Delitto Scagni
foto: Il fatto quotidiano

Omicidio Scagni: quella telefonata che avrebbe potuto fare la differenza…

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Il padre di Alice Scagni aveva reso noto alla polizia il pericolo che il figlio rappresentava per la famiglia proprio il giorno del delitto della figlia, massacrata con 42 coltellate dal fratello lo scorso maggio a Quinto.

E’ quanto emerso da un’intercettazione recuperata e diffusa pubblicamente questa mattina da “Il Secolo XIX“.

Nell’audio si sente la voce di Graziano Scagni che chiede l’intervento dei militari dopo aver ricevuto delle minacce da parte del figlio.

Il signor Scagni racconta alla polizia della telefonata con Alberto dove il giovane avrebbe usato parole forti e dal chiaro significato intimidatorio anche nei confronti della sorella e del cognato: “Se non ho i soldi sul conto entro cinque minuti, Gianluca (marito di Alice) e tua figlia lo sai dove sono?

La sua richiesta d’aiutoMa perché dopo le minacce che ho ricevuto ma perché non fate un intervento? Un intervento a casa di mio figlio») però resta inascoltata.

L’agente di polizia infatti gli risponde che non possono intervenire se non viene prima fatta una regolare denuncia. E gli consiglia di rimanere in casa e di richiamare il 112 nel caso in cui il figlio si fosse presentato alla porta perché in quel caso avrebbero mandato la volante a prenderlo.

Il signor Scagni allora si dice pronto a uscire di casa per andare denunciare ma, nel farlo, esprime anche la sua paura di venire aggredito dal figlio:

«Io esco… ma se mi taglia la gola mentre sono fuori?»

E l’agente gli risponde:

«Guardi, non sappiamo il futuro noi… Non è che noi non vogliamo… Le vogliamo dare tutto l’aiuto possibile». Ma, ripete, «il primo passo è fare denuncia»

Una richiesta d’aiuto durata 15 minuti.

Nell’audio della chiamata al 112 si sente il signor Scagni rendere noto al poliziotto degli atti aggressivi di Alberto nei confronti della nonna materna, alla quale aveva incendiato la porta di casa proprio il giorno prima.

Gli spiega che in quel caso non erano intervenuti i poliziotti ma solo i vigili del fuoco per spegnere il rogo dell’uscio della suocera, i quali avevano consigliato a lui e alla moglie di sporgere denuncia contro il figlio nel caso questo li avesse minacciati nuovamente.

La minaccia è poi arrivata alle 13:30 del giorno dopo. Quel tragico 1° maggio che ha segnato la fine della giovane neo-mamma Alice.

Alberto quella tarda mattina chiama il padre – si sente nell’intercettazione – e lo minaccia di tagliargli la gola se non gli avesse dato dei soldi nel giro di cinque minuti. Il giovane minaccia poi anche la sorella e il cognato.

La conversazione prosegue, in sottofondo si sente la voce della signora Antonella Zarri – madre di Alberto e Alice – allarmata, l’agente chiede più volte indicazioni al suo capoturno dopodiché ribadisce che per poter intervenire c’è bisogno della denuncia.

Scagni prova ancora a insistere sull’intervento della polizia a casa del figlio, a quel punto più preoccupato per l’incolumità della figlia che per la sua, ma a nulla valgono le sue richieste.

Quella sera, Alberto si apposterà sotto casa della sorella Alice, aspetterà che lei esca a buttare la spazzatura e la ucciderà con 24 coltellate.

Omicidio Scagni: chiusa la prima inchiesta contro Alberto, prosegue quella per negligenza contro le forze dell’ordine

Questi 15 minuti di audio – messi a disposizione delle parti dopo l’avviso di conclusione delle indagini preliminari sul delitto – sono la base della denuncia presentata dalla famiglia Scagni contro le forze di polizia, ritenute colpevoli dai coniugi Scagni – oltre che dal loro avvocato Fabio Anselmo – di inerzia e omissione di soccorso.

Se, infatti, la polizia fosse intervenuta – è la loro convinzione – la tragedia di quella sera si sarebbe potuta evitare. Alice si sarebbe potuta salvare.

Altrettanto colpevole, per i coniugi Scagni, sarebbe la Dottoressa di Igiene Mentale che avrebbe tardato a prendere in cura il figlio problematico e a disporre un eventuale TSO.

La donna e due agenti di polizia (l’operatore che ha risposto al telefono e il referente della centrale operativa della questura) sono ora indagati formalmente dalla Procura di Genova.

La vicenda processuale legata all’omicidio di Alice Scagni sembra, dunque, ancora ben lontana dall’essere chiusa.

Questa seconda inchiesta è infatti ancora in pieno svolgimento, mentre si è chiusa ufficialmente quella contro il Alberto, oggi detenuto nel carcere di Marassi e ritenuto semi infermo mentalmente ma capace di stare in giudizio nella perizia dello psichiatra Elvezio Pirfo.

Ricordiamo, in ultimo, che proprio Alberto Scagni appena qualche giorno fa ha voluto rilasciare dichiarazioni spontanee alla pm Paola Crispo, dopo essersi sempre rifiutato di parlare con chiunque per tutto il tempo delle indagini.

Nell’interrogatorio però avrebbe pronunciato una sola frase: “Mia sorella mi aveva detto che ogni sera sotto casa sua c’era una volante della polizia. Il giorno in cui è successo invece non c’era”.

Per gli inquirenti il killer, dal carcere, è venuto a conoscenza della seconda inchiesta in corso sulle presunte omissioni di polizia e sanità e ha tentato di manipolare i fatti in suo favore.

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