Elezioni 2024, gli ultimi risultati alle urne in attesa di Francia e USA
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Elezioni 2024, gli ultimi risultati alle urne in attesa di Francia e USA

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Questo 2024 si può facilmente definire un Election Year, considerando quanti Paesi del G7 e non solo sono chiamati alle urne quest’anno, tra elezioni ordinarie ed eccezionali per causa di forza maggiore.

In Gran Bretagna hanno stravinto i laburisti, superando perfino i sondaggi già estremamente favorevoli, raddoppiando i seggi in parlamento rispetto alla precedente tornata elettorale (412 su 650 totali). Le elezioni britanniche vedono diverse “prime volte”, come la scelta della prima donna donna a capo del ministero economico in veste di Cancelliera dello Scacchiere: la nomina va a Rachel Reeves, ex economista della banca d’Inghilterra. Gli altri ministri principali del governo di Starmer saranno Angela Rayner (vice primo ministro), David Lammy (Affari esteri), John Healey (Difesa), Yvette Cooper (Interno) e Wes Streeting (Salute).

Una compagine di governo intergenerazionale e multietnica che si troverà a far fronte ai grandi impegni presi dai laburisti in campagna elettorale, in particolare far crescere l’economia e investire nei servizi pubblici senza però infrangere le rigide regole fiscali che si è imposta.

«È stata una notte difficile per i conservatori», ha dichiarato il leader dei Tory ed ex Primo ministro uscente, Sunak. «Ringrazio gli elettori per il sostegno, non vedo l’ora di continuare a servirli. Il partito laburista ha vinto, ho chiamato Keir Starmer per congratularmi con lui».

Sunak al momento di lasciare Downing Street ha detto anche di aver fatto del suo meglio e si è scusato con i cittadini britannici per averli delusi, riconoscendo però il voto come giudizio insindacabile sul suo operato. Entusiasta invece Nigel Farage, che entra per la prima volta in Parlamento (all’ottavo tentativo) con il suo partito di estrema destra.

Elezioni 2024, il voto in Iran e in Francia

Tra i Paesi alle prese con elezioni straordinarie vi è l’Iran, chiamato alle urne dopo la morte del presidente ultraconservatore Ebrahim Raisi in un incidente in elicottero a maggio. Al secondo turno è stato eletto Massoud Pezeshkian, candidato riformista che ha battuto l’ultraconservatore Saeed Jalili.

L’affluenza in Iran è stata al ballottaggio del 50%, quasi dieci punti percentuali in più rispetto al primo turno (l’affluenza più bassa di sempre), con un affollamento che ha richiesto di prorogare di quattro ore l’apertura dei seggi. Probabile che molti elettori abbiano deciso di votare solo al ballottaggio per evitare la vittoria del candidato più vicino al regime e ad Ali Khamenei, guida suprema dell’Iran.

Non c’è da aspettarsi una modernizzazione improvvisa e radicale nel Paese mediorientale, tuttavia Pezeshkian ha in mente delle riforme che permettano di attrarre investitori stranieri e di cercare alleanze nel mondo, USA compresi. Sul tema del velo e della libertà delle donne – in piazza da quasi due anni ormai – il neo eletto non ha intenzione di abrogare l’obbligo di portare l’hijab nei luoghi pubblici, tuttavia si è espresso contro e si è espresso in passato contro la polizia morale, dichiarando che «le proteste sono colpa nostra. Vogliamo attuare la fede religiosa attraverso l’uso della forza. Questo è scientificamente impossibile».

Francia, ballottaggio pronto a partire

Iniziano oggi a votare i cittadini francesi che vivono in alcuni territori d’Oltremare, come Saint-Pierre-et-Miquelon, al largo del Canada, ma la maggior parte degli elettori si recherà alle urne domani. Le elezioni straordinarie, indette dopo che Macron ha sciolto l’Assemblea nazionale a seguito dei risultati delle Europee, vedranno al ballottaggio il partito di estrema destra di Marine Le Pen, Rassemblement National (che al primo turno ha raccolto con gli alleati un eccezionale 33,2%), sfidare l’alleanza di sinistra, che si presenta al secondo turno partendo da un 28% delle precedenze.

