Ti amo, ti odio, vado a ballare e mi bevo una birra: ti dico tutto con le emoji!

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Nokia 3310 e primi SMS: comincia la rivoluzione

Oggi abbiamo tutti smartphone ultimo modello (o quasi) e mandiamo messaggi infarciti di emoji. Ma non è sempre stato così…

Facciamo un breve viaggio nel tempo: non tutti, ma molti di noi si ricordano certamente il Motorola formato valigetta o il Nokia Mobira Cityman del 1987 venduto a circa 5000 euro attuali.

E se chiudiamo gli occhi e torniamo indietro di circa vent’anni possiamo vederci, nel 2000, con il Nokia 3310. L’abbiamo avuto praticamente tutti: 133 grammi, leggerissimo, compatto, indistruttibile, con giochini e melodie.

Cominciava allora l’era degli Short Message Service, gli SMS.

Il primo della storia è stato inviato dall’ingegnere britannico Neil Papworth il 3 dicembre 1992 da un computer a un cellulare sulla rete GSM Vodafone e il testo era “Merry Christmas”.

 

Nokia 3310
L’indistruttibile Nokia 3310

Bisogna invece aspettare il 1993 per l’invio del primo SMS da cellulare a cellulare.

Pare sia stato uno stagista della Nokia ad inviarlo. Quel che è certo, comunque, è che da allora gli SMS conobbero un successo senza pari ed rivoluzionarono, insieme con i cellulari, il nostro modo di comunicare.

Vodafone ha guadagnato l’indicibile grazie agli SMS: basti pensare che mediamente il prezzo per l’invio di uno short message era di circa 100 volte superiore al suo costo. Questo naturalmente ha garantito agli operatori margini di guadagno davvero notevoli.

Chi non ricorda le super offerte natalizie ed estive che prevedevano l’acquisto di pacchetti di SMS? Salvo poi ritrovarsi sul più bello senza credito per rispondere all’interlocutore di turno.

Altri tempi che i più giovani non possono neppure immaginare…

Il mondo cambia con l’arrivo di WhatsApp

Oggi è tutta un’altra musica. Sia per quanto riguarda i cellulari, i nostri amati smartphone, sia per i messaggi.

Quando sbarca WhatsApp il mondo cambia. Dall’espressione inglese What’s up “Come va?” e App che sta per applicazione, questa diavoleria ha ridisegnato il mondo dei messaggi. 

Creata nel 2009, la messaggistica istantanea ha ulteriormente contribuito a modificare il nostro modo di comunicare e ha decretato lentamente la fine della fortuna degli SMS.

 

WhatsApp
WhatsApp

 

Basta pacchetti promozionali, basta verifiche di quanti messaggi potevamo ancora inviare nell’arco di un mese. WhatsApp, creata da due ex impiegati di Yahoo!, ha visto una crescita inarrestabile.

Nel 2014 è stata acquisita da Facebook per l’esorbitante cifra di 19,3 miliardi di dollari.

E con WhatsApp arriva anche un’altra cosa che ci appare oggi scontata come gli smartphone ma che prima non esisteva e non si poteva neppure immaginare.

Avete presente le faccine e tutti gli altri disegnini che aggiungiamo a quasi tutti i nostri messaggi WhatsApp, Instagram, Telegram e via dicendo?

Esatto, stiamo parlando proprio di loro, delle emoji.

Ai tempi degli SMS utilizzavamo linee e punti, ricordate? Due punti, trattino alto e parantesi tonda destra era la faccina con sorriso, adesso diventata ?. Mentre  due punti, trattino alto e parentesi tonda sinistra era lo sguardo triste che oggi appare così ☹️

Era il 1998 quando l’ingegnere Shigetaka Kurita creò ben 176 icone e il costante utilizzo ne ha decretato il successo universale.

Ma non ci bastano le parole? Pare proprio di no. Talvolta un’emoji serve infatti a rafforzare un pensiero, sia positivo sia negativo.

Altre volte riesce persino a toglierci da situazioni d’imbarazzo. A seconda dell’interlocutore, infatti, può risultare difficile capire il tone of voice più appropriato da usare. Ecco quindi che una faccina ben scelta ci toglie dall’impasse.

Senza contare che le emoji, aggiungendo un tocco di colore al testo, invogliano maggiormente alla lettura e alla risposta dei messaggi.

Su Instagram si possono utilizzare anche precedute dall’hashtag # e su Twitter sono praticamente fondamentali vista la brevità dei cinguettii pubblicabili.

Quel che vale sempre è sapere come utilizzarle.

In una comunicazione formale, per esempio, o con una persona conosciuta da poco, occorre andarci piano: è la stessa regola che vige di persona.

Al primo incontro si stringe la mano, non si dà una pacca sulla spalla. Occorre quindi non dimenticarsi che le emoji non sono semplici disegnini, ma piuttosto parole travestite in immagini.

Parole che ci aiutano anche a superare le barriere linguistiche.

