Daniela Poggi
Daniela Poggi

Daniela Poggi: intervista esclusiva con l’attrice savonese

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Ospite a Parole Ubikate in Mare con il romanzo “Ricordami!” dedicato alla madre: “L’emozione di salire sul palco della mia città”

C’è grande attesa a Savona per Daniela Poggi, ospite d’eccezione mercoledì 19 luglio di Parole Ubikate in Mare, la rassegna letteraria estiva della Liguria che, giunta al secondo anno, prevede appuntamenti ad Albissola Marina e a Savona.

L’attrice, nata nella cittadina ligure, sarà in Piazza Sisto IV alle ore 21.15 per presentare il suo romanzo Ricordami! edito da La Vita Felice e disponibile anche in versione audiolibro. Parteciperà alla serata l’attrice genovese Giorgia Würth.

Teatro, cinema, televisione e scrittura: è una carriera lunga e prestigiosa quella di Daniela Poggi che a giugno di quest’anno ha ricevuto il Premio Margutta per il cinema.

La brava attrice ha sempre affiancato all’attività artistica un costante impegno nel sociale: nel 2001 è stata infatti nominata Goodwill Ambassador dell’UNICEF-Italia con la seguente motivazione:

“Per sensibilizzare e coinvolgere l’opinione pubblica sui problemi dell’infanzia, testimoniando e promuovendo con il suo impegno nel mondo della cultura e dello spettacolo la solidarietà e il sostegno alle iniziative dell’UNICEF”.

L’esordio da giovanissima a teatro a fianco del grande Walter Chiari e poi gli innumerevoli ruoli da lei interpretati tra commedie e parti drammatiche in film e rappresentazioni teatrali.

In attesa di ascoltarla mercoledì sul palco di Parole Ubikate in Mare, ho avuto l’onore ed il piacere di una interessante e partecipata conversazione.

Daniela, che effetto le fa ritornare a Savona, sua città natale dove ha vissuto fino ai tredici anni?

E’ per me davvero un piacere enorme, un’emozione fortissima. Anche se mi sento cittadina del mondo, Savona è la mia città. Qui ho frequentato le scuole, prima le elementari ad Albissola, poi il collegio Rossello e le medie Chiabrera.

Savona rappresenta per me la parte senz’altro più bella della mia vita, quella più serena e più luminosa dove ho trascorso gli anni della mia adolescenza e i miei primi amori.

E’ rimasto, con questa città, un legame profondo e indissolubile.

Oggi lei vive a Roma ed ha una figlia di cuore: vuole raccontarci il vostro rapporto? 

Sono la madrina di una meravigliosa ragazza che ho conosciuto quando aveva cinque anni.

Per me è davvero come una figlia, anche se lei ha una sua bellissima famiglia. 

Abbiamo percorso molta strada insieme: oggi ha ventisette anni e l’ho sempre affiancata e supportata.  Viaggiamo molto insieme, condividiamo il nostro tempo e la nostra vita.

Lei è passata dall’essere figlia al diventare madre di sua madre. Una condizione innaturale e pesante che l’ha costretta a rivedere un rapporto intaccato dalla malattia. Quando pensa a sua madre Lydia qual è la prima immagine ricorrente?

L’immagine di mia madre che mi accompagna, da sempre, è quella di una donna bellissima.

Ricordo il suo bel sorriso, gli occhi luminosi. Era una donna elegante e raffinata, con i suoi cappelli in testa e le labbra color ciclamino. Una donna  amorevole nella sua severità. Una donna regale.

Mercoledì 19 presenterà il suo libro Ricordami! edito da La Vita Felice: come e perché nasce questo racconto così intimo e personale?

Ricordami nasce dal monologo Io madre di mia madre che ho portato in giro per i teatri.

Quando la mia mamma è mancata, ogni tanto mi mettevo al computer a scrivere.

Poi, a dicembre 2019, ho assemblato il tutto e, grazie ad un’illuminazione arrivata dal cielo, ho scritto il libro.

