Strage di bologna, polemiche nel 43° anniversario.
Il luogo dell'attentato del 1980. Fonte: wikipedia

Strage di Bologna, commemorazione del 43° anniversario. Polemiche sul Governo

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Stamattina la manifestazione in piazza per ricordare l’attacco terrorista che il 2 agosto 1980 stravolse la vita pubblica del Paese. La bomba, scoppiata alle 10:25, costò la vita a 85 persone e provocò oltre 200 feriti. Polemiche sul Governo

«Crediamo nella memoria, dobbiamo difendere la verità racchiusa negli archivi, non è un ricordo del passato, ma una battaglia politica, un dovere istituzionale che non va dato per scontato. Siamo qui per difendere la democrazia del Paese». Così ha aperto questa mattina le celebrazioni il Sindaco di Bologna, Matteo Lepore. La prima parte della giornata si è svolta nel cortile d’onore di Palazzo D’Accursio per l’incontro tra le istituzioni e l’associazione dei familiari delle vittime, prima di spostarsi nel piazzale della stazione di Bologna centrale. Al corteo ha preso parte anche Patrick Zaki, recentemente tornato in Italia dopo tre anni di detenzione in Egitto e insignito della cittadinanza bolognese onoraria.

È una commemorazione tesa, quella nel 43° anno dalla strage, la prima da quando il Governo Meloni si è insediato nello scorso autunno. A pesare solo le dichiarazioni passate in merito, tra cui le affermazioni della stessa Presidente del Consiglio, che in diverse occasioni prima di essere eletta aveva negato la matrice neofascista dell’attentato, anche a sentenze emesse, creando non poche polemiche.

Probabilmente per questo motivo Meloni oggi ha deciso di non partecipare alle celebrazioni di Bologna, mandando al suo posto il Ministro dell’interno Piantedosi

Volontà di evitare le polemiche o il confronto con i familiari delle vittime? Probabilmente a pesare nella decisione è anche l’imbarazzo per l’impegno del Ministro della Difesa Nordio che nelle ultime settimane si è speso per far annullare o quanto meno ridiscutere la sentenza per Cavallini.

Impegno che il presidente dell’associazione per i familiari delle vittime, Paolo Bolognesi, non ha dimenticato. «Nordio ha detto balle in parlamento. Questo parlamento e questo governo devono dire una cosa su queste bugie», ha dichiarato nel suo discorso alla presenza del ministro Piantedosi. «I rischi che abbiamo corso sono stati pesantissimi, rischiavamo di far perdere anni di lavoro giudiziario. Ieri Nordio ha scritto dicendo la strage è di destra. Ma mi interessa sapere per quale questo ha mentito e ha rischiato di dare una mano ai terroristi che hanno causato la strage di Bologna».

Secondo Bolognesi l’ambiguità del governo non fa bene al Paese: «Cercate di mettervi d’accordo come governo. Quando noi siamo qua, vogliamo parole chiare, la smettano di fare cose che non hanno niente a che fare con la verità, i processi vengano fatti nei tribunali».

La replica di Piantedosi, «Lo Stato cammina con voi, non si sottrae alla responsabilità di proiettarsi nel passato», non ha convinto i familiari delle vittime, per la mancata risposta alla posizione della maggioranza, del Governo e in particolare del Ministro Nordio.

Nel frattempo il corteo ha sfilato per le vie di Bologna fino al piazzale della stazione, dove alle 10:25 si è tenuto il minuto di silenzio ed è risuonato il triplice fischio del treno in memoria delle vittime.

In tarda mattinata è arrivata una nota da Giorgia Meloni, che ha ricordato l’impegno del suo Governo per desecretare i documenti di Stato, anche sulla strage di Bologna, completando il lavoro avviato da esecutivi precedenti: «Giungere alla verità sulle stragi che hanno segnato l’Italia nel Dopoguerra passa anche dal mettere a disposizione della ricerca storica il più ampio patrimonio documentale e informativo».

Secondo Andrea Speranzoni, che rappresenta in tribunale l’associazione dei familiari delle vittime, la sentenza sui mandanti della strage alla stazione di Bologna dello scorso aprile rende quest’anno particolarmente importante. Se da un lato fa fare un grande passo avanti nella ricerca delle verità, dall’altro rende chiaro quanto lavoro ancora ci sia da fare. In particolare, l’obiettivo è svelare i collegamenti tra la bomba del 2 agosto e le stragi dei primi anni ’90.

«Elementi della strage di Capaci e di via dei Georgofili a Firenze portano a ragioni di connessione con la strage del 2 agosto 1980: è possibile che gli stessi gruppi di potere abbiano agito anche lì», ha dichiarato il legale . «Ci sono fonti di prova di eccezionale valore e numerose che fanno intendere che la violenza politica neofascista è stata manipolata anche da servizi di sicurezza interni allo Stato».

Secondo Speranzosi deve essere questo il filone su cui concentrare il lavoro di ricerca della verità, seguendo il filo rosso tra il 2 agosto e le stragi del 1992-93. A questo tema i parenti delle vittime hanno dedicato il manifesto di commemorazione. L’associazione quest’anno ha trovato casa nei locali della sede comunale, dove creerà un archivio con tutti i documenti relativi alla strage.

La dichiarazione del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella

In mattinata è arrivata anche la dichiarazione del Capo dello Stato, che ha come sempre usato parole chiare per superare le polemiche e richiamare ai valori della Repubblica.

«L’Italia ha saputo respingere gli eversori assassini, i loro complici, i cinici registi occulti che coltivavano il disegno di far crescere tensione e paura. È servita la mobilitazione dell’opinione pubblica. È servito l’impegno delle istituzioni. La matrice neofascista della strage è stata accertata nei processi e sono venute alla luce coperture e ignobili depistaggi, cui hanno partecipato associazioni segrete e agenti infedeli di apparati dello Stato. La ricerca della verità completa è un dovere che non si estingue, a prescindere dal tempo trascorso. È in gioco la credibilità delle istituzioni democratiche. La città di Bologna, sin dai primi minuti dopo l’attentato, ha mostrato i valori di civiltà che la animano. E con Bologna e l’Emilia-Romagna, l’intera Repubblica avverte la responsabilità di difendere sempre e rafforzare i principi costituzionali di libertà e democrazia che hanno fatto dell’Italia un grande Paese».

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