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Proteste nuovo forno crematorio di Staglieno, lavori avviati un mese fa. Le foto del cantiere

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Nonostante il ricorso al Tar di Legambiente e Italia Nostra, nonostante i comitati in piazza, si è ufficialmente aperto il cantiere per la realizzazione del secondo tempio crematorio di Staglieno. Una delle opere più discusse e divisive, che – stando al cartello di cantiere apparso in questi giorni – verrà portata a termine entro il 9 febbraio 2025, dall’impresa Crezza Srl e al costo di 5 milioni e 166 mila euro. Dunque, un avvio “sub iudice”, che ha inevitabilmente provocato la reazione di ricorrenti e comitato, oltre che conseguenze giuridiche. «Noi nel ricorso al tar non avevamo fatto richiesta di sospensiva, proprio perché l’opera non era in corso.

È ovvio che di fronte a questa incomprensibile accelerazione, che per noi è un vero colpo di mano, non potremo fare altro che fare richiesta di sospensiva. Non possiamo immaginare che un’operazione devastante e assurda come questa, possa andare avanti in barba al ricorso.

Quest’amministrazione è ormai la giunta dei rendering e dei cantieri aperti contro le persone» – è il commento a caldo di Stefano Bigliazzi, presidente di Legambiente. Tra le novità dele ultime ore, è arrivato peraltro un secondo ricorso, questa volta di Italia Nostra, come conferma Stefano Fera, presidente ligure dell’associazione: «Abbiamo avuto il via libera per il ricorso, che punta a bloccare quest’intervento pericoloso, assurdo e inutile. L’atto di forza del Comune di aprire il cantiere conferma la totale incapacità di dialogo di questa amministrazione e anche il paradosso del cosiddetto metodo Genova, basato su modalità commissariali che non tengono conto del territorio, delle persone che ci vivono.

Forse quello che sta accadendo in questa città e in questa regione sono anche il motivo per cui si è installato quel cartello e si è iniziata un’opera in fretta e furia». Stupiti dell’avvio dei lavori sono soprattutto i tre Comitati che da anni si battono contro il nuovo impianto (Banchelle, via Vecchia, Parco delle Mura): «Questa fuga in avanti di Comune e Crezza ci stupisce. Non vogliono neppure aspettare il pronunciamento del Tar e anzi sembra quasi che vogliano costruire a tutti i costi, prima che il tribunale li blocchi. Qualche giorno fa i Comitati di Genova, tra cui il nostro, sono scesi in piazza per chiedere a Tursi di cambiare metodo, di ascoltare i territori, di creare un dialogo. La loro risposta è stata quella di sempre: aprire cantieri e fregarsene di tutti».

Gli argomenti su cui si basa il ricorso sono sostanzialmente due: in primo luogo quello della pericolosità del progetto in relazione alla zona, dove si trova una cava. L’altro aspetto è legato alla questione della totale inutilità dell’impianto, visto che attualmente c’è già in funzione un forno crematorio di So.Crem, la cui attività copre il 100 per cento delle richieste. Anzi, l’attuale forno lavora al 70% delle sue potenzialità.

Tornando al ricorso, è stato fatto con la richiesta di annullamento dell’approvazione del progetto ed è rivolto al Comune di Genova e contro la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio, la Regione Liguria, la Asl 3, la Città Metropolitana di Genova, l’Arpal, ovvero tutte le istituzioni presenti alla Conferenza dei Servizi. Il ricorso è anche avviato nei confronti della società Crezza-Tempio Crematorio Lombardo-Schena Servizi: ovvero il raggruppamento di imprese che ha iniziato a costruire il nuovo crematorio. A difendere il progetto, era stato il vicesindaco Pietro Piciocchi in consiglio comunale: «Si sono spiegate le motivazioni alla base di questo progetto con il conforto, le analisi e le istruttorie degli uffici che hanno attestato l’interesse pubblico alla base dell’operazione. La Giunta comunale si è espressa nel 2019 sulla proposta di project financing della società che è poi risultata aggiudicataria dell’opera».

So.Crem, che gestisce il crematorio già esistente e perfettamente funzionante ricorda che i dati dell’anno in corso confermano la capacità di So.Crem di fare fronte alle esigenze dei Genovesi e di chi vive in provincia. L’attuale impianto è in grado di soddisfare senza problemi una domanda superiore alle 14.000 cremazioni all’anno. Dunque, è più che sufficiente, visto che la media è intorno alle 8.000. Va anche detto, in proposito, che per l’anno 2024 So.Crem prevede importanti investimenti, destinati a migliorare ulteriormente la capacità del forno crematorio di Staglieno.

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