Inaugurato a Roma il “Food System Summit +2” della FAO

Inaugurato a Roma il “Food System Summit +2” della FAO

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Ha preso il via oggi pomeriggio il “Food System Summit +2”, seconda edizione dell’evento internazionale della FAO, che si terrà a Roma fino al 26 luglio. Il forum di lavoro è un’occasione per gli oltre 2.000 delegati da 161 diversi paesi del mondo, tra cui 22 Capi di Stato o di Governo.

Scopo dell’evento è promuovere la sicurezza alimentare a livello globale, sottoscrivendo un piano concreto di azioni pratiche e quotidiane allo scopo di raggiungere l’obiettivo “Fame Zero” dell’Agenda 2030. Al momento si calcola che 43 milioni di persone rischiano di morire di fame nel prossimo futuro, mentre altri 783 milioni sono in crisi alimentare, 122 milioni in più rispetto al 2019.

I lavori sono stati inaugurati alle 14:30 dal Segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, e dalla Presidente del Consiglio dei ministri, Giorgia Meloni, che ha rivendicato di aver fortemente voluto che l’Italia organizzasse questo summit.

«La sicurezza alimentare è sempre stata una delle direttrici strategiche della nostra politica estera e una priorità nell’apporto italiano alla cooperazione allo sviluppo. La sicurezza alimentare è diventata una delle sfide principali del nostro tempo, in un mondo profondamente interconnesso», ha dichiarato Meloni nel discorso inaugurale. «La pandemia ha scosso le reti di commercio internazionale e della mobilità, mettendo a nudo le debolezze dell’approvvigionamento mondiale e della globalizzazione. Mentre cerchiamo di superare l’impatto della pandemia e di ricostruire i flussi commerciali globali, la guerra di aggressione della Russia contro l’Ucraina ha sconvolto i prezzi globali dell’energia e ha contribuito a scatenare ondate di inflazione in tutto il mondo a spese nelle nazioni più vulnerabili, specialmente nel sud globale». 

Il peso del conflitto russo-ucraino 

Il mancato rinnovo dell’accordo sul grano ucraino e l’interruzione della missione americana per garantire il trasporto sicuro delle derrate alimentari (grano ma anche semi di girasole, mais e altri prodotti agricoli) peseranno nel breve e nel medio periodo sugli approvvigionamenti di molti paesi in via di sviluppo e del terzo mondo.

Sia Guterres che Meloni hanno speso un momento del loro discorso per chiedere alla Russia di riconsiderare l’accordo.

Il Segretario generale dell’ONU ha dichiarato: «Stiamo già vedendo l’effetto negativo sui prezzi globali del grano e del mais che danneggia tutti. L’accordo è stato un’ancora di salvezza per la sicurezza alimentare globale e la stabilità dei prezzi alimentari globali, tanto che i prezzi del cibo erano scesi del 23% rispetto ai massimi dello scorso anno». 

Anche la Presidente del Consiglio italiana si è impegnata a «continuare a sostenere tuti gli sforzi per la ripresa di questa importante iniziativa ed esortiamo la Russia a riconsiderare questa decisione».

Purtroppo, mentre la conferenza era ancora in corso, è arrivata dall’Ucraina un nuovo attacco a un’infrastruttura di stoccaggio del grano nel porto fluviale di Reni, sul Danubio. Il sito si trova a pochi chilometri dal confine ucraino con la Romania. Quattro persone sono rimaste finite nell’attacco con 15 droni iraniani, che segue i diversi bombardamenti sulla città di Odessa e sui centri vicini degli ultimi giorni. Dopo essere stata attaccata la rotta attraverso il Mar Nero, ora si colpisce il transito di grano via terra. Potrebbe essere una rappresaglia per l’attacco con i droni a Mosca rivendicato dai servizi segreti ucraino, ma in ogni caso rappresenta una nuova minaccia al trasporto dei cereali e per la sicurezza alimentare globale. 

