Non puoi comprare la felicità ma puoi comprare un gelato

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Roma napoleonica nel quartiere Flaminio.

Ehi Laura cosa volevi farmi vedere? Senti poi un gelato ce lo prendiamo, che fa caldo e dopo il mercato di zona!
Sabrina pensi sempre ai dolci!! Dai andiamo nella Roma napoleonica nel quartiere Flaminio.

Mentre ti aspettavo stavo leggendo che durante il periodo della dominazione napoleonica di Roma, tra il 1809 ed il 1814, vennero ideati dei progetti di ristrutturazione e riorganizzazione del territorio nell’area di Campo Marzio e la progettazione di una grande dimora, Villa Napoleone, lungo un viale parallelo alla Via Flaminia, ampio e alberato, che permettesse il passaggio delle carrozze e dei cavalli, grandi piazze e ampliamento delle vie circostanti.

I progetti però non furono mai realizzati, perché l’amministrazione napoleonica ebbe termine nel 1809, ma rimangono ancora oggi tracce di questi interventi urbanistici iniziati e mai portati a termine.

Piazza Melozzo da Forlì

In Piazza Melozzo da Forlì ci sono ancora i cipressi che erano stati piantati per la costruzione di Villa Napoleone o Parco Napoleone, che sarebbe dovuto diventare un grande giardino pubblico tra Via Flaminia e il Tevere, dove sarebbe passato Napoleone arrivando a Roma, accolto con grandi fasti al suo passaggio nel parco. Tutto ciò non avvenne, ma ci rimane la rotonda dei cipressi della piazza, unica testimonianza di quel progetto mai portato a compimento.

Vedi quella colonna……

La vicinanza della Via Flaminia, che ricalca il percorso dell’antica via consolare rende l’area soggetta alla possibilità di ritrovamenti di sepolcri. Nel mondo romano il divieto di seppellire entro lo spazio urbano fece sì che le aree funerarie si sviluppassero al di fuori del circuito murario, soprattutto lungo le vie consolari che uscivano dalla città. 

Le sepolture che si allineavano lungo il percorso erano molto eterogenee ed i monumenti di un certo rilievo potevano essere affiancati da sepolture più modeste: tombe collettive dette “colombari” ma anche da semplici tombe individuali ad inumazione, incinerazione, oppure sepolture poste in fosse coperte da tegole, tombe a cappuccina, o in sarcofagi. La scelta del luogo di sepoltura e la tipologia del sepolcro erano essenzialmente determinati dalle capacità economiche del committente, ed ovviamente l’accesso dalla strada garantiva una grande visibilità e prestigio.

All’interno del giardino di Piazza Melozzo de Forlì, infatti è visibile la colonna con fusto in opera laterizia rivestita in stucco, sovrastante un muro in laterizi con andamento curvilineo. Probabilmente la struttura apparteneva ad un edificio sepolcrale, come la maggior parte degli edifici rinvenuti nella zona.

Intanto che immaginiamo come potesse essere il parco ideato durante la dominazione francese, ecco lì possiamo prenderci il gelato che hai chiesto. Dai andiamo!

Gelateria I Caruso

“Non puoi comprare la felicità ma puoi comprare un gelato ed è praticamente la stessa cosa”

Non puoi comprare la felicità ma puoi comprare un gelato
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In questa piccola gelateria ci accoglie Andrea. Con aria familiare ed alla mano ci racconta la storia del nome della Gelateria. “I Carusoin ricordo della Sicilia e dei carusi che significa ragazzi. I garzoni di bottega a salario fisso. Ci descrive come viene fatto il gelato da loro e soprattutto gli ingredienti ricercati, come per la frutta acquistata personalmente da lui dal fruttivendolo di fiducia e solo la frutta stagionale.

Da quindici anni la Gelateria I Caruso al Flaminio è un’istituzione del quartiere. I bambini della zona tutti i giorni dopo la scuola vengono a prendere un buon gelato e a giocare al parco. Il laboratorio a vista permette di osservare la preparazione con una tecnica antica più di cento anni, quella della mantecazione tramite macchinari a rotazione verticale, e l’estrazione del gelato è fatta con una pala, proprio come facevano una volta i mastri gelatai italiani della tradizione.

