Mangiare carne rende più felici: lo dice la scienza

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A quanto risulta dai test effettuati e pubblicati sul Journal of Affective Disorders da Urska Dobersek, Kelsey Teel, Sydney Altmeyer, Joshua Adkins, Gabrielle Wy e Jackson Peak, mangiare carne rende più felici.

Lo studio, pubblicato a ottobre 2021, ha avuto origine da una curiosa osservazione: con il dilagare della cultura veg, aumentavano i casi di disturbo mentale.

Lo scopo di questa meta-analisi è stato quello di estendere la nostra precedente revisione sistematica (Dobersek et al. Citation2020) e fornire prove quantitative per informare i clinici, i responsabili delle politiche e la ricerca futura. I nostri risultati mostrano che l’astensione dalla carne (vegetarianismo o veganismo) è chiaramente associata a una peggiore salute mentale, in particolare a livelli più elevati di depressione e ansia. Le nostre analisi cumulative suggeriscono che più rigoroso è lo studio, più forte è la relazione tra astensione dalla carne e malattia mentale.

– abstract dello studio

Lo studio sul perché mangiare carne rende più felici

Su un totale di 171.802 partecipanti con 157.778 onnivori e 13.259 veg, è emerso che vegani e vegetariani sono significativamente molto più depressi e ansiosi. Specialmente nei vegani i livelli di depressione sono molto alti, con una maggiore tendenza all’autolesionismo e al suicidio.

Inoltre, in entrambi i gruppi che escludono totalmente la carne dalla dieta, si riscontra una maggior probabilità di prescrizione di farmaci per problemi psichici.

Più rigoroso è lo studio, più forte è la relazione tra astensione dalla carne e malattia mentale

La metanalisi ha anche mostrato che più rigoroso è lo studio preso in esame, più positiva e coerente è la relazione tra consumo di carne e maggior senso di benessere. Chi mangia carne ha migliori stati d’animo, meno percezione dello stress ed una qualità della vita superiore.

Mangiare carne rende felici: la discutibile ricerca del Sud Indiana

Le cause imputate ai disturbi mentali nei soggetti vegani e vegetariani sono le carenze alimentari, in particolare di vitamine B12 e D, acidi grassi Omega-3, calcio, ferro e zinco. In alcuni lavori precedenti citati dalla ricerca del Sud Indiana, si arriva a sostenere che queste carenze siano talmente gravi da non poter impedire il disturbo mentale in tempo nemmeno se reintegrate.

Nelle conclusioni della ricerca si fa anche riferimento agli studi del passato, reputati di povera qualità scientifica in quanto hanno messo in cattiva luce la carne a causa di gravi errori metodologici, di progettazione e di strategie di campionamento distorte e selettive. Questo crea, stando alla ricerca, una raccolta di dati falsata che porta a risultati non affidabili, specialmente se i partecipanti sono emotivamente spinti da forti ideologie nei confronti dei loro comportamenti alimentari.

Le conclusioni del team di ricerca

Conclude il team del Sud Indiana, che “tutti gli studi più nuovi e scientificamente superiori stanno mostrando che la carne non è la causa di tutti i mali, nemmeno in dosi maggiori di quelle raccomandate. La carne ha un comprovato ruolo attivo benefico sul buonumore, contribuendo efficacemente ad allontanare stati d’ansia e di depressione“.

I responsabili politici e le comunità mediche dovrebbero essere a conoscenza di queste conclusioni, per indirizzare la futura ricerca e rivalutare un nobile alimento ingiustamente colpevolizzato.

Considerazioni sulla ricerca dell’Università del Sud Indiana

Questa ricerca perplime non poco il vegano.

In prima analisi, si evidenzia la totale mancanza di considerazioni sull’ambiente socio-culturale delle persone esaminate, il loro orientamento sessuale, la loro cultura di appartenenza. Ad una lettura della ricerca, mi aspettavo parecchio materiale dedicato all’aspetto per via della natura stessa dell’indagine fatta, ossia psicologica, ma quello che dovrebbe essere un parametro ovvio non compare nel lavoro dell’equipe di ricerca.

Se magiare carne rende più felici, i vegani sono tristi? Il commento

Sottolineo come non ci sia documentazione dei problemi a cui può incorrere l’onnivoro rispetto al veg, ma solo quelli riscontrati sugli astinenti dalla carne.

In ultimo, vorrei ritornare alla frase prima citata, in quanto decisamente esplicativa della chiusura di vedute del team. Nella ricerca – ripropongo il testo – si evidenzia come “I responsabili politici e le comunità mediche dovrebbero essere a conoscenza di queste conclusioni, per indirizzare la futura ricerca e rivalutare un nobile alimento ingiustamente colpevolizzato.

Con questa considerazione, sono stati ignorati in un sol colpo gli aspetti ambientali, economici, medici e – mi permetto di aggiungere – etici, e spirituali. Per quanto sia giusto sostenere di non demonizzare l’assunzione di carne, incoraggiarne un consumo eccessivo va contro altre decine di ricerche a favore di una dieta bilanciata, contro le necessità di un’ambiente provato dal consumo di acqua, suolo e inquinanti dovuti agli allevamenti, e contro qualunque forma di rispetto verso gli animali.

Stupisce, ma neanche troppo, come l’Università del Sud Indiana possa aver finanziato tale ricerca. Va ricordato come l’economia del paese sia basata sull’allevamento, principalmente di bovini, suini e pollame e di come possa essere quindi influente per i loro allevamenti il dilagare della cultura veg.

La via di mezzo

Concludo con una citazione. Nel magazine della Fondazione Umberto Veronesi, il medico psichiatra nutrizionista Stefano Erzegovesi, parlando di psichiatria nutrizionale, dice che le correlazioni positive più forti si individuano tra benessere mentale e consumo di verdure, di frutta a guscio e di legumi: 

«Il dato più interessante è sulla cosiddetta “vegetable diversity”: per il miglior benessere mentale abbiamo bisogno di consumare abbondante verdura ma, soprattutto, di consumare verdura in maniera varia»

Senza essere un medico, critico l’estremismo della pubblicazione del Sud Indiana.

Siamo figli della dieta mediterranea, una dieta presa a modello e studiata in tutto il mondo, che insegna come il bilanciamento nutrizionale è sempre la scelta migliore.

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Info Arianna Ranocchi

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Arianna Ranocchi, 26 anni, scrittrice e social media specialist. Determinata, curiosa e nerd, capace di passare dal discutere mostre al parlare di elfico in una sola conversazione.

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