Lavoro di commessa
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Come ti scontento il cliente. La commessa è un lavoro importante, altro che storie!

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Tempo di lettura: 2 minuti

E’ tutta colpa di mia cugina Silvana, che oggi purtroppo non c’è più, se ben 23 anni fa mi sono innamorata delle borse di Prada.

Sinceramente all’epoca non sapevo della loro esistenza, né, tantomeno, che nel giro di pochi anni sarebbero diventate un vero e proprio must. Per me la borsa doveva e deve essere leggera, comoda e possibilmente abbinarsi al maggior numero di outfit possibili.

Dopo anni di zaini e zainetti, era giunto il momento della borsa. “Prendi questa, Rosella, è il modello Postina in tessuto tecnico. Vedrai, non la lascerai più.

La mia prima Postina, rigorosamente nera, mi ha effettivamente accompagnata per anni: in città per la vita quotidiana, così come durante i miei innumerevoli viaggi di lavoro.

Buttata in terra negli aeroporti, appoggiata ovunque, strattonata prima dei check in, bastava poi passarle delicatamente un pannetto umido di microfibra e ritornava al suo originale splendore.

Ne ho avute tante altre dopo di lei, anche più glamour: in pelle, in camoscio, in raso per la sera, nere, bianche, colorate, ma è il caso di dire che il primo amore non si scorda mai.

Borse di Prada

Adesso Prada ha lanciato la Postina versione più moderna, con l’aggiunta di un micro borsellino bellissimo sulla tracolla. Ed io mi pregustavo già il piacere di indossarla.

Il negozio Prada in Galleria Vittorio Emanuele a Milano è, al pari di un museo, un concentrato di cose belle: abiti, gioielli, scarpe, stivali e, naturalmente, borse.

Galleria Vittorio Emanuele a Milano

Decido di concedermi questo regalo e mi avvio verso l’entrata del negozio. La commessa, dopo il puntuale controllo della temperatura, gentilmente mi accompagna al piano inferiore per farmi provare la Postina dei miei desideri. La provo e, naturalmente, decido di acquistarla.

Piccolo grande problema del giorno: ho dimenticato il portafoglio delle carte di credito a casa.

L’addetta alla vendita mi dice di non preoccuparmi, che posso tranquillamente lasciare un acconto. Mi porge il suo bigliettino da visita con i contatti, mi scrive il modello della borsa e mi dice di pensarci, ma non troppo, dal momento che in negozio hanno un solo esemplare del mio articolo.

Esco, quindi, per sbrigare alcuni impegni milanesi e, dopo circa due ore, mi ripresento tutta bella sorridente in negozio. Seconda misurazione della temperatura, chiedo della signora Lucilla (il nome è di fantasia) e mi dicono che non c’è e che rientrerà dopo un’ora. Troppo tardi per me, stavolta torno a casa in giornata.

Allora spiego ad un’altra commessa il problema della carta di credito e quanto mi aveva riferito la collega, cioè che avrei potuto lasciare un acconto. Preferisce lasciare un acconto parziale o un acconto totale?

Sul momento mi sono messa in discussione ed ho pensato a come mai la frase mi suonasse completamente priva di significato. “Scusi – chiedo gentilmente – in che senso un acconto parziale o un acconto totale?

“Nel senso che preferisce pagare solo una parte della borsa oppure preferisce pagarla tutta e lasciarla qui?”

Quando si dice che la pezza è peggio del buco.

Mi scusi, ma se acquistassi e pagassi la borsa per intero non ci sarebbe mica nessun problema. Le ho spiegato che non ho dietro la carta di credito e che, essendo l’ultima borsa disponibile potrei lasciare un acconto di 200 euro.

La commessa mi dice subito che l’acconto non è sufficiente, ma che se lo desidero mi tiene la borsa da parte.

Anche qui le mie sinapsi attraversano un momento di seria difficoltà. Umilmente chiedo: “Mi faccia capire, 200 euro per fissare la borsa non le vanno bene ma poi mi dice che me la tiene senza acconto? A suo rischio e pericolo che io non torni per acquistarla? Sinceramente non capisco il suo ragionamento.”

Con aria scazzata e di sufficienza mi dice che “Il problema è che 200 euro di acconto non sono sufficienti”.

A questo punto, mi rendo definitivamente conto che la signora ha litigato da molto tempo con la logica, e pure con la cortesia.

Ma non voglio assolutamente avere il ruolo di paciere. La ringrazio, farò in modo di trovare la borsa in un altro momento o in un altro negozio”.

Ora, mi chiedo perché con la commessa precedente era filato tutto liscio e con questa si è verificata una discussione dai toni surreali.

Lo dico sempre che fare la commessa, soprattutto in certi negozi, è un lavoro di grossa responsabilità.

Puoi essere il marchio più famoso al mondo, ma devi ricordarti che quando un cliente varca la soglia di uno dei tuoi negozi, la tua immagine è nelle mani – totalmente – di chi tratta con il possibile acquirente.

Il prestigio di un marchio – qualsiasi marchio – non si costruisce solo con campagne pubblicitarie ad effetto e con testimonial ultra costosi che tanto mica vengono trattati come i clienti normali. Che se al mio posto ci fosse stata un’influencer famosa i 200 euro sarebbero bastati e forse pure avanzati!

Mia cugina Silvana che, come si suol dire, sarebbe riuscita davvero a vendere ghiaccio agli Esquimesi, ha fatto la fortuna del negozio per cui lavorava. Con competenza, serietà, semplicità, proponeva con lo stesso entusiasmo il portachiavi da 100 euro per un “pensiero” così come la borsa da 3000 euro.

E mi ricordava sempre che tutti i clienti sono importanti, a prescindere da quanto spendono.

Fare la commessa è un lavoro che richiede competenza, ma anche educazione ed empatia.

Ho sempre pensato ad uno stipendio suddiviso in un 60% fisso ed un 40% che ti guadagni con le vendite che riesci a concludere in negozio.

Vedi che ti viene il sorriso tutti i giorni quando entra un cliente. Vedi che fai pace con la logica e accetti l’acconto parziale, che l’acconto totale mica esiste.

Che va bene che non sono la cliente di turno che spende 20000 euro a botta, ma a fine mese anche l’acquisto della mia Postina ti finisce nello stipendio.

P.S. Ho deciso che non la compro la Postina di Prada. Ne ho tante e fanno vintage…

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Info Rosella Schiesaro

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Nata a Savona, di origini toscane, Rosella Schiesaro ha svolto per più di vent'anni attività di ufficio stampa e relazioni esterne per televisioni, aziende e privati. Cura per LiguriaDay la rubrica Il diario di Tourette dove affronta argomenti di attualità e realizza interviste sotto un personalissimo punto di vista e con uno stile molto diretto e libero. Da sempre appassionata studiosa di Giorgio Caproni, si è laureata con il massimo dei voti con la tesi “Giorgio Caproni: dalla percezione sensoriale del mondo all’estrema solitudine interiore”. In occasione dei centodieci anni dalla nascita del poeta, ci accompagna In viaggio con Giorgio Caproni alla scoperta delle sue poesie più significative attraverso un percorso di lettura assolutamente inedito e coinvolgente.

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