E’ indubbio, infatti, che possono esserci d’aiuto in un messaggio in una lingua straniera che non siamo in grado di padroneggiare perfettamente. Dal momento che il loro significato è pressoché universale, le emoji possono sostituire efficacemente vocaboli che non sappiamo tradurre.

Per ultimo, ma non meno importante, le emoji ci aiutano ad essere più empatici e ci permettono di esprimere più efficacemente i nostri stati d’animo.

Emoji e inclusività: quando le immagini aiutano ad abbattere le diversità

Le emoji sono importanti da un punto di vista pratico, come abbiamo visto, ma rivestono una notevole importanza anche da un punto di vista psicologico.

In che modo? Basti pensare ad un concetto oggi molto presente in numerosi dibattiti anche politici: l’inclusività.

Avete notato che le emoji sono declinate per colore della pelle, tipologia della razza, sesso di appartenenza?

Anche i mestieri sono declinati al maschile e al femminile: dal parrucchiere al nuotatore, dal poliziotto al pesista, troviamo la versione di entrambi i sessi.

E sempre nell’ottica del rispetto per tutti e del principio di inclusività in grado di abbattere le diversità sono state aggiunte le emoji per le persone con disabilità.

Dalla carrozzina alla persona ipovedente o con protesi in modo che l’immaginario comune possa via via accogliere sempre più sfumature.

 

Emoji Inclusive
Emoji Inclusive

 

Anche le coppie che si tengono per mano rispondono ai criteri di inclusività. Le coppie gay compaiono accanto a quelle etero così da poter comunicare la propria identità senza imbarazzi o rischi di domande inopportune.

Le emoji hanno quindi anche un’importante funzione sociale: d’altronde la comunicazione si evolve di pari passo con la lingua e contribuisce ai cambiamenti culturali.

Le emoji sopravviveranno ai prossimi cambiamenti?

Non siamo in grado di stabilire oggi se le emoji godranno sempre di questa enorme popolarità. Il mondo dei social è in continua evoluzione.

Basti guardare Instagram e TitTok dove a farla da padrone sono le immagini più che i testi.

E i profili di maggior successo, a prescindere dall’area di interesse, sono quelli di coloro che decidono di metterci la faccia e di esporsi in prima persona.

Sappiamo inoltre che la lingua è viva, è un qualcosa che si modifica di pari passo con la società ed i soggetti che la utilizzano.

Difficile che certe mode durino per sempre, così come certe parole che sono destinate a finire nel dimenticatoio per lasciare spazio a neologismi più in linea con la realtà del momento.

E’ una delle regole della comunicazione, scritta o visiva che sia. Parole, emoji ed immagini che ogni giorno veicoliamo a miliardi contribuiscono, grazie al nostro intervento, ad interpretare e a modificare lentamente la realtà che ci circonda.

I social sono davvero come la realtà?

E’ da sciocchi sottovalutate l’importanza dei social. Abbiamo visto, anche in merito alle ultime elezioni politiche di settembre, quanto la presenza o meno di alcuni personaggi politici sia stata in grado di aumentare, diminuire o comunque orientare i consensi degli elettori.

Se da un lato si tende ancora a separare nettamente la realtà reale da quella virtuale, vediamo che le nuove generazioni hanno capito perfettamente che tutta questa differenza ormai non c’è.

Anche da un punto di vista legale le normative si sono dovute adeguare: un insulto via social è perseguibile penalmente tanto quanto un insulto in presenza.

Lo sanno bene i leoni da tastiera che talvolta incorrono in sanzioni significative in virtù di pareri non richiesti e di offese a dir poco eccessive.

La buona educazione deve sottintendere all’utilizzo di qualsiasi social, così come avviene o dovrebbe avvenire per le conversazione a due sul telefono.

Parole ed emoji vanno sapute utilizzare nel modo e nel contesto corretti.

Le emoji, soprattutto, come abbiamo detto sono in grado di rafforzare un concetto e dobbiamo quindi sempre verificare il messaggio che vogliamo trasmettere.

Solo così queste belle immagini che ogni giorno ci aiutano a comunicare possono assolvere le loro importanti funzioni nel migliore dei modi.

 

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Info Rosella Schiesaro

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Nata a Savona, di origini toscane, Rosella Schiesaro ha svolto per più di vent'anni attività di ufficio stampa e relazioni esterne per televisioni, aziende e privati. Cura per LiguriaDay la rubrica Il diario di Tourette dove affronta argomenti di attualità e realizza interviste sotto un personalissimo punto di vista e con uno stile molto diretto e libero. Da sempre appassionata studiosa di Giorgio Caproni, si è laureata con il massimo dei voti con la tesi “Giorgio Caproni: dalla percezione sensoriale del mondo all’estrema solitudine interiore”. In occasione dei centodieci anni dalla nascita del poeta, ci accompagna In viaggio con Giorgio Caproni alla scoperta delle sue poesie più significative attraverso un percorso di lettura assolutamente inedito e coinvolgente.

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