Disconnessioni contemporanee

In’side Art: Disconnessioni Contemporanee

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Un viaggio tra arte, poesia e società a Gualtieri (RE)

Amici lettori eccoci ritornati nel nostro salottino solare dell’arte. Oggi descriveremo per voi un grande evento, svoltosi a Gualtieri (RE) presso lo spazio espositivo “Guercini” in Via Garibaldi, 8 organizzato dall’associazione culturale Space art – itinerari artistici e curato dalla prof.ssa Cristina Boccella e da Giuseppe Landini.

L’evento è stato suddiviso in tre appuntamenti: una mostra pittorica collettiva il 27 Aprile, l’11 Maggio poesia in “Parole collettive” e infine il 18 Maggio 2024 la presentazione dei lavori grafici delle classi terze della scuola secondaria di I grado dell’IC di Gualtieri.

Titolo della manifestazione “Disconnessioni contemporanee, un viaggio tra arte, poesia e società.”

Sul contemporaneo siamo tutti d’accordo ma cosa vuole significare “Disconnessione”?

Io voglio interpretarla come una simpatica provocazione dal momento che viviamo in un’epoca nella quale siamo tutti quotidianamente interconnessi, allacciati in un continuo incessante contatto virtuale ma in cui – ed ecco il rovescio della medaglia – ci troviamo allo stesso tempo più “disconnessi” dalla realtà di quanto non siamo mai stati.

E la cosa preoccupante è che ne siamo così coinvolti da non poterne più fare a meno. Ci ritroviamo in un vortice che ha la stessa funzione di una gabbia dalla quale non riusciamo più ad uscire. Quindi ben vengano questi eventi culturali per esaminare, e poi riflettere, su questa nostra contemporaneità.

Non a caso gli organizzatori hanno scelto di suddividere l’evento in tre tappe: nella prima 7 artisti partecipanti, 7 anime diverse con 7 differenti linguaggi, sono apparsi tutti insieme sulle pareti dello spazio espositivo come una gran bella immagine d’insieme stupendo ed emozionando il visitatore.

Di questi artisti ho scelto 7 loro opere che ora pertanto come consuetudine di In’side art andrò a descrivere per voi.

Marina Ciccone

Un po’ Milanese un po’ Santilariese, artista dalla grande energia espressiva, una vera forza della natura che ha trovato nelle Encaustic il suo linguaggio preferito, una tecnica antica e affascinante che gli fa mettere le mani a contatto con la materia viva e che realizzando le sue opere tra calore e profumi la fa sentire così umana, così maestra e testimonials di un artigianato importante.

L’opera che Marina Ciccone ha presentato e che vado a descrivere ha una base di fondo idealizzato in una lastra d’argento increspata come le onde del mare, la luce ne assorbe i riflessi, come uno specchio li restituisce all’osservatore, al centro una macchia informe si fonde con la base e da essa la tonalità rosso acceso ne diventa protagonista mi ricorda una bocca vermiglia, carnosa, ma è ingabbiata in una sfera reticolata a mestiere, che la bocca voglia urlare? che sia un urlo disperato per un mondo che è diretto al countdown?

“Se c’è un argomento penso ad un’opera a tema, creo opere che hanno a che fare con la mia vita, momenti di felicità o tristezza”. – Marina Ciccone

Francesco Guzzi

Artista Calabrese ed Emiliano di adozione, settaseienne naif nell’espressività e artigiano nella modalità. Grande vitalità personale ed emozionale che lo porta a sperimentare nuovi modi interpretativi, Francesco Guzzi per Disconnessioni Contemporanee ha presentato un’opera forte nell’impatto e misteriosa nella lettura: una base del colore del mare e del cielo che è andato a ricoprire con una massa di spessore, scura, pesante ma trasparente per lasciare intravedere la luce, qua e là velature scure sfocate in verde, rosso, giallo forme informi che come stelle ruotano intorno al centro dove l’artista ha lasciato un varco, un’apertura verso l’ignoto, eppure in esso a me piace vedere il volto di qualcuno come in un sogno, chi può essere? Chiunque egli sia siamo portati a dire: non siamo soli e se rimaniamo disconnessi avremo ancora un futuro?

“Quando mi appresto a realizzare una mia opera trovo un angolo del mio laboratorio artistico e vado a lavorare al mio dipinto con la stessa passione che mi accompagna da anni basata ripensando alle esperienze della mia vita, alle tradizioni della mia terra, la Calabria rappresentandola attraverso l’astrattismo oppure a volte raffigurandola attraverso paesaggi figurativi”.– Francesco Guzzi

Francesco Guzzi

Roberta Lodi Rizzini

Tutta passione e amore per l’arte da Reggio Emilia, pittrice e fotografa, tanto stimolata da esprimere due linguaggi in uno portandola a pittografare esplorando nuovi orizzonti. Davanti a me vedo un’opera enigmatica, tutta da decifrare, simbolica al punto giusto, cromaticamente equilibrata; dal centro tutto ruota, tutto è in movimento in un mare materico denso, pastoso, armonioso. In esso c’è un significato su qualche perché, ma non spetta a me rispondere. Personalmente mi godo quel dinamismo dal quale i miei occhi sono stati astratti, mi piace starci dentro con tutte le scarpe. Che l’opera rappresenti il senso della vita? Rimane un gran mistero e proprio per questo è bella.

