Il Giorno del ricordo per le vittime delle Foibe

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Il 10 febbraio è il Giorno del ricordo, istituito in memoria delle vittime delle foibe e dell’esodo istriano-dalmata avvenuto durante e dopo la seconda guerra mondiale, da parte dei partigiani jugoslavi e dal Dipartimento per la Protezione del Popolo (OZNA).

Nonostante i massacri delle foibe siano state oggetto di discussioni storiche e politiche, il loro avvenimento e la loro rilevanza rimane fondamentale per la storia del nostro paese, a prescindere dalle convinzioni e le idee politiche dei singoli.

L’importanza della storia.

Per comprendere a fondo le ragioni per cui tutto ciò è avvenuto bisogna fare un viaggio indietro nel tempo. L’incipit del tutto è a ridosso della caduta dell’Impero Romano d’Occidente, quando iniziarono ad insediarsi le prime popolazione di etnia slava nell’Istria e nella Dalmazia. Nel corso del medioevo slavi e italiani hanno coabitato questi territori, non sempre senza tensioni, ma sempre senza conseguenze che potessero risultare gravi per una delle due popolazioni.

Tutto questo cambia agli inizi del 1800, quando iniziano a crearsi i primi sentimenti nazionalisti, fomentati dagli Imperi e i Regni che favorivano tendenzialmente le persone di etnia slava. La conseguenza di questa soppressione portò all’inizio dell’irredentismo italiano, movimento che appoggiava l’annessione allo stato italiano dell’Istria e della Dalmazia.

Questa annessione sarebbe dovuta avvenire al termine della prima guerra mondiale, ma a seguito di dure diatribe politiche, che inasprirono ancor di più i sentimenti nazionalisti, parte di questi territori vennero lasciati alla Jugoslavia.

Foibe e fascismo.

Con l’insediamento delle prime frangenti politiche di stampo fascista, le condizioni degli slavi che abitavano le zone divenute ora parte del regno italiano si complicò. Gli impieghi pubblici furono assegnati quasi esclusivamente a persone appartenenti all’etnia italiana. Fu abolito l’insegnamento della lingua croata e di quella slovena. Tutte le località di origine slava vennero rinominate. Tutti i cognomi furono italianizzati. Dal 1928 in poi parroci e uffici anagrafici subirono il divieto di scrivere nomi stranieri nei registri delle nascite.

Tutto questo era complice di simili avvenimenti nei confronti delle popolazioni italiane, albanesi, ungheresi e tedesche in Jugoslavia, come d’altro canto nel resto dell’Europa.

La gravità di questa situazione divenne insormontabile quando l’Italia entrò in guerra con la Jugoslavia allo scoppio della seconda guerra mondiale.

L’8 settembre 1943, con l’armistizio fra Italia e Alleati, il potere fascista nei territori invasi iniziò a dissiparsi, a discapito delle popolazioni italiane.

Il Giorno del ricordo.

Dopo tutti questi preamboli storici, rimane una sola considerazione: ciò che abbiamo perso.

Una stima accurata delle vittime italiane è impossibile, a causa della mancanza di documentazioni affidabili.

Una descrizione delle modalità di esecuzione delle vittime è dura e faticosa, sia da leggere che da scrivere.

Ma noi dobbiamo ricordare. Dobbiamo ricordare a discapito di chi vuole che il dolore venga dimenticato.

Studiare le ragioni storiche per cui massacri del genere avvengono è fondamentale. Non deve però sminuire né intaccare l’importanza che ha la memoria che dobbiamo averne.

Nelle foibe, siamo morti un po’ tutti.

Per questo oggi, come ieri e come domani, è importante il Giorno del ricordo.

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