Tenuti i gelati ad una temperatura intorno a meno 11 gradi, rimane morbido e non si squaglia subito. Si sente veramente la frutta senza lasciarti il desiderio, dopo, di bere acqua, visto che non ci sono zuccheri aggiunti!

Un’ esperienza da provare assolutamente. Lo ringraziamo per la gentilezza dimostrata e l’ospitalità. Ci siamo sedute su le panchine all’entrata a finire il nostro gelato. Un piccolo angolo di paradiso per i golosi di dolci freschi!

gelateria i caruso

Dopo questa nostra tappa da annotare sul mio taccuino rosso, ci dirigiamo al mercato di zona. Sono amante dei mercati rionali li cerco in ogni luogo. Credo che lì ci sia la vera essenza di chi vive il posto. I banchi con ogni mercanzia, è per la mia curiosità una grande risorsa! Puoi sapere molte cose sul luogo, esempio: cosa le persone mangiano, come si vestono e l’oggettistica per adornare la loro casa.

Un vero passatempo e perché nò si fanno affari!!

Così con l’idea di passare una giornata frivola, mi guardo intorno. Quartiere Flaminio il primo quartiere di Roma, ricco di musei, palazzi eleganti e ville con storie e racconti. Il suo nome deriva dall’antica strada consolare Flaminia. Voluta nel 220 ac da Gaio Flaminio Nepote, per collegare Roma con l’Italia settentrionale, unificando anche alcuni tratti preesistenti nei territori di Veio, Capena e Falerii, cioè Civita Castellana per gli scambi commerciali e controllo territoriale dell’impero. Fu ultimata nel 219 a.C. in pochissimo tempo. Me ne guarderei bene nel fare paragoni con i tempi biblici dell’odierno…

Comunque nel tempo fu ampliata da diversi imperatori tanto che Augusto voleva: “che la città di Roma fosse raggiungibile facilmente da ogni parte. A sue spese, fece riparare la via Flaminia fino a Rimini e divise le altre strade fra i generali trionfali (che avevano avuto l’onore del trionfo), i quali dovettero ripavimentarle con l’argento del loro bottino.»
(Svetonio, Augustus, 30.)

Ritrovate durante i vari lavori di riqualificazione, molte sepolture sia pagane che cristiane, ai bordi della strada come era solito fare a quei tempi lungo le strade consolari. Nel 1995 per la costruzione dell’Auditorium Parco della Musica, furono scoperte le rovine di una domus del VI secolo a.C.

È stata la prima, e per molti secoli l’unica, strada terrestre di collegamento tra Roma e il nord Italia. Da Rimini continuava verso Milano come Via Emilia; da Milano le strade si diramavano verso le altre località europee.

L’area del quartiere si estendeva da Ponte Milvio, detto ponte mollo per gli straripamenti del Tevere fino a Portico d’Ottavia, zona ebraica di Roma. Nel frattempo abbiamo fatto acquisti e siamo soddisfatte per la bellissima giornata passata insieme. Ci vediamo alla prossima!

Turiste di penna

Sabrina Rinaldi e Laura Spadella

Tutte le foto sono di proprietà di Sabrina Rinaldi e Laura Spadella. Si prega di non utilizzare se non previa autorizzazione.

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Info Sabrina Rinaldi

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Sono nata a Roma, la mia base formativa è in ambito storico-culturale, diplomata in Arti Applicative con diploma di Maestro d’Arte. In seguito alla mia formazione e ad un corso su marketing, organizzazione e sviluppo turistico, ho potuto collaborare con associazioni culturali del territorio. Scrivo sul blog esploraromablog.com. Realizzo percorsi sia a Roma che in altre realtà locali. La mia grande curiosità verso ciò che mi circonda mi ha dato sempre lo spunto di promuovere e raccontare la crescita del territorio e delle aziende, valorizzando le diverse realtà storico-culturali che esprimono la vera essenza della territorialità, indicando: percorsi artistici, culturali, enogastronomici e strutture turistico recettive. Ho anche collaborato con uno Studio d’Arte fino al 2022 per 6 anni, come Esperta in fotografia diagnostica per i Beni Culturali, e come referente Social Media Manager, Web Marketing con gestione e costruzione del sito e dei diversi canali social.

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