La sicurezza alimentare come chiave strategica per la gestione dei flussi migratori

Meloni ha fatto presente quanto sia importante la sicurezza alimentare per garantire uno scenario politico di pace e dove le persone non siano obbligate a lasciare il proprio Paese per avere accesso a risorse primarie come il cibo. «Anche in quest’ottica», ha detto, «ieri l’Italia ha ospitato a Roma la conferenza su Migrazione e sviluppo, e ha lanciato una nuova iniziativa internazionale per sostenere la stabilità politica e promuovere lo sviluppo sociale ed economico, affrontando al contempo le cause profonde che spingono le persone a migrare e che alimentano le reti criminali di trafficanti di esseri umani. Il nostro obiettivo è assicurare a tutti il diritto a non dover migrare, ossia la possibilità di vivere con dignità e in pace nella propria terra».

Ricordando che quest’ultima è una riflessione di Papa Francesco, che ha chiesto alla comunità internazionale di impegnarsi per codificare questo obiettivo, Meloni ha dichiarato che la sicurezza alimentare è un tassello fondamentale a tal proposito.

«La sicurezza alimentare è anche il vero significato di sovranità alimentare, il diritto di una persona e di un popolo e di una persona di scegliere il proprio modello produttivo e il proprio sistema di alimentazione. Inoltre, più è forte il rapporto tra territorio, popolo, lavoro e cibo, e più è forte la capacità di un popolo di produrre cibo di qualità e di far crescere le proprie filiere produttive». 

La Presidente del consiglio ha fatto presente che fa spesso riferimento al continente africano perché è una regione potenzialmente molto ricca del mondo, sia per risorse minerarie che per possibilità agricole, e che la cooperazione internazionale deve lavorare per un modello di sviluppo che non sia predatorio ma che permetta alle nazioni africane di godere delle proprie ricchezze.

Non mangiare a sufficienza o mangiare troppo e male

La riflessione si concentrerà non solo sul problema della denutrizione estrema, ma sui problemi della malnutrizione. L’insicurezza alimentare infatti non riguarda solo le persone che non hanno accesso al cibo, ma anche quelle che per problemi economici o per cattive abitudini non seguono una routine alimentare sana e bilanciata. Il problema della cattiva alimentazione è comune a tutti i Paesi mondo, anche a quelli più ricchi, dove l’accesso al cibo è semplice per tutta la popolazione, eppure i prodotti freschi – in particolare ortofrutticoli – o di qualità rimangono un lusso per una minoranza.

Il cibo di bassa qualità tendenzialmente ha costi più bassi ed è arricchito con quantità di sale e zuccheri tali da attivare delle vere e proprie dipendenze in chi lo consuma quotidianamente o con una frequenza molto elevata.

In questa cornice si valuteranno e promuoveranno i benefici della cosiddetta “dieta mediterranea”, quale modello alimentare che, come ha ricordato Paolo Mascarino, Presidente di Federalimentare, «mette al centro il benessere e e la salute delle persone con prodotti di assoluta qualità, dagli elevati standard di sicurezza alimentare e con un’ampia offerta di offerta di alimenti sempre più in linea con le nuove esigenze dei consumatori».

Food System Summit, un Forum multidisciplinare

Sono moltissime le questioni sul tavolo per garantire gli obiettivi dell’Agenda 2030. Per garantire la sicurezza alimentare sono necessarie misure contro il cambiamento climatico a lungo termine ma anche nel breve periodo – per far fronte agli eventi sempre più estremi che stanno interessando molti Paesi di tutto il mondo, Italia compresa. Serve innovazione tecnologica e investimenti per andare a intervenire sull’agricoltura di sussistenza che ancora esiste in molte zone del mondo e aiutare la popolazione locale a trasformarla non solo in una fonte di cibo sicura, ma anche in una fonte di reddito.

I leader di diversi Paesi in via di sviluppo hanno parlato oggi pomeriggio raccontando le loro esperienze nel far fronte ai cambiamenti climatici e al mercato globale.

