intervista Moreno Burattini Zagor
Moreno Burattini

A tu per tu con Moreno Burattini, sceneggiatore di Zagor (parte 1)

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Tempo di lettura: 2 minuti

Approfittando dell’uscita dell’ultima fatica letteraria di Moreno Burattini, il più longevo sceneggiatore del re di Darkwood “Zagor Te-Nay” , ripercorriamo con lui un‘avventura che dura da oltre trent’anni.

Tra epigrammi, mad doctor ed improbabili censure, ecco cosa ci ha raccontato.

Anni ’80 … grande fermento giovanile … musicalmente la Toscana è molto attiva con bands quali Litfiba, C.C.M., Diaframma, Pankow. etc.

Ma il fermento non riguarda solo la musica, 1985 …. se dico “Collezionare“, che ricordi hai?

Ricordo le origini delle mie passioni e della mia professione! Il mio lavoro di sceneggiatore di fumetti, è partito dal “Collezionare”, una fanzine. Oggi è difficile spiegare  cos’è una fanzine, a chi non l’ha vissuta, termine composto dalle parole  fan e magazine, una rivista di appassionati, fatta su carta, stampata in proprio, con la fotocopiatrice, con il ciclostile. Era la tecnica dei volantini ai tempi della scuola per le manifestazioni.

Come mai decideste di chiamarla così?

Decidemmo di chiamarla “Collezionare” perché, all’inizio, eravamo un gruppetto di amici con l’intento di fare un club del collezionista, dedicato a tutti i tipi di collezioni. C’era chi la faceva di francobolli, io di fumetti, altri di santini, biglietti di concerti, etc. Dopo i primi quattro numeri però, gli articoli su bolli e monete non interessavano molto, mentre quelli sui fumetti presero campo e così dal numero cinque/sei,  è diventata del tutto dedicata al fumetto. Erano anni molto diversi da oggi, c’era  una fanzine “Fumo di china”, che oggi è in edicola, così  pensai di mandarne una copia della nostra a questa per farci conoscere, perché noi eravamo distribuiti solo nella zona di Firenze. Fu recensita molto bene, così iniziarono ad arrivare le prime richieste, perché c’era molta fame da parte dei lettori in quanto non c’era nulla per informarsi sui fumetti, la fanzine era l’unico  modo. Arrivarono una quarantina di lettere di queste persone che avevano letto la recensione e  ci  chiedevano la fanzine, così abbiamo cominciato ad ingranare, ogni numero andava un po’ meglio. Iniziammo a partecipare alle mostre tipo Lucca e Prato, avevamo un banchetto, e la gente si fermava incuriosita. Ad un certo punto, avevamo così tanto successo che siamo riusciti a venderne di ogni numero duemila copie!  Abbiamo fatto degli speciali monografici su Alan Ford, Zagor ed altri, così anche Bonelli e Max Bunker parlarono  di noi. Il problema, adesso, era che non riuscivamo a stare dietro alle richieste.

Dovevamo controllare chi ci aveva pagato, chi aveva fatto l’abbonamento, fare le buste, portarle all’ufficio postale, serviva del personale, non era più solo scrivere gli articoli. Decidemmo di andare in tipografia, perché ormai era diventato un lavoro, quindi ci fu una “crisi di successo”, troppo lavoro per quelle quattro persone che collaboravano, così col numero 20/21 decidemmo di chiudere. 

Decisione dolorosa, ma c’erano buone prospettive all’orizzonte!

Sì, la decisione fu presa anche perché l’editore della rivista Glamour International, che faceva cataloghi di mostre, principalmente bonelliane, ci propose di fare una rivista per lui. Nacque così la Dime Press, dove invece di parlare di fumetti a 360 gradi, decidemmo di concentrarci su quello che meglio conoscevamo, cioè la Bonelli, facendo così una rivista di settore. Siamo andati da Sergio, a chiedere  se potevamo farla, se potevamo utilizzare delle immagini e contattare gli autori. Bonelli fu d’accordo  anche perché era tutta pubblicità per loro, ci mise in contatto con gli autori che fecero delle copertine.

Tu, però, non collaborasti a lungo con la Dime Press, per quale motivo?

Io mi tirai fuori molto presto, perché nel frattempo  ero diventato un autore della Bonelli, scrivendo le storie di Zagor, ed era piuttosto imbarazzante per me. Dime Press era una rivista di critica delle storie bonelliane, anche le mie, lasciai quindi i miei amici a proseguire il lavoro, mentre io mi concentrai solo sulle sceneggiature.

Burattini/Zagor, un rapporto oramai inscindibile! Avresti mai immaginato di superare il suo creatore, il grandissimo Sergio “Nolitta” Bonelli?

Beh, c’è  da dire che l’ho superato soltanto come numero di pagine sceneggiate, non certo nella qualità. Inoltre, Sergio ha scritto Zagor solo per vent’anni, io per più di trenta. Lui ha smesso solo perché voleva dedicarsi a Mister No e Tex. Suo padre, oramai anziano, aveva bisogno di qualcuno che scrivesse le storie al suo posto.

Ad ogni modo, diciamo che era un po’ il tuo sogno scrivere Zagor.

Sì, perché quando da piccolo mi chiedevano cosa volessi fare da grande, io dicevo “Voglio fare Guido Nolitta”. Non dicevo che volevo fare l’autore di fumetti,  volevo fare proprio Zagor. Rimanevo affascinato da questo Nolitta e pensavo che avesse girato molti posti, che sapeva tantissime cose, perché parlava in modo approfondito delle varie tribù, descrivendone l’abbigliamento in modo dettagliato, non superficiale. Anche quando Zagor ando’ ad Haiti, raccontava la leggenda del Voodoo, e da lettore mi teneva inchiodato alle pagine, poi arrivavo in fondo all’album e…

L’intervista continua nella prossima puntata…

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Info Silvano Pertone

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"Dio del rock ( e non solo...) fa' che resti sempre alternativo" Coinvolto per un decennio nel mondo dell'underground grazie alla mia fanzine, oggi guardo ad altre scene sempre alternative, in primis la mail art.

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