Giacomo Balla

Nà passeggiata n’Vespa cò Giacomo Balla

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Finalmente è arrivata la Primavera e girare in vespa sidecar è così piacevole e affascinante, amici lettori! Secondo voi, oggi chi porteremo a spasso per la città eterna? Reggetevi forte, oltre all’artista che del movimento Futurista è stato un primo attore in sella salirà una giornalista un po’ Ligure, un po’ Toscana e pure idealmente un po’ Romana. Ma andiamo per gradi che adesso ve li presento.

GIACOMO BALLA

Giacomo Balla lasciò Torino nel 1895 per trasferirsi a Roma per sperimentare il nuovo Divisionismo italiano del quale, insieme ad un gruppo di giovani artisti suoi allievi, fu un importante promotore.

Gli inizi del ‘900 furono anni di grande modernizzazione, nonostante il periodo belligerante l’arte era attivissima.

Giacomo Balla, un’irrefrenabile personalità mai domata, si dedicò con grande fervore creativo alle basi del movimento Futurista. In quegli anni, attraverso una vivacità creativa eccezionale, inoltre realizzò scenografie teatrali, arredamenti e accessori di vari di uso quotidiano. Tutto questo tramite il nuovo linguaggio Futurista, una grande energia dinamica piena di colore per affermare un universo a 360° proiettato verso il futuro. Alla morte di Umberto Boccioni, Giacomo Balla ne diventa uno dei maggiori protagonisti.

Purtroppo nel corso di quegli anni, sebbene la società sapesse di modernità e di relativo benessere nel frattempo, rullavano tamburi di guerra e l’artista non poté fare a meno di rimanerne coinvolto.

Il potere ha sempre usato l’arte e la stampa come strumenti di comunicazione e distrazione di massa, pertanto, quando nel 1937 Giacomo Balla avvertì la sensazione che la società di quel periodo stesse prendendo un’altra rotta e che gli artisti del suo tempo non avessero più ispirazione umana, decise di estraniarsi da tutto e tutti.

Continuò, infatti, a portare avanti in piena onestà intellettuale e con coraggio la sua missione originale, subendo per altro da parte della cultura ufficiale l’allontanamento dalle figure di spicco nell’arte Italiana.

Dopo la guerra, l’opera di Giacomo Balla a livello mondiale venne meritatamente rivalutata; era stato un vero maestro, artefice di una straordinaria unicità artistica.

Negli anni a seguire continuò la sua produzione artistica rimanendo fino alla fine un serio ed appassionato artigiano dell’arte. Scomparse ottantaseienne il 1 Marzo del 1958 a Roma e le sue spoglie riposeranno per sempre nel cimitero monumentale del Verano.

Nà passeggiata n’Vespa cò Giacomo Balla

Foto di famiglia scattata in casa di Giacomo Balla – Foto di professionearchitetto.it

-Oh! Finarmente cè l’hai fatta!

-Maestro mi scusi, io a Luca n’garage jelo detto che pè arivà prima sotto la Vespa dovevamo montà n’motore Honda o Kawasaky, voi capirete cor traffico dè Roma è sempre n’probblema.

-Sì, vabbè mettece pure le ali e poi volamo!

-Giacomo la posso chiamà pè nome senza che s’offenne?

-Ma certo e allora dimme n’pò?

-Ecco, è n’gran piacere avella cò noi e mè scuso per ritardo.

-T’aringrazzio, ma senti n’po’, lei chi è?

A bordo della vespa sidecar c’è un’altra passeggera.

-Questa bella signora è nà giornalista, pure lei scrive pè Liguria Day. Tempo fà è venuta a Roma ma jà detto male perché n’città prese tanta acqua, furmini e saette e così, mò che è Primavera e Roma è n’sacco bella, l’ho invitata a venìì a spasso cò noi pè stò grande nostro incontro.

-Molto lieta maestro, sono Rosella Schiesaro.

-Piacere mio signora, a’ Walterì mò ho capito! Vespa rossa, selleria e rifiniture interne ar carozzino rosse, tutto n’rosso in omaggio a questa bella e brava giornalista.

-Giacomo penza che dovevamo mette pure n’pò dè giallo?

-Daje nun perdemo tempo, mè pari matto! Forza oggi n’dò cè porti?

-Allora, stateme a sentìì, prima annamo a San Giovanni a pjasse er caffè, poi giramo n’torno all’obelisco, pjamo la discesa dè via Ambaradam, passamo sotto l’archi dè Metronia, ancora dritti pè via Druso, n’salutino a casa dè Albertone, sulla destra Caracalla, annamo dritti e pjamo la Cristoforo Colombo fino ar laghetto dell’Eur. Je famo n’giretto n’torno, n’saluto ai pescetti, alle papere e ai gabbiani, e dopo er palazzetto dello sport tornamo n’dietro perché dovemo da n’vertìì la direzzione; pochi metri e semo arivati a destinazione, sulla destra nà bella architettura moderna opera dè Fuskas è la Nuvola che n’fonno cjà non sò chè dè futurista. Allora amici che ne dite, vè piace er programma?

Rosella Schiesaro e Giacomo Balla in coro.

-E daje che aspettamo?

E così Rosella, Giacomo Balla e il sottoscritto in sella alla Vespa sidecar più pazza del mondo, senza fretta, in armonia con il tempo che scorre e con il ponentino che dolcemente spettina i capelli al vento della rossa Rosella raggiungono il nuovo Centro Congressi di Roma, meglio conosciuto come la nuvola di Fuskas, progettato dal suo studio, di proprietà dell’ente Eur spa, e inaugurato il 29 Ottobre del 2016.

La Teca che contiene la Nuvola di Fuskas – Foto di architetturasostenibile.it

Mostre, congressi, esposizioni e varie forme di spettacolo sono le attività che possono svolgersi all’interno di questa avveniristica struttura. “La Teca è il corpo in vetro e acciaio che abbraccia la “Nuvola” al suo interno, la sua forma è speciale e fantasiosa da apparire la scenografia di un film da fantascienza in essa l’auditorium con tutti i suoi servizi relativi. Luce vibrante e la trasparenza fanno di questa architettura una scultura semplice nella sua forma ma incredibilmente bella e dire moderna non basta perché in questo caso la fantasia prende per mano i visitatori per la quale non si avvertono cielo, terra, aria, che sono un tutt’uno in una architettura apparentemente fredda ma al suo interno il pensiero che un genio abbia creato una simile opera d’arte rende calda e accogliente la sua atmosfera. “La Lama” è un hotel che fa anch’esso parte del complesso, 17 piani, oltre 400 stanze e un elevato standard qualitativo chiude il cerchio della struttura della Nuvola che nella sua ampiezza dal di fuori si delinea come una serie di pareti lineari, razionali, statiche, silenziose però è all’interno che pulsa il cuore della genialità legato ad un uso della tecnologia green e di ultima generazione, in finale che penso di questa Nuvola? E’ una vera opera d’arte e quanto basta.

-Giacomo pè tè er Futurismo che ha significato?

-Prima dè tutto quarcosa in cui credere con grande fede, ecco vedi a quer tempo c’era aria dè rinnovamento perchè n’torno a noi c’era gente che s’aricordava er tram a cavalli, er lume a petrolio e la bella epoque che sì vabbè oramai avevano fatto la storia ma sè sà l’artista è visionario e quasi pè ripicca vòle annà fori delli schemi e tajà cò tutta l’arