Carcassa di balenottera spiaggiata a Finale Ligure

Carcassa di balenottera spiaggiata a Finale Ligure

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Nel tardo pomeriggio di ieri, sabato 27 gennaio, la carcassa di una giovane balenottera si è spiaggiata presso la costa di Finale Ligure. I resti dell’esemplare, lungo circa 10 metri, sono stati individuati sulla spiaggia di San Donato. Nulla da fare per la balenottera, che al ritrovamento è apparsa già morta e in stato di decomposizione.

L’ipotesi dunque è che il decesso sia avvenuto al largo e che la corrente abbia poi trasportato il corpo verso la spiaggia di Finale Ligure. Non si conoscono ancora le cause della morte: la balenottera potrebbe essere deceduta sia per motivi naturali sia per cause dettate dall’uomo, come l’inquinamento marino, l’ingestione di elementi di plastica o lo scontro con un natante. A questi domande dovranno dare risposte gli accertamenti che si sono attivati ieri. Sono infatti in corso le procedure per il recupero e lo smaltimento della carcassa.

L’Osservatorio Savonese Animalista: fate affondare la balenottera al largo

L’Osservatorio Savonese Animalista (OSA) alla notizia del ritrovamento ha ricordato il valore che ha un cetaceo deceduto per l’ecosistema marino. Ormai carne e ossa, la carcassa di balenottera potrebbe alimentare le tante specie animali marine che vivono nei fondali profondi del Santuario Pelagos. Specie che, a loro volta, contribuiscono ad incrementare la catena biologica di pesci e cetacei di superficie.

L’associazione animalista dunque si augura che «fatta comunque e prioritariamente salva la sicurezza della navigazione e risolti i relativi problemi tecnici, il grande corpo venga trainato al largo e lasciato affondare».

OSA in una nota aggiungere di sperare che «l’avvenimento faccia riflettere la Regione Liguria sulla presunta tutela dei cetacei nel Santuario Pelagos: dopo la costituzione formale dell’area (ottobre 2001) non è più stato approvato un solo articolo di legge e l’area marina rimane quindi solo una “espressione geografica”, dove ancora sono permesse le “ferrettare”, reti lunghe fino a 2,5 chilometri, vere trappole per cetacei e pesci pelagici, e attrezzi professionali anche a pescatori sportivi, come nasse e parangali; e dove il recupero e lo smaltimento delle migliaia di chilometri di reti da pesca perdute o abbandonate è ancora raro e svolto solo da organizzazioni private di volontari e scienziati».

L’ultimo episodio analogo rimane a quest’estate, quando la carcassa di un capodoglio si è arenata a Varazze.

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Info Laura Casale

Laureata in Comunicazione professionale e multimediale all'Università di Pavia, Laura Casale (34 anni) scrive su giornali locali genovesi dal 2018. Lettrice accanita e appassionata di sport, ama scrivere del contesto ligure e genovese tenendo d'occhio lo scenario europeo e internazionale.

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