La genovese Francesca Galleano al Salone del Libro di Torino
©Salone Internazionale del Libro di Torino 2024

La genovese Francesca Galleano al Salone del Libro di Torino

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Al Salone Internazionale del Libro di Torino 2024, una giovane autrice genovese ha debuttato alla prestigiosa fiera con il suo libro dedicato alla storia della tifoseria blucerchiata e alle sue diverse declinazioni in giro per il mondo. Il suo nome è Francesca Galleano, interessante penna che sta emergendo tra i nuovi e giovani scrittori liguri del panorama letterario italiano.

A pochi giorni dalla pubblicazione, avevamo già avuto modo di conoscere la giovane scrittrice e il suo libro, ripercorrendone le diverse fasi di realizzazione e approfondendo le tematiche trattate. Stavolta saranno invece le parole della stessa autrice a raccontare la sua Sampdoria. La grande storia della tifoseria blucerchiata, lasciandoci qualche impressione su questo suo importante debutto ad un Salone del Libro di Torino ricco di sorprese!

L’intervista

Cosa significa per te partecipare al Salone Internazionale del Libro di Torino 2024 con la tua opera?

Partecipare al Salone del Libro di Torino è ovviamente un’emozione enorme e inaspettata che mi rende particolarmente orgogliosa. Essere qui vuol dire che il mio lavoro è stato apprezzato e poter condividere questo spazio con personalità del mondo del giornalismo, della letteratura e della cultura di fama internazionale è un qualcosa che non capita tutti i giorni. Spero di essere stata all’altezza e di poter raccontare al meglio il mio libro davanti a persone che ho ammirato e che ammiro, offrendo a tutti una panoramica esaustiva e chiara della mia opera.

Com’è nata l’idea di questo libro e in quanto tempo l’hai sviluppata?

L’idea è nata da una proposta dell’editore. Grazie ai miei lavori precedenti avevo già avuto contatti con i club e con diversi esponenti del tifo blucerchiato, per cui ho ricevuto e accettato con grande entusiasmo questo invito. Anche se il periodo non era tra i più felici per la squadra e la società, ho intrapreso questa nuova avventura, raccontando un mondo per cui provo grande rispetto.

C’è stato un momento in cui hai avuto il classico “blocco dello scrittore” e hai pensato di abbandonare il progetto oppure no?

Si, ho vissuto un importante momento di blocco in occasione del finale dello scorso campionato e ai successivi avvenimento. Mi sentivo sconfortata ed ero convinta che sarebbe finito tutto, per cui temevo che il mio lavoro sarebbe stato sprecato. Fortunatamente ho trovato nuovi stimoli quando la Samp era ad un passo dal fallimento. In quelle giornate di grande tensione e paura in corte Lambruschini ho condiviso emozioni importanti con gli altri tifosi, provando sentimenti mai provati prima che mi hanno spinto a raccontare a prescindere una storia che alla fine ha avuto un epilogo migliore.

Essendo una tifosa doriana, è stato più semplice scrivere di questa tematica o hai riscontrato difficoltà nel mantenere il giusto distacco emotivo?

Il mio è un libro sulla tifoseria sampdoriana a cui hanno partecipato tifosi blucerchiati che hanno dedicato la vita ai rispettivi club. Per questo, penso sia destinato principalmente a questa categoria di lettori. Nella scrittura non mi sono quindi posta la questione del distacco emotivo, in quanto è ben evidente la mia fede blucerchiata e la mia partecipazione in prima persona a partite e iniziative.

Per quanto riguarda lo stile narrativo, ho provato a raccontare le diverse storie dal mio punto di vista e da quello di tutti i tifosi che mi hanno dedicato il loro tempo. Tra questi, tengo particolarmente a ricordare, soprattutto in occasione di un momento tanto emozionante come la partecipazione al Salone del Libro di Torino, un’icona della tifoseria blucerchiata con cui sono stata in contatto durante la stesura dell’opera e che è stata sempre molto disponibile con me: Sina Borrello del club “Il Tamburino” di Pegli.

Cosa vuol dire, secondo te, tifare Samp o Genoa in una città così legata al calcio come Genova?

Per rispondere ti racconto una storia simpatica di quando ero piccola e andavo alle elementari. Sono cresciuta in una famiglia blucerchiata ma ho sempre conosciuto e giocato con bambini di entrambe le fedi calcistiche. Per questo, ero convinta che chiunque tra i miei coetanei avesse una squadra del cuore. Appena conoscevo un nuovo bambino o una nuova bambina, gli chiedevo infatti a che squadra tenesse.

Ricordo inoltre la mia sorpresa quando qualcuno mi rispondeva di non seguire il calcio o di essere della Juve, del Milan, dell’Inter o del Napoli, perché mi sembrava fuori dal normale non tifare Samp o Genoa. Detto ciò, Genova è una delle poche città ad essere così legata alla propria identità calcistica nonostante abbia due squadre di media/bassa classifica. Per quanto sia sempre più facile che soprattutto le nuove generazioni guardino alle realtà vicine più blasonate, da Inter e Milan alla Juve, la tendenza a tifare le formazioni cittadine continua infatti a resistere (fortunatamente) all’ombra della Lanterna.