“Quando mi metto davanti alla tela di solito ho già in mente cosa voglio fare e trasmettere. Con la realizzazione della serie “Battiti indomiti” ho voluto cercare nel cosmo quel senso di umanità nel tentativo di far riflettere sul fatto che per colpa nostra purtroppo la stiamo perdendo.
Con la serie “Lux animae” vorrei invece trasmettere a chi osserva le mie opere quel senso di inutilità nell’andare sempre di corsa. Si lavora per guadagnare sempre di più, per poi spendere il tutto in cose inessenziali e superflue. Qualcuno ci ha fatto entrare in un loop e nessuno si ferma più a ragionare. Con la mia arte vorrei che la persona torni a prendere coscienza rallentando i propri ritmi, percependo che gli aspetti più importanti possiamo trovarli nella bellezza di un paesaggio, di un tramonto, di un fiore, nello sguardo spontaneo e stupito di un bambino, nella semplicità delle cose naturali. Dobbiamo saper fermare il nostro ritmo per guardarci nella nostra essenza e capire cosa vogliamo e cosa è meglio per noi. Con “Lux animae” ho utilizzato il Latino per appunto ricordare le nostre origini e tutto ciò di più bello abbiamo intorno. Questa è la mia missione, spero di esserci riuscita. – Roberta Lodi Rizzini

Roberta Lodi Rizzini

Giancarlo Minichiello

Artista poliedrico napoletano, un’artigiano fantasioso che lavora con amore la materia. Ogni suo lavoro lascia finestre aperte a riflessioni e infatti in esposizione per questa occasione ha proposto un’opera da pensare, semplice nella sua struttura, quattro profili contrapposti che si scambiano lunghi aliti a distanza; nei loro volti nessun indizio, nessuno ride, nessuno piange, non si guarda al futuro, non si parla, solo uno scambio etereo a distanza inquietante come il marrone che comanda tutta l’immagine alleggerito dall’oro, colore amico dell’artista Partenopeo.

“Mi definisco un creativo per gli oggetti d’arte a cui dò forma attraverso un contenuto che, oserei dire, è quella cosa che comincia dove finisce la logica quindi, nessun pensiero. Una visione patafisica”.Giancarlo Minichiello

Giancarlo Minichiello

Adriana Montali

Artista parmense dagli occhi brillanti che parlano da soli e che preferisce lasciar parlare il colore, la forma, la forza della materia anziché le parole. Un’artista alla quale piace il contatto con gli strumenti da lavoro, impastare la malta, snodare le dita e sentire sotto i polpastrelli quella dolce sensazione che ci rende felici. L’opera che vediamo rappresentare la Disconnessione è un’opera di protesta, di rabbia, di fantasia. L’artista con forza ha inciso la base, con un ampio gesto del braccio ha circoscritto un confine, tracciato linee che sono strade. Quel blu spatolato e graffiato che sia mare, che sia cielo, che sia sabbia sulla quale è stato tracciato un messaggio, che sia un appello per i posteri… Ognuno lo interpreti a suo modo, ognuno lo porti nel cuore e nella testa e ne faccia tesoro. Questa è la missione degli artisti come Adriana.

Io ho coniato per me stessa il termine “realmente astratto”…
Sembrano e anzi lo sono, due parole in antitesi ma, per me, rappresentano esattamente quello che faccio quando approccio una tela, cioè astraggo ciò che ho visto e/o sentito, un tramonto, un prato, il mare, il vento o qualsiasi emozione possa aver vissuto.
Metto su tela questo: la realtà astratta a mio modo. È con questa intenzione e con questo sentimento che inizio la mia opera. Non si tratta di ” fantasia” ma di un qualcosa che ho vissuto in prima persona attraverso i miei sensi e che necessita con urgenza di emergere dal mio gesto. – Adriana Montali

Adriana Montali

Giuliano Saba

Alessandrino di adozione ma originario della Sardegna, Giuliano Saba con le mani lavora il metallo, lo salda, lo leviga, lo sagoma e lo taglia, tutto a mano. Ma non gli basta perché l’arte non ha e non deve avere limiti, e allora dipinge in modo informale per sperimentare nuovi linguaggi. E ancora non finisce qui perché non contento si tuffa anche in un’esperienza che solo in pochi cercano o preferiscono, ossia lavorare a quattro o più mani su una stessa opera, cosa che fanno gli artisti folli e mai egocentrici. Ecco, proprio lui che ama la condivisione, a Disconnessioni, ha presentato un’opera realizzata a quattro mani con Alessandro Fabbri, un altro artista dalle mani d’oro e dalla mente eclettica che in questo caso ha realizzato una base con un materico così denso, quasi mistico, sul quale poi Giuliano è intervenuto a raffreddare la temperatura con una luna e un sole in metallo che si fonde perfettamente con un mare di colore, sia per forma che per tonalità. Per questo grande quattro mani non c’è altro da dire pur restando molto da godere. Alla faccia della disconnessione

