espresso la loro contrarietà attraverso petizioni e incontri pubblici. La Rete Genovese, che ha coordinato la manifestazione, ha ribadito che continuerà a lottare contro la costruzione del nuovo forno fino a quando non verranno prese in considerazione le preoccupazioni della comunità.

Il sindaco Marco Bucci e la protesta

Durante la manifestazione, il sindaco Marco Bucci è passato in via Garibaldi, dove ha visto i cartelli dei manifestanti ma non si è fermato a discutere con loro. Questa reazione ha ulteriormente alimentato il malcontento tra i presenti, che si aspettavano un dialogo più aperto da parte dell’amministrazione comunale.

La nostra battaglia è solo all’inizio,” ha affermato un rappresentante della Rete Genovese. “Continueremo a far sentire la nostra voce finché il Comune non riconoscerà la volontà dei cittadini.

Prossimi passi

Il ricorso al Tar presentato da Legambiente e dai Comitati rappresenta un passo cruciale nella lotta contro il nuovo forno crematorio. Nel frattempo, i cittadini di Genova attendono con ansia la risposta delle autorità competenti, sperando che venga rispettata la volontà della comunità e che si considerino soluzioni alternative che non impattino negativamente sull’ambiente e sulla qualità della vita dei residenti.

La protesta poi è approdata anche nella Sala Rossa dove i consiglieri di opposizione hanno contestato la mancata ammissione di un ordine del giorno di Cristina Lodi, di Azione, condiviso da tutti i consiglieri di opposizione, bocciato per questioni di competenza che chiedeva di sospendere i lavori in attesa del pronunciamento del TAR e le disposizioni del nuovo piano regionale di programmazione.

Queste le parole di Cristina Lodi: “I forni crematori, compresi quelli dotati delle tecnologie più avanzate di abbattimento dei fumi… inevitabilmente rilasciano nell’ambiente sostanze nocive e tossiche e dannose per la salute umana e per l’ambiente…”

La questione rimane aperta e continuerà a essere monitorata da vicino da tutte le parti coinvolte. Le proteste di oggi sono un chiaro segnale del dissenso popolare e della determinazione dei genovesi a difendere il loro territorio.

Leggi anche: So.Crem partecipa alla “Settimana dei Cimiteri Europei”

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