Più di 7.000 persone ai funerali di Giulia Cecchettin. Il papà: «Il nostro dolore sia ispirazione di cambiamento»

Più di 7.000 persone ai funerali di Giulia Cecchettin. Il papà: «Il nostro dolore sia ispirazione di cambiamento»

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Più di 7.000 persone nella piazza davanti alla Basilica di Padova per i funerali di Giulia Cecchettin questa mattina, oltre ai 1.200 posti all’interno della chiesa. Una folla enorme che ha seguito la celebrazione dai megaschermi approntati per l’occasione: gli amici, i compagni di corso, conoscenti, ma anche moltissime persone che sono state toccate dalla storia di questa giovane donna di 22 anni assassinata dal suo ex fidanzato, Filippo Turetta, che non accettava la fine della loro relazione. Una folla enorme, malgrado le basse temperature e la pioggia, che ha preso posto già dalle prime ore del mattino. 

In chiesa, oltre ai familiari moltissimi rappresentanti delle istituzioni locali e nazionali, a cominciare dal Ministro Carlo Nordio al Presidente della Regione Veneto Luca Zaia e oltre cento sindaci. Molti partecipanti con un nastrino rosso appuntato sul petto, come richiesto dal governatore sui suoi profili social, a indicare l’unità della comunità nel combattere la violenza di genere.

In quest’ottica i funerali di Giulia Cecchettin organizzati sul tema della speranza e del cambiamento

Per la prima lettura Giulia Zecchin, migliore amica della vittima, ha letto un passo del profeta Isaia: “Un germoglio spunterà dal tronco di lesse, un virgulto germoglierà dalle sue radici. Su di lui si poserà lo spirito del Signore”, questo l’incipit della lettura, a indicare un messaggio che è tornato più e più volte nel corso della funzione.

Le persone che conoscevano Giulia Cecchettin e chi l’ha conosciuta nelle settimane del suo tragico finale cercano infatti di dare un senso a quanto accaduto. L’ondata di indignazione e di protesta che ha seguito il ritrovamento del corpo continua anche dopo le celebrazioni del 25 novembre e continuerà anche dopo il funerale. Giulia Cecchettin non sarà l’ultima donna a morire di femminicidio in Italia – già tre le donne uccise dal proprio coniuge dopo di lei – ma potrà essere un punto di svolta per una presa di coscienza collettiva importante.

Le parole del vescovo di Padova: «Accogliamo la voglia di vivere di Giulia in noi perché possa fiorire nel mondo»

Una chiamata all’impegno richiamata anche nell’omelia dal vescovo di Padova, monsignor Claudio Cipolla, che ha officiato i funerali di Giulia Cecchettin.

«Questo impegno è indispensabile, non solo per garantire la qualità di vita al singolo individuo, ma anche per realizzare quei contesti sociali e quelle reti in cui le persone siano valorizzate in quanto soggetti in grado di dare un contributo originale e creativo. Il sorriso di Giulia mancherà al papà Gino, alla sorella Elena, al fratello Davide, a tutta la sua famiglia. Mancherà agli amici, ma anche a tutti noi perché il suo viso c’è diventato caro», ha detto monsignor Cipolla. «Custodiamo però la sua voglia di vivere, le sue progettualità e i suoi passioni. Le accogliamo in noi come quel germoglio di cui parla il profeta, perché desideriamo insieme attendere la fioritura del mondo, nel quale finalmente anche i nostri occhi saranno beati».

Il dolore, l”impegno, ma anche la speranza. «Abbiamo bisogno che la nostra attesa sia sostenuta dalla speranza. La speranza è un dolore dello spirito che ci aiuta a vivere, a cercare, a trovare e costruire la vita. Di fronte alla morte di Giulia, ma anche a quella di tante donne, bambini e uomini sopraffatti dalle violenze e dalla guerra, emergono tutti i nostri dubbi. Non solo ci chiediamo, davvero ci sarà la vita dopo la morte, ma anche se ha senso impegnarsi se poi tutto si riduce a cenere», ha continuato il, ricordando il messaggio cristiano della vita eterna e dell’importanza di essere costruttori di pace e di solidarietà».

A ogni seduta una foto di Giulia, sorridente e ottimista per il suo futuro, a ricordare la persona che era e non solo la sua tragica fine 

«Mia figlia Giulia era proprio come l’avete conosciuta: una giovane donna straordinaria, allegra, ma desiderosa di imparare. Ha abbracciato la responsabilità della gestione familiare dopo la prematura perdita della sua mamma. Oltre alla laurea, che sia meritata è che ci sarà consegnata nei prossimi i giorni, Giulia si è guadagnata così giovane il titolo di mamma. Nonostante la sua giovane età era già diventata una combattente, una oplita, come spesso si definiva, come i soldati greci», l’ha descritta Gino Cecchettin al termine della celebrazione. 

Il padre di Giulia ha colto l’occasione anche per chiedere alla società civile e alla politica di dare un senso e uno scopo al sacrificio di sua figlia: «Il femminicidio è spesso risultato in una cultura che svaluta la vita delle donne, vittime proprio di coloro che avrebbero dovuto amarle. Invece sono state pensate, costrette lunghi periodi di abusi fino a perdere completamente la loro libertà prima di perdere anche la vita. Come può accadere tutto questo? Come è potuto accadere a Giulia? Ci sono tante responsabilità, ma quella educativa ci coinvolge tutti: famiglie, scuola, società civile, mondo dell’informazione. Mi rivolgo per primo agli uomini, perché noi per primi dovremo dimostrare di essere agenti di cambiamento contro la violenza di genere».

