Nuove conferme sulle pressioni per il tombamento di calata Concenter dalle intercettazioni Lavori per Calata Concenter al via malgrado l'indagine che ha scosso la Regione

Conferme sulla corruzione per il tombamento di calata Concenter

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 Proseguono le indagini della Procura sulla possibile corruzione per operazioni e interventi nel porto di Genova: nuove conferme in merito sembrerebbero arrivare dagli interrogatori che si stanno svolgendo in questi giorni in merito al tombamento di Calata Concenter. Funzionari dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale e altri rappresentanti istituzionali avrebbero infatti confermato di aver ricevuto pressioni per il realizzamento di questa operazione, fortemente voluta da Aldo Spinelli e resa possibile – almeno stando alle accuse – grazie all’intervento dell’allora presidente del porto Paolo Emilio Signorini e del governatore Giovanni Toti.

Avrebbe avuto un ruolo nel far pressione sugli uffici anche Marco Bucci, in veste di commissario straordinario alla ricostruzione di Ponte Morandi. Il sindaco di Genova, tuttavia, non è indagato nell’inchiesta perché secondo gli inquirenti a differenza di Toti e Signorini non avrebbe ricevuto in cambio favori di sorta, né in termini di vantaggi personali né di finanziamenti elettorali.

Le intercettazioni sul tombamento di Calata Concenter che fanno presupporre la corruzione

Alle domande degli investigatori ha risposto in questi giorni Cristina Bartolini, sovrintendente alle Belle Arti, che aveva posto un vincolo ventennale sull’area di Calata Concenter in questione, poi rimosso qualche mese dopo l’approvazione della pratica.

La posizione di Bartolini aveva preoccupato Signorini che ne aveva parlato con Spinelli «individuando nella Soprintendenza – si legge negli atti – un ostacolo alla realizzazione del tombamento» e con il sindaco Marco Bucci dicendo che «era un problema da risolvere». In un’intercettazione si può sentire Spinelli informarsi: «…ma non dipende da Roma quel permesso li?», e la risposta di Signorini: «no…ma tu pensa questa qua (l’architetto Bartolini, NdR) che non è che dice sediamoci ad un tavolo per cercare di fare bene le cose, no! È contenta di dire ‘andate tutti a fanculo’».

A insospettire gli investigatori anche la rapidità con cui la richiesta per cancellare il vincolo presentata dall’Autorità Portuale per conto di Signorini. Di norma questo tipo di valutazione richiede tempi lunghi, mentre in questa occasione – forse anche con l’intervento del Ministero – già nel marzo del 2023 era arrivata l’approvazione della richiesta, ufficialmente per la realizzazione del Parco della Lanterna.

L’altra teste fondamentale, Lucia Cristina Tringali, e le intercettazioni che inguaiano Piacenza

Sentita in questi giorni anche Lucia Cristina Tringali, dirigente dell’ufficio Bilancio, Finanza e Controllo dell’Autorità di Sistema Portuale, che è risultata particolarmente rilevante per le indagini.

Tringali infatti già nel 2022 aveva sollevato molti dubbi sulla soluzione tecnica adottata per trovare i finanziamenti per questa particolare opera di tombamento, come si evince da una serie di telefonate intercettate con l’allora segretario generale dell’autorità portuale, Paolo Piacenza. Piacenza, oggi Commissario Straordinario dell’Adsp proprio a seguito delle dimissioni di Signorini, è a sua volta indagato nell’inchiesta per abuso d’ufficio e omessa denuncia.

Dq questo telefonate si può cogliere l’ansia e la preoccupazione di Tringali per la decisione di fare una modifica al programma straordinario associata alle risorse per il disastro di Ponte Morandi quando i termini di presentazione erano scaduti da tempo. In effetti, al momento delle intercettazioni erano passati 4 anni dal crollo del viadotto in Val Polcevera, e il termine per fare variazioni al programma straordinario era a 36 mesi.

Le indagini devono accertare chi abbia deciso per procedere con il tombamento e come abbia inserito la pratica nel pacchetto di aiuti previsti per Ponte Morandi

Ai pm Tringali potrebbe dunque aver chiarito le sue perplessità sul progetto, ma soprattutto chi prese le decisioni in merito e con che “soluzione” illecita. L’interrogatorio per ora rimane secretato, come gli altri sostenuti nelle ultime settimane, ma sembra che gli inquirenti abbiano espresso una certa soddisfazione per le prove raccolte.

«Non è stato proprio per niente smentito l’impianto accusatorio», si limita a dire il procuratore Nicola Piacente, contestando le parole dei difensori del governatore della Liguria di qualche giorno fa.

E tra le persone informate dei fatti ancora da sentire vi è Anna Maria Bonomo, ex avvocato di Stato e all’epoca nominata all’epoca “Esperta in Area giuridico-legale della Struttura Commissariale»La sua testimonianza potrebbe essere fondamentale per chiudere almeno questo filone di inchiesta su Calata Concenter, rendendo chiaro se è necessario procedere con le accuse di corruzione per il progetto del tombamento.

I lavori del tunnel subportuale a giustificare il progetto

Dalle intercettazioni emergono anche alcune telefonate tra Paolo Piacenza e Anna Maria Bonomo, in cui potrebbe chiarirsi l’escamotage tecnico per inserire i lavori di tombamento nel programma straordinario del piano regolatore portuale. Ossia, la necessità di individuare un sito in cui collocare il materiale derivante dagli scavi del tunnel subportuale. A questo scopo nel piano sarebbe stata designata Calata Concenter dopo i lavori di tombamento, malgrado il vincolo della sovrintendenza. Vincolo che, oggi sappiamo, è stato poi fatto cadere a distanza di qualche mese da questa decisione.

Sempre nel 2022 Bonomo, contattata da Piacenza, aveva mostrato perplessità a questa idea, segnalando che già nel ricorso contro Carmagnani l’inserimento di opere in un piano ben oltre i termini di legge era stato usato dai contestatori. Malgrado questo avviso, Piacenza insistette per capire in particolare come si potesse “confezionare” l’inserimento del tombamento dal punto di vista giuridico.

La risposta di Bonomo si concentra sulla ratio del cosiddetto “Decreto Genova”, che si basava su “lavori urgenti” che potessero dare sviluppo e superare le criticità dovute al crollo del Ponte Morandi. Per questa ragione, specifica nella telefonata intercettata, inserire altri interventi dopo 36 mesi le sembrava «un po’ contrario alla legge». Al termine dei 36 mesi i lavori infatti non solo avrebbero dovuto essere presenti nel piano, ma avrebbero dovuto essere conclusi.

L’intercettazione si chiude con l’esperta che chiede di vedere una bozza della proposta, segnalando che comunque avrebbe potuto anche esprimere le sue perplessità, ma che la decisione stava al Commissario Straordinario Marco Bucci e che dal suo punto di vista sarebbe stato più corretto e opportuno avviare una procedura normale invece che inserire il progetto nel Piano Straordinario. In seguito, la pratica della Calata in questione ricevette l’approvazione il 29 luglio 2022.

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Info Laura Casale

Laureata in Comunicazione professionale e multimediale all'Università di Pavia, Laura Casale (34 anni) scrive su giornali locali genovesi dal 2018. Lettrice accanita e appassionata di sport, ama scrivere del contesto ligure e genovese tenendo d'occhio lo scenario europeo e internazionale.

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