Ricordami di Daniela Poggi
Ricordami! di Daniela Poggi

Qual è stata la difficoltà più grande che ha dovuto affrontare durante la malattia di sua madre?

Senza dubbio doverla riconoscere, accoglierla, capirla senza combatterla.

Un malato di Alzheimer va accolto con grande pazienza, sensibilità ed empatia.

Ho sempre cercato di comprendere i suoi sguardi e le sue smorfie, i movimenti delle sue dita.

E’ fondamentale provare a capire quali possono essere i pensieri e le emozioni che attraversano la mente di chi abbiamo di fronte.

Lei ha affermato più volte di essersi sentita sola: da un punto di vista dell’assistenza medica oppure per altri motivi?

In quanto figlia unica, già orfana di padre, mi sono ritrovata sola per forza: i parenti e gli amici, in certi frangenti, più di tanto non possono fare.

In queste situazioni ci si trova in balia delle badanti che spesso ti lasciano all’improvviso perché non reggono i ritmi dell’assistenza al malato.

Altre volte arrivano persino a ricattarti per pretendere stipendi ancora più alti.

Certo, è un lavoro pesante e difficile, ma la solitudine pesa moltissimo.

Anche i medici latitano: un malato di Alzheimer è un malato di serie B, uno scarto.

Roma, poi, è una grande città dove risulta più difficile gestire certe dinamiche.

Ricordo quando mi mandavano infermieri incapaci che non erano in grado di fare il loro lavoro, oppure medici che per visitare a casa pretendevano pagamenti in nero.

Dopo questa mia esperienza posso dire che le famiglie più povere non vanno lasciate sole e che c’è forte bisogno di personale medico formato per coordinare l’assistenza al malato.

Non esistono malattie belle, ovvio, ma l’Alzheimer risulta una malattia a mio modo di vedere aggressiva e violenta perché ruba alla persona malata la sua identità e costringe chi la assiste a riformulare il proprio vissuto emotivo. Qual è la sua opinione in proposito?

E’ drammaticamente così. L’Alzheimer annulla la tua dignità e ti priva della tua autonomia e del pudore della tua intimità. Ti ritrovi a non poter più riconoscere nessun spazio e nessun tempo.

Si tratta anche di una malattia pericolosa perchè il malato può diventare aggressivo, tanto è vero che spesso i pazienti nelle Rsa vengono legati ai letti.

C’è poi l’aspetto economico che investe chi è preposto all’accudimento: provi ad immaginare che cosa significa avere un familiare in queste condizioni e non potersi permettere nessun tipo di assistenza.

In questi casi la propria vita è praticamente finita perchè il nuovo compito diventa l’assistenza quotidiana al malato di Alzheimer.

I proventi del suo libro Ricordami! saranno devoluti all’Associazione Salento Alzheimer di Sannicola in provincia di Lecce. Può dirci di che cosa si tratta? 

L’associazione Salento Alzheimer nasce come sportello di ascolto e di supporto concreto per tutte quelle famiglie che si trovano ad affrontare una situazione come questa.

I volontari dell’associazione si preoccupano di fare visita ai pazienti e presso la sede opera un centro di ascolto dedicato ai familiari.

Purtroppo in questi anni si assiste ad una diminuzione dell’età di insorgenza della malattia: ci sono giovani di quarant’anni che già presentano i primi sintomi dell’Alzheimer.

Per questo credo che ogni medico di base dovrebbe essere a conoscenza di eventuali sintomi dei propri pazienti per poter fare diagnosi precoci e provvedere affinchè si possano percepire i sussidi previsti.

Daniela Poggi
Daniela Poggi

E’ una  notte lunga, impegnativa e dolorosa quella che la vede vicina alla sua mamma prima del saluto finale. Eravate l’una accanto all’altra. Come ha rielaborato nel tempo il vostro distacco?