Se vincesse Rn, il primo ministro diventerà Jordan Bardella, il più giovane a insediarsi nel ruolo ad appena 28 anni. Tuttavia, a prescindere dal vincitore, sarà necessario cercare delicate e complesse alleanze per governare: Rn infatti rimane molto lontano dai 289 seggi che gli permetterebbero di governare con la maggioranza assoluta. Se la sinistra riuscisse a ribaltare l’esito del primo turno, invece, dovrà trattare con il Fronte repubblicano per riuscire a tenere l’Assemblea, e non è detto che dopo le elezioni lo spauracchio dell’estrema destra al governo sia sufficiente a tenere i vari partiti uniti.

USA, la candidatura di Biden rimane in discussione

Gli sforzi mediatici della famiglia Biden per assicurare al presidente americano in carica la corsa per il secondo mandato non sembrano ottenere i risultati sperati negli Stati Uniti.

La copertina di Vogue dedicata alla first lady Jill Biden è sembrata infatti un tentativo di replicare le strategie comunicative di Melania Trump alla prima campagna del marito, ma ha scatenato moltissimi commenti negativi sia per lei che per la rivista di moda sui social network.

L’intervista a Joe Biden tanto attesa per cercare di porre rimedio al disastroso primo dibattito tra i candidati presidenziali è andata invece in onda ieri sera, senza spostare però l’indice di gradimento o la diffidenza degli elettori. Biden ha ribadito che non intende ritirarsi («Potrei farlo solo se il Signore Onnipotente scendesse e me lo dicesse»), malgrado durante il dibattito sia sembrato affaticato sia sul piano fisico che mentale.

Secondo il presidente, il dibattito alla CNN rappresenta solo una «brutta serata e non il segno di una qualsiasi situazione problematica», dovuta a una malattia dei giorni precedenti e alla stanchezza derivata. Malgrado durante l’intervista sia apparso più lucido rispetto ad altre occasioni recenti, le sue risposte non sono sembrate del tutto chiare e in più situazioni ha Biden ha perso il filo del discorso.

La sfida “geriatrica” americana che non convince l’elettorato

Ci sarebbe intanto una cordata di senatori che sarebbe pronta a chiedere al Presidente di fare un passo indietro, ma non è ancora chiaro il candidato alternativo per le elezioni di novembre 2024. Nei sondaggi, infatti, la vicepresidente Kamala Harris ha un indice di gradimento perfino più basso di Biden. Tra i nomi che si mormorano c’è anche quello di Michelle Obama, che tuttavia non ha esperienza politica salvo il suo ruolo di first lady, ma il marito si è già schierato apertamente a sostegno del presidente uscente.

Allo stato delle cose, comunque, molti elettori e cittadini americani si domandano se davvero non ci siano altre proposte se non due uomini estremamente anziani per governare il Paese.

Trump gode sicuramente del favore dei suoi fedelissimi, ma i dubbi sulle condizioni sanitarie di Biden e le sue accuse sono un boomerang considerando che non è poi molto più giovane (Biden ha 81 anni, ma Trump ne ha 78, non c’è certo una differenza d’età significativa). Ciò, unito alla recente condanna, potrebbe alienargli una parte dell’elettorato più moderato.

Ma la politica americana è mediamente molto anziana, con un’età media che si è alzata anche al Congresso in modo notevole a partire dagli anni ’80, osserva l’Abc: l’età media al Senato è di 65,3 anni, nella camera dei rappresentanti di 57,8. Una questione che va oltre i candidati presidenziali 2024 e che forse si riflette sulla difficoltà di entrambi i partiti a proporre candidati più innovativi.

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Info Laura Casale

Laureata in Comunicazione professionale e multimediale all'Università di Pavia, Laura Casale (34 anni) scrive su giornali locali genovesi dal 2018. Lettrice accanita e appassionata di sport, ama scrivere del contesto ligure e genovese tenendo d'occhio lo scenario europeo e internazionale.

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