“Io credo di esprimere il mio stato d’animo davanti ad ogni tela o base in legno. Non credo esista qualcosa di premeditato, sull’astrattismo lo spazio è immenso, io devo cercare di colmarlo con dei colori secondo i miei umori, poi nelle composizioni la cosa cambia, ti puoi preparare alcune cose ma il risultato non puoi saperlo prima perciò nessuna opera può essere premeditata”. – Giuliano Saba

Giuliano Saba a quattro mani con Alessandro Fabbri

Lidia Ziolo


Dalla Polonia arriva in Italia per volere del destino e dell’amore attraverso il colore. Con la forza della sua voglia di esprimere se stessa, ha voluto fortemente perseguire la missione d’artista ed ora è in questa collettiva in mostra con un paio di opere che per tonalità rappresentano la di lei personalità.

Delle due prendo in esame una “Rosa d’oro” che l’artista ha voluto totalmente protagonista della tela e che, a mio avviso, ha interpretato come una sfida con se stessa. Lidia avrebbe potuto dipingere una bella rosa rossa, oppure bianca, oppure rosa, colori tradizionalmente normali per questo fiore e invece sopra un fondo di un elegante marrone scuro come la notte, ha dipinto una rosa d’oro volutamente astratta con pennellate decise e sfumate, segni netti, energici ma anche delicati come il fiore stesso. I petali si muovono come ad aprirsi dal bocciolo, non si vedono né foglie né il gambo con le spine. Non ne immaginiamo il profumo, nulla di nulla. Solo un fiore astratto in oro che giganteggia sulla tela. Una rosa astratta che si muove con un ritmo incessante occupando tutto lo spazio della sua e della nostra fantasia.

“Amo i colori, la mia vera missione è donare, spensieratezza , leggerezza , vedere la gioia negli occhi degli altri, le mie opere parlano da sole in esse tanta magia , tanti miei sogni , fantasia , amo sperimentare alla ricerca di nuove tonalità e originalità”. – Lidia Ziolo

Lidia Ziolo

Disconnessioni contemporanee – Parole collettive

La seconda tappa di “Disconnessioni contemporanee” è avvenuta con “Parole collettive” Sabato 11 Maggio con la presentazione del libro Disconnesso” opera del Dott. Marco Ruini e con la lettura dei componimenti poetici di Claudio Bedocchi, Gabriella Gianfelici, Salvatore Norcia, Stefano Reggiani e Simonetta Sambiase.

Si è trattato di un appuntamento di lettura, poesia e confronto tra idee e anime positive e propositive; di un pomeriggio culturale in antitesi con la prospettiva che ci vuole freddi e disconnessi apprezzatissima da tutto il pubblico presente.

La terza e ultima tappa che ha concluso l’evento si è svolta con il finissage della mostra dei sette artisti, tenutasi Sabato 18 Maggio, con la quale simbolicamente la manifestazione ha chiuso il suo cerchio artistico grazie alla mostra grafica dei lavori degli studenti delle classi terze della scuola secondaria di I grado di Boretto (RE). Il passato e il presente lasciano il testimone al futuro rappresentato dai giovani studenti che con la loro presenza in questa occasione hanno dimostrato la validità e l’importanza di una generazione nella quale riporre la nostra fiducia e le nostre speranze. La disconnessione contemporanea può essere momentanea ma non eterna se l’umanità non dimentica la storia e di essa gli aspetti migliori.

Le opere degli studenti delle classi terze della scuola secondaria di I grado di Boretto (RE)

Amici lettori ringraziamo l’associazione culturale Space art – itinerari artistici, i curatori e tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione di questo evento, e come sempre vi lasciamo con un consiglio musicale con cui accompagnare la lettura di questo articolo e la visione di queste belle opere d’arte: Lucio Dalla – Futura.

Tutte le foto sono tratte dalla pagina Facebook ufficiale di Giuseppe Landini.

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Info Walter Festuccia

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Walter Festuccia, Roma 16 Marzo 1958, diplomato come aiuto scenografo presso il Cine Tv di Via della Vasca Navale di Roma. Artista per natura, artigiano per tradizione, pittore, scrittore. Per il mio stile utilizzato nello scrivere, amo definirmi jazzista della parola, tutto di me è racchiuso in queste definizioni. La mia scrittura, anche se è apparentemente espressa in maniera ironica e demenziale, lascia sempre una finestra aperta oppure un indizio rivolto all'attualità, tutto in un mix di fantasia quasi astratta che diventa con ciò il mio linguaggio espressivo. Come pittore, l'astrazione, l'informalità e l'uso manuale e gestuale della materia sono il mio "io" dentro di me che quando dipinge o scrive si lascia guidare dalla passione e dall'immaginazione attraverso la quale riesco a "vedere" la scena e a "sentire" i dialoghi di ogni mio componimento. Firmo testi e opere come Walter Festuccia oppure Walter Fest.

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