La cosa più importante e che ho sempre desiderato era di poter essere presente nel momento dell’ultimo respiro di mia madre, così come era già successo con mio padre.

Una sera, a mezzanotte e mezza, il battito di mamma cominciava a diminuire: mi sono svegliata in tempo per accendere la luce e salutarla.

La stessa dinamica vissuta con i miei amatissimi pelosi ai quali sono potuta stare accanto nel momento del trapasso.

Vede, noi crediamo di essere invincibili e immortali, ma ovviamente non è così.

La morte  dovrebbe essere un concetto che impariamo ad assimilare fin dalla nascita.

Il distacco da una persona cara è sempre difficile e doloroso, ma lo è ancor di più in quelle situazioni di vita simbiotica.

Provi ad immaginare un figlio che assiste un genitore tutto il giorno, o una madre, una moglie, un marito. Non siamo mai pronti, ma in questi casi il distacco diventa ancora più doloroso.

L’elaborazione di un lutto richiede poi tempo, volontà, fede, capacità di crescita.

Vorrei fare un passo indietro nel tempo e tornare al Covid che non ha mai reso possibile la vicinanza del malato con i propri affetti. E’ stato, per chi l’ha vissuto, un dolore inenarrabile e violento difficile da dimenticare. Oggi, invece, pare essere passato tutto nel dimenticatoio.

Lei come ha vissuto gli anni della pandemia? 

Se ripenso a quel periodo provo tanta rabbia per come è stato gestito il tutto, per le enormi menzogne, per il grande business alimentato dal Covid.

Per i pazienti negli ospedali e nelle Rsa è stato terribile: credo che medici ed infermieri abbiano pagato un prezzo molto alto.

A livello personale non ho avuto grossi problemi: ho vissuto abbastanza bene nel mio giardino con il mio amato cane Lillo.

Ho  cercato di empatizzare con chi viveva diversamente, magari famiglie di quattro, cinque persone chiuse in appartamenti minuscoli.

Poi ho spento la televisione per evitare il terrore della comunicazione di quel periodo e ho ringraziato ogni giorno di non avere avuto mia madre o mio padre ricoverati in una Rsa o in ospedale.

E che cosa pensa possa averci lasciato in eredità, in positivo ed in negativo, il Covid?

A me pare che la gente sia oggi sempre più violenta e arrabbiata. Il Covid non sembra aver lasciato un mondo migliore, piuttosto il contrario.

C’è tanta rabbia in giro che viene sfogata sui più deboli: donne, animali, anziani, persone diversamente abili.

Avverto un grande buio intorno: forse l’umanità deve spaccarsi ulteriormente, vedo molte persone nelle tenebre.

Daniela Poggi con i suoi amatissimi cani
Daniela Poggi con i suoi amatissimi cani

“Una canzone d’amore, di speranza, di luce”, così ha definito il singolo ‘Sulle ali di un angelo’ – prodotto da Bottega Poggi – scritto insieme a Mario Lavezzi e Lorenzo Vizzini con gli arrangiamenti e la produzione di Adriano Pennino.

Come vive la dimensione del ricordo di chi non c’è più?

Il testo rivela la potenza e il potere consolatorio del ricordo che ci permette di non allontanarci mai da chi amiamo.

Abbiamo il costante desiderio di ricordare, ma sappiamo che chi ci lascia rimane sempre con noi.

Credo sia importante guardarci intorno senza chiuderci nel nostro dolore.

Nella nostra ricerca di chi ci ha lasciato, umano o animale che sia, forse dobbiamo renderci conto che c’è ancora un mondo che ha bisogno di noi.

Non dobbiamo chiuderci in noi stessi e muoverci alla continua ricerca di quella figura che ci ha lasciato, ma dobbiamo vivere con il cuore aperto, capire che la vita continua e che c’è chi ha più bisogno di noi di essere aiutato.

Ha qualche rimpianto?

Chi può dire di non avere rimpianti? Certo che li ho e pure tanti!

