Porti green
Nave da crociera in porto - Image by Oleg Mityukhin from Pixabay

Proposte per porti “green” in tutto il mondo

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Gli abitanti di Genova, come quelli di tutte le città portuali del mondo, subiscono l’impatto chimico e fisico del fumo e del rumore, emessi da navi sempre più grandi, ospitate nei loro porti.

Anni di lotta e resistenza a queste situazione, da parte dei cittadini inquinati di questa città, per spingere, tutti i responsabili, al doveroso riconoscimento della tutela della salute e degli ambienti di vita e di lavoro, ci hanno permesso di individuare cinque punti che dovrebbero essere portati all’attenzione dei governi dei venti Paesi che nei giorni scorsi si sono riuniti a Genova per individuare i modi migliori per trasportare, via mare, merci e persone.

Porti Green Punto 1:

Le emissioni di biossido di azoto delle navi possono essere verificate, in accordo con le Norme, anche solo attraverso il controllo dei certificati di bordo (controllo indiretto).

I metodi indicati dalle Norme sono in realtà di tre tipi (quello più affidabile ed incontestabile è il diretto). I test diretti, con misure a camino, sono costosi, richiedono tempo, attrezzature idonee e personale specializzato.

Si richiede che, a livello internazionale, sia approvato un metodo innovativo di misura delle concentrazioni d’inquinanti presenti nelle emissioni navali, realizzato con droni equipaggiati con idonei sensori che, volando all’interno dei fumi di una singola nave, ne possano documentare il rispetto dei limiti, stabiliti in apposite norme.

Punto 2

Alcune regioni del mondo (ad esempio Mari del Nord, Coste Canadesi e Americane) sono identificate come Aree con Controllo delle Emissioni navali (aree ECA), in cui possono navigare solo navi con emissioni di ossidi di zolfo e di azoto molto basse. Si richiede che si trovi un accordo internazionale per far diventare area ECA anche il Mediterraneo.

Punto 3

È necessario accelerare (e potenziare) l’elettrificazione delle banchine (“cold ironing”) di tutti i porti.

Per non instaurare una sorta di competizione tra i porti, il prezzo della elettricità, fornita alle navi attraccate, deve essere ovunque lo stesso e sgravato di accise ed oneri di sistema, in modo da renderlo competitivo con il costo della elettricità generata a bordo da gruppi termici alimentati con gasolio e combustibili fossili.

Il “cold ironing”, oltre ad azzerare le emissioni inquinanti, elimina anche il rumore dei tradizionali gruppi diesel, particolarmente gravoso per chi abita in prossimità del porto.

Punto 4

In attesa della definizione del Mediterraneo Area ECA, è necessario trasformare in disposizioni obbligatorie i vari accordi volontari già siglati in alcuni porti: a partire da 12 miglia dal porto di attracco, in tutto il Mediterraneo, devono essere usati combustibili “puliti”, con contenuto di zolfo massimo di 0.1%.

Allo stesso modo, si devono prevedere sistemi di abbattimento degli ossidi di azoto favorendo, con adeguati incentivi, la loro installazione sulle navi esistenti (come già accade nel Nord Europa).

Punto 5

Definire una vita utile per le navi (25 o 30 anni) e stabilire norme internazionali che vietino l’ingresso in tutti i porti alle imbarcazioni con un’età superiore.

articolo scritto dalla redazione de La voce del Circolo Pertini 

N.d.R: L’opinione degli autori non coincide necessariamente con quella della Redazione. 

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