Tutela del suolo
Foto di Jan Kroon da Pexels

La tutela del suolo, un bene sempre più raro e prezioso

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Mark Twain, scrittore americano, umorista e docente universitario suggeriva ironicamente a fine 800: “Comprate terreni, non ne fabbricano più!

Il noto scrittore con questa apparente banale battuta di spirito intendeva sottolineare (già allora, quando la popolazione mondiale era un ottavo di quella attuale) che il suolo è un bene non rinnovabile e limitato. E quindi, anche nelle transazioni, si può disporre solo di quello disponibile .

Il suolo è un bene fondamentale per la vita dell’uomo e di tutte le specie animali che vivono nel pianeta.

Un mondo dove il fabbisogno alimentare continua a crescere deve porre grande attenzione all’utilizzo corretto del suolo agricolo. L’unico che può sostentare la popolazione grazie ai frutti dei suoi raccolti, alle sue colture, ai pascoli e alla biodiversità che può ospitare.

Un mondo con disponibilità di suolo limitato o scarso è destinato al collasso se non più in grado di sostenere i popoli che lo abitano.

Questa è una considerazione semplice e banale ma troppo spesso misconosciuta, visto che nel mondo milioni di ettari di campi agricoli vengono ogni anno cementificati per realizzare centri commerciali, residenze, fabbriche, poli logistici, infrastrutture e altro ancora.

Nel nostro paese ogni giorno vengono cementificati 56,7 Kmq di suolo. L‘equivalente di 2mq al secondo.

Motivo per il quale siamo primi in Europa per copertura artificiale del suolo, con una percentuale del 7,11% contro una media UE del 4,2%.

Il 17 novembre la Commissione Europea ha adottato la nuova strategia per il 2030.

L’obiettivo primario è quello di tutelare il suolo come bene fondamentale da preservare al pari dell’acqua, dell’aria e della natura nella sua accezione più ampia.

Poiché il Green Deal è incentrato sulla transizione ecologica e sull’economia circolare appare scontato che questo debba essere uno dei temi da considerare con la massima priorità .

Il suolo fertile una volta inquinato, impermeabilizzato o soffocato dalla colata di cemento difficilmente ritorna alla condizione precedente. In altre parole viene perso per sempre sottraendolo alla massa delle superfici coltivabili.

La velocità della degradazione può essere molto rapida. Basti pensare allo sversamento di materiale inquinante o all’uso del territorio come discariche orizzontali nel cui sottosuolo vengono stoccati milioni di tonnellate di rifiuti tossici e nocivi.

Solo in Italia di discariche di rifiuti tossici ne sono censite oltre 200 e sono distribuite a macchia di leopardo in tutta la penisola.

La più conosciuta è certamente quella che nel 2003 venne definita nel Rapporto Ecomafie di Legambiente: la Terra dei Fuochi.

Una vasta area situata nell’Italia meridionale, in Campania tra la provincia di Caserta e la città metropolitana di Napoli, che secondo un rapporto dell’ARPA si estenderebbe complessivamente su 3 milioni di metri quadrati.

Quest’area – in cui abitano due milioni e mezzo di abitanti – difficilmente potrà un giorno tornare al suo originario ruolo di area agricola. La quantità di veleni sversati hanno irrimediabilmente compromesso la biochimica del terreno.

Oggi in Italia con poco più di 59 milioni di abitanti ognuno di noi ha a disposizione 5 mila metri quadrati lordi di terreno dove, in questa quota, è compresa anche la parte urbanizzata.

A questo riguardo vi invito a leggere un libro illuminante dello scrittore Mauro Corona, volto noto del piccolo schermo per le sue numerose comparse televisive in talk show di successo, intitolato “La fine del mondo storto” premio bancarella 2011.

Nel libro l’autore immagina un mondo dove si sono esaurite le scorte dei combustibili fossili. Al freddo e al buio gli uomini capiscono che per sopravvivere devono abbandonare le città e rifugiarsi sui monti e in campagna dove attraverso la sapienza dei vecchi apprenderanno le antiche tecniche di caccia, allevamento e agricoltura.

Resi più uguali dalle difficoltà gli uomini impareranno, in un primo tempo, a sopravvivere e a resistere grazie proprio alla generosità della terra. Dopodiché finiranno con l’avvicinarsi sempre di più gli uni agli altri, anche se a causa di una deviazione antropologica nota si capirà presto che una grande incognita incombe sul loro destino.

Un romanzo straordinario e illuminate che inquieta per la sua inesorabile denuncia di un futuro distopico che ci attende.

Tornando alle discariche abusive, meriterebbe un capitolo a parte la correlazione tra incidenze tumorali e altre patologie gravi nella popolazione dell’area, costretta a convivere con i miasmi velenosi che si sprigionano dal terreno a causa di reazioni chimiche che spesso danno origine a veri e propri focolai. Da qui il termine “terra dei fuochi”.

Non possiamo pretendere di restare sani in un mondo malato”. Lo ha scritto Papa Francesco nel messaggio inviato il 5 giugno 2020 al Presidente della Colombia in occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente, virtualmente ospitata in quel paese dell’America latina.

Le ferite causate alla nostra madre terra – sottolinea Francesco – sono ferite che sanguinano anche in noi. Il nostro atteggiamento verso il presente del pianeta dovrebbe impegnarci a renderci testimoni della gravità della situazione. Dobbiamo invertire la marcia e scommettere su un mondo più sano e migliore perché è nostro dovere lasciarlo alle future generazioni nelle migliori condizioni.

Esiste un disegno di legge, approvato dalla Camera del 12 maggio 2016, che ha come oggetto il contenimento del consumo di suolo e il riuso di quello edificato.

Dal 31 ottobre del 2017 è fermo in discussione presso la commissione al Senato. Pertanto, non avendo ancora completato l’iter legislativo, non trova ancora alcuna applicazione sebbene sia uno dei principi illustrati in premessa nella Convenzione Europea del Paesaggio siglato a Firenze nel 2000.

Dal 2014, ogni 5 dicembre, si celebra la Giornata Mondiale del Suolo, ricorrenza voluta dalla FAO, l’Agenzia Alimentare dell’ONU.

La campagna del 2021 ha voluto porre l’accento sul rischio di salinizzazione e solidificazione del suolo, devastanti processi di degradazione che minacciano a livello globale la produzione agricola e la sicurezza alimentare.

Credo che ogni altra considerazione in relazione alla necessità di dover proteggere il terreno agricolo dagli appetiti degli speculatori immobiliari e da comportamenti criminali sia a questo punto superflua.

Un lavoro che va assolutamente considerato è quello della riqualificazione delle aree già utilizzate e in stato di abbandono o di degrado.

Basta quindi con la politica del nuovo. Occorre al contrario riprogrammare lo sviluppo urbano e industriale del territorio riutilizzando uno spazio potenziale pari a 600 mila campi da calcio.

Credo che sia una superficie più che sufficiente per ospitare ogni idea di progetto e sviluppo per i prossimi 200 anni.

 

Walter Pilloni

Divulgatore Ambientale

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Affermato Imprenditore, da anni porta avanti la missione di divulgatore ambientale. Laureato in Giurisprudenza, ha pubblicato centinaia di articoli su clima e ambiente, realizzato 3 libri e un programma tv. Per le sue frequentazioni dei mercati asiatici, è stato nominato Ambasciatore di Genova nel mondo. E' consigliere comunale di VINCE GENOVA.

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