Il primo ministro dell’Etiopia, Abiy Ahmed, ha portato l’esempio del progetto Green Legacy, che punta allo straordinario obiettivo di 50 miliardi di piantine di alberi nel suo Paese entro il 2026 e che permetterà di salvaguardare aree coltivabili per il grano locale e fermare l’avanzata del deserto, ma anche di creare anche produzioni di frutta. «Il progetto ha un ruolo fondamentale per il ripristino delle foreste etiopi e per la sicurezza alimentare, con nuove produzioni di avocado, mango, mele e papaya», ha spiegato Ahmed. Altre iniziative sono l’implementazione dell’allevamento in maniera sostenibile e la creazione di spazi coltivati urbani, in modo che anche nelle città sia facile l’accesso agli ortaggi freschi.

Sheikh Hasina, prima ministra del Bangladesh, a sua volta ha parlato delle innovazioni apportate nel suo paese nelle zone costiere, vittime di tifoni sempre più violenti, della reintroduzione della mangrovie per mitigare i loro effetti sulle coste e della ricerca agronoma. «In Bangladesh ci sono otto università pubbliche di agraria dove abbiamo sviluppato 690 varietà colturali a più alta resa, come varietà di riso con maggior resistenza alla salinità, ricche di zinco o con proprietà antiossidanti». Grazie alle politiche messe in campo il Bangladesh è diventato un esportatore di cereali, figurando tra i dieci maggiori produttori mondiali. «Tutti i cittadini hanno diritto a cibo nutriente».

Un occhio speciale per gli stati insulari come Samoa, qui rappresentata dalla prima ministra Fiamē Naomi Mataʻafa

In riferimento al cambiamento climatico, gli stati insulari sono tra i più fragili e che rischiano di essere sommersi nel giro di pochi anni. Intere popolazioni corrono il pericolo di diventare migranti climatici. Ma questi stati sono anche messi in pericolo dagli aumenti del costo dei trasporti, che minano la sicurezza alimentare, e lo sfruttamento intensivo delle risorse marine. «Vediamo ripetere degli impegni per la salvaguardia delle popolazioni dei piccoli paesi insulari, ma poche azioni. Dobbiamo passare da approcci contemporanei ad approcci trasformativi. Non possiamo avere successo senza ottenere un equilibrio tra il pianeta e le persone, finché non ci rendiamo conto che uno non può esistere senza l’altro».

Pushpa Kamal Dahal, primo ministro del Nepal, ha chiuso il gruppo dei capi di governo rappresentando i Paesi meno sviluppati del mondo. «Forse è giunto il momento di costruire sui progressi già compiuti e mostrare il cammino per costruire sulla base degli impegni presi. Il Covid-19 ha avuto un impatto devastante sui mezzi di sussistenza, sui prezzi dei prodotti alimentari e i paesi meno sviluppati chiaramente sono i più esposti». Il Nepal, già gravemente colpito dal grande terremoto del 2015, ha subito con durezza le conseguenze della pandemia. «Per minimizzare il rischio è necessario aumentare gli investimenti sui sistemi di allarme preventivo che possano farci capire quando ci sono dei problemi che possano far aumentare l’insicurezza alimentare. Questo richiede adottare misure che possano proteggere i più vulnerabili, compresa l’attuazione di una task force di programmi di lavoro nelle comunità più fragili».

L’importanza dell’accesso al credito sostenibile

Tutti i leader che sono intervenuti hanno ribadito l’importanza del credito in forme sostenibili, accessibili per la popolazione e per le piccole e microimprese locali, con un occhio di attenzione alle donne. Sono sempre più numerosi i buoni esempi di agricoltura sostenibile divenuta una fonte di reddito e di indipendenza economiche per le donne dei paesi in via di sviluppo. Tradizioni secolari o millenarie si trasformano e diventano la chiave per molte donne per avere un’alternativa al matrimonio e alla dipendenza dalla famiglia del marito, creando nuove opportunità e generando ricchezza.

I lavori sono iniziati e, anche se certo sarà difficile arrivare a dei risultati in due giorni, ci si augura che mercoledì si potrà leggere un piano di azioni concrete per cominciare a immaginare un approccio nuovo per la sostenibilità e la sicurezza alimentare.

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