Ripenso alle cose da fare che non ho fatto, alle scelte che avrei dovuto evitare e che invece ho portato avanti.

Penso che alla fine non si faccia e non si dia mai abbastanza, anche quando si dà e si fa molto.

Ad esempio quando morì mio padre non avrei dovuto lasciare mia madre da sola a Milano: ancora oggi penso che forse avrei dovuto imporle di stare con me.

Chissà, magari non si sarebbe ammalata, ma chi può dirlo?

E’ previsto per novembre il debutto di uno spettacolo con Mariella Nava sulla violenza di genere. Può darci qualche anticipazione?

Sono davvero molto felice di questa collaborazione: Mariella Nava è una donna straordinaria, un’anima speciale, tra noi c’è un’affinità elettiva spirituale e artistica.

E poi c’è Stefania Porrino: scrittrice, pianista, sceneggiatrice, drammaturga, una donna immensa.

Lo spettacolo nasce dal desiderio di portare avanti il percorso di una madre – che è in primis una donna – affranta per un figlio che infligge lui stesso la morte.

E’ un dialogo continuo che diventa occasione di dialogo con se stessa, un continuo bilanciamento tra la donna e la madre.

Cerco di offrire spunti di riflessione, di formulare domande all’incessante ricerca di una risposta.

Questo testo presenta punti di vista alternativi ed uno sguardo che indaga oltre e che diventa un atto d’amore.

La figura della madre che, anch’essa donna, lacerata, pone al figlio una domanda dolorosa e straziante: “Ma tu, mentre si compiva l’atto più efferato, tu, la guardavi negli occhi?”

Ci racconta come nasce Bottega Poggi e quali progetti porta avanti?

Bottega Poggi nasce con il preciso intento di fare qualcosa in più come persona che in base alla propria esperienza può donare agli altri.

Figlio non sei più giglio è una produzione Bottega Poggi, un testo sul femminicidio di cui sono entusiasta: un progetto importante per sensibilizzare su temi a me molto cari.

Cerco sempre di indirizzare lo sguardo verso l’ambiente, gli animali, gli anziani: sono queste le tematiche alla base della nostra vita, anche se spesso si perdono nella ricerca del successo e dei soldi.

Con Bottega Poggi ci impegniamo a lavorare con le scuole e con i bambini: c’è bisogno di cultura e di educazione all’empatia per formare adulti migliori e responsabili.

Dobbiamo necessariamente occuparci dei giovani e cominciare proprio dai bambini, spugne meravigliose in grado di imparare da noi adulti il bene e il male.

Daniela, che cosa si aspetta dalla serata di mercoledì a Savona?

Per prima cosa esprimo nuovamente la mia immensa gioia di tornare e di ritrovarmi a Savona.

Nel libro che vado a presentare, Ricordami, ci sono alcuni passaggi ambientati proprio nella mia città.

Spero, naturalmente, che anche i Savonesi siano felici di incontrare una loro concittadina che ama moltissimo Savona e che torna qui sempre molto volentieri.

Rosella Schiesaro©

Riproduzione Vietata

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Info Rosella Schiesaro

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Nata a Savona, di origini toscane, Rosella Schiesaro ha svolto per più di vent'anni attività di ufficio stampa e relazioni esterne per televisioni, aziende e privati. Cura per LiguriaDay la rubrica Il diario di Tourette dove affronta argomenti di attualità e realizza interviste sotto un personalissimo punto di vista e con uno stile molto diretto e libero. Da sempre appassionata studiosa di Giorgio Caproni, si è laureata con il massimo dei voti con la tesi “Giorgio Caproni: dalla percezione sensoriale del mondo all’estrema solitudine interiore”. In occasione dei centodieci anni dalla nascita del poeta, ci accompagna In viaggio con Giorgio Caproni alla scoperta delle sue poesie più significative attraverso un percorso di lettura assolutamente inedito e coinvolgente.

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