Gino Cecchettin ha invitato i presenti a fare la propria parte per scardinare la cultura che tende a minimizzare la violenza da parte di uomini apparentemente normali

«Dovremmo essere attivamente coinvolti, ascoltando le donne e non girando la testa di fonti segnale di violenza, anche i più lievi. La nostra azione personale è cruciale per rompere il ciclo e creare una cultura di responsabilità e supporto. Insegniamo ai nostri figli i valori del sacrificio e dell’impegno. Li aiutiamo li anche ad accettare le sconfitte. Creiamo nelle nostre famiglie quel clima che favorisca il dialogo, un dialogo sereno da chi diventi possibile educare i nostri figli a rispetto della sacralità di ogni persona, ad una sessualità libera, da ogni possesso e all’amore vero che cerca solo il bene dell’altro».

Il suo discorso si è concentrato anche sulle scuole, che devono essere luoghi sicuri e inclusivi per tutti. Le parole più dure dedicate ai media, che spesso per uscire rapidamente diffondono notizie distorte e sensazionalistiche che possono alimentare il pregiudizio e quel clima culturale che permette di continuare a perpetuare comportamenti violenti. 

«Chiamarsi fuori, cercare le giustificazioni, difendere il patriarcato quando qualcuno ha la forza e la disperazione perché lo chiamano col suo nome, trasformare le vittime in bersagli, solo perché dicono qualcosa con cui magari non si hanno d’accordo, non aiuta a battere la paura», ha ribadito Gino Cecchettin, richiamando anche le azioni di hater che stanno interessando l’altra sua figlia, Elena, che dopo la conferma della morte della sorella ha preso posizioni dure, anche contro il mondo della politica, e che per questo è finita nel tritacarne mediatico. 

«La vita non è una questione di come sopravvivere la tempesta, ma di come danzare nella pioggia. Cara Giulia, è giunto il momento di lasciarti andare. Salutaci mamma, ti penso abbracciata a lei e ho la speranza che strette insieme il vostro amore sia così forte da aiutare Elena, Davide e anche me. Non solo a sopravvivere in questa tempesta di dolore che ci ha travolto, ma anche di imparare a danzare sotto la pioggia. Sì, noi tre che siamo rimasti vi promettiamo che un po’ alla volta impareremo a muovere i passi di danza sotto questa pioggia. Cara Giulia, grazie per questi 22 anni che abbiamo vissuto insieme e per l’immensa tenerezza che ci hai donato. Anche io ti amo tanto e anche Elena e Davide ti adorano. Io non so pregare, ma so sperare. Ecco, voglio sperare insieme a te e alla mamma. Voglio sperare insieme a Elena e a Davide, voglio sperare insieme a tutti voi qui presenti che tutta questa pioggia di dolore fecondi il terreno delle nostre vite. Voglio sperare che un giorno possa germogliare e che produca il suo frutto di amore, di perdono e di pace. Addio Giulia, amore mio». 

Dopo la sua lettera, Gino Cecchettin è tornato al banco in prima fila e ha abbracciato forte Davide ed Elena

Al termine dei funerali, il feretro di Giulia Cecchettin è stato accolto sul sagrato della Basilica da un forte applauso e dal suono di campanelle e altri strumenti, in accordo con la richiesta della famiglia di fare rumore, di non tacere e non rimanere in silenzio. Oggi, nel giorno del funerale, e ogni giorno davanti a un comportamento violento.

La salma ora procederà verso il paese natale della famiglia Cecchettin, per un ultimo addio privato per i familiari dopo la forte prova della cerimonia pubblica. Dopo di ché, nel pomeriggio sarà tumulata vicino alla madre, scomparsa pochi mesi fa. 

La preghiera di pace anche il responsabile della morte di Giulia e per la sua famiglia

In un passaggio dell’omelia, monsignor Cipolla ha rivolto una preghiera anche per la famiglia Turetta:  «Donaci signore, anche la pace del cuore, del mio cuore e del cuore di tutti i presenti, chiediamo la pace nel cuore anche per Filippo e la sua famiglia. Il nostro cuore cerca tenerezza, comprensione, affetto, amore. La pace del cuore è pace con se stessi, con il proprio corpo, con la propria psiche, con i propri sentimenti, soprattutto quelli che riguardano il senso delle azioni che compiamo e il senso della vita».

Filippo Turetta, che dovrebbe aver seguito i funerali dal carcere grazie alla diretta su Rai1 e su Canale5, ha rilasciato domenica una piena confessione dell’omicidio di Giulia Cecchettin, cercando però di restituire un quadro di “momentanea follia” che lo ha portato a uccidere. Rimane infatti in discussione l’aggravante della premeditazione: se gli fosse riconosciuta e fosse esclusa anche una parziale infermità mentale, la sentenza al processo che si celebrerà nei prossimi mesi potrebbe tradursi in ergastolo.

Nel frattempo si teme che l’inchiesta sul caso possa subire un trasferimento d’ufficio. Bruno Cerchi, procuratore di Venezia, è stato accusato di non aver tenuto un comportamento imparziale in questa e in altre indagini per via dei suoi rapporti con un perito, il professore Massimo Montisci, ex presidente dell’istituto di Medicina legale di Padova, coinvolto in vicende giudiziarie. La decisione sarà presa mercoledì prossimo dal Consiglio Superiore della Magistratura.

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Info Laura Casale

Laureata in Comunicazione professionale e multimediale all'Università di Pavia, Laura Casale (34 anni) scrive su giornali locali genovesi dal 2018. Lettrice accanita e appassionata di sport, ama scrivere del contesto ligure e genovese tenendo d'occhio lo scenario europeo e internazionale.

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