Nel savonese vicino ad Albisola Superiore c’è un luogo misterioso che è teatro di misteriose leggende.
In una radura circondata da un intrico impenetrabile di rovi, la storia narra che siano solite ritrovarsi alcune streghe. Danzano nude intorno al fuoco e cantano melodie tribali.
Sono le Streghe di Ellera che, sempre secondo la leggenda raccontata dagli anziani del posto, vivono in una grotta ed escono per onorare il solstizio d’estate.
In paese nessuno ha paura delle streghe perché, in più di una occasione, si sono dimostrate benevole curando le malattie dei bambini o aiutando i pellegrini a trovare la strada.
Unico requisito per il loro sostegno è rispettare loro e il bosco in cui dimorano.
Accade nel passato un fatto violento fatto di cattiveria e sangue.
Si narra che i soldati dell’esercito napoleonico, di passaggio per quei territori, erano affamati, ubriachi e con la voglia di spassarsela senza rispetto per nessuno. Trovarono le streghe nella grotta, violentarono le fanciulle facendo loro del male e, senza alcun ritegno, decidono anche di occupare quel luogo.
Le streghe riescono ad arrivare in paese nella notte e stringono un patto con gli abitanti di Ellera.
Promettono di lasciare sotto il cuscino di ognuno di loro alcune monete d’oro se avessero messo in fuga l’esercito invasore.
Dopo mesi di lotte finalmente il territorio viene liberato dai soldati, ma alcune streghe si accorgono di essere incinte a seguito delle violenze di quella triste notte.
Non nasceranno bambini, ma basilischi ovvero rettili che, secondo la tradizione medievale, davano la morte con lo sguardo e questi mostri resteranno i guardiani della grotta.
Le streghe ferite e offese decidono di tramutarsi in gatti neri e, secondo la leggenda, ci sono due temibili prove di questa storia.
Il primo è lo sguardo intelligente di alcuni gatti neri, mentre il secondo è il terribile suono del verso dei basilischi per coloro che decidono, durante le notti di luna piena, di avvicinarsi al rifugio.