Questo aspetto in particolare mi riempie di gioia. A tal proposito ricordo un episodio del 2022, quando vidi tantissimi bambini con sciarpe e magliette di Samp e Genoa all’uscita delle scuole dopo il derby della Lanterna. Nonostante i momenti difficili di entrambe le squadre e al di là del risultato, era infatti stupendo riscontrare e respirare questo legame così forte anche tra i più giovani.

Sono infine convinta che la presenza di due squadre in città aiuti tantissimo a mantenere vivo questo senso di appartenenza, anche grazie ad una sana rivalità. Dal punto di vista sportivo, vedere l’impegno delle due tifoserie a fare meglio degli avversari, dalla creazione di nuove coreografie al sostegno dagli spalti, è difatti la cosa che rende Genova una città unica!

Nel tuo libro ripercorri la storia e le attività dei principali club di tifosi blucerchiati in Italia e nel mondo. Hai mai partecipato in prima persona a iniziative di beneficenza del genere?

Si. Ho preso parte ad alcune iniziative di beneficenza in passato, sostenendone altre da tifosa. Da poco faccio parte del club del Levante blucerchiato, per cui non ho ancora avuto modo di dare una mano. Nonostante ciò, sono determinata a dare il mio contributo ad uno dei gruppi più attivi nella mia zona e che frequentavo sin da piccola con i miei nonni.

Oltre ai lati positivi dei club di tifosi esiste purtroppo quello legato a eventi violenti e pericolosi. Cosa pensi della violenza tra tifoserie e all’interno delle stesse curve?

Sul lato della violenza, per quanto questo discorso sembri paradossale dopo gli avvenimenti degli ultimi giorni, penso che il rischio di episodi simili aumenti purtroppo quando si radunano così tante persone. Dopo anni decisamente difficili, a Genova le due tifoserie vivevano da tempo nel rispetto e nella civiltà, al di là degli sfottò e di qualche episodio oltre le righe e fuori luogo.

Il nostro derby è addirittura considerato tra i più affascinanti e rispettosi d’Italia, per cui atti del genere contribuiscono a infangare la sua immagine e a farci fare una brutta figura. La speranza è che episodi di tale violenza possano dunque esaurirsi il prima possibile, senza essere alimentati ulteriormente e in modo insensato da persone che non rispettano i regolamenti delle tifoserie. Mi auguro ciò soprattutto perché i playoff potrebbero portare in città una grande quantità di persone, rendendo così ancor più drammatico un episodio violento come quelli dell’ultima settimana.

Qualora dovessi trovare tre motivi per convincere i lettori a comprare e leggere il tuo libro, quali mi diresti?

Userei tre aggettivi: simpatico, perché racconta aneddoti di tifosi che hanno vissuto al seguito della Samp tutta la vita e hanno tantissime avventure da raccontare a riguardo; storico, perché traccia un percorso cronologico dalle origini nei quartieri genovesi dei primi movimenti del tifo che poi hanno valico i confini liguri e nazionali con il tempo; e infine passionale, perché si tratta di una storia d’amore a tutti gli effetti con tanti protagonisti che raccontano la propria fede, la propria storia e le proprie emozioni.

Secondo te, quale potrebbe essere il target principale tra le diverse categorie di lettori?

Penso che il target principale sia rappresentato dai tifosi doriani che hanno vissuto il periodo d’oro della Samp. Il mio è infatti un libro vicino ad un pezzo importante della loro per storia e del loro pensiero… Le nuove generazioni sono più coinvolte dai movimenti ultras e quindi vivono i club in modo marginale, tuttavia sono felice di avere anche alcuni giovani lettore perché vorrei che più ragazzi tornassero ad avvicinarsi ai club…

E questo è anche ciò che mi hanno raccontato molti membri dei vari club. Nei momenti molto difficili, l’aiuto di ogni persona è stata infatti fondamentale per tenere in vita queste realtà, per cui l’aiuto dei più giovani è vitale per la sopravvivenza delle tifoserie in un’epoca, quella del calcio moderno, in cui è tutto più difficile.

Da uno a dieci quanto sei soddisfatta della tua opera e perché?

Sono sempre molto severa con me stessa e non mi piace valutarmi. Per questo, darei al libro un 8 per l’impegno e la fatica. Con il senno di poi mi sarebbe piaciuto raggiungere qualche club in più… alcuni purtroppo non sono riuscita a contattarli e altri invece sono nati nell’estate in cui il libro era ormai già in stampa.

Il Salone del Libro 2024 non è certo una gara e non ero alla ricerca di un primato. Questo libro nasce infatti con lo scopo di diffondere quello spirito di condivisione e aggregazione a cui si ispira il calcio, raccontando le storie di personaggi che hanno speso tutta la loro vita al seguito di una squadra. Per questo, direi che un 8 è la valutazione più obiettiva.

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Info Alessandro Gargiulo

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Anacaprese trapiantato prima ad Udine e poi a Genova, coltivo la passione per la scrittura e il giornalismo fin da piccolo. Come un vero e proprio girovago, sono giunto in città per frequentare il corso di Informazione ed Editoria ed inseguire il mio sogno. Autentico malato di calcio, ho la fortuna di poter raccontare lo sport su LiguriaDay. Mix vincente tra Cannavacciuolo e Adani, spero in una carriera in cui potermi occupare soprattutto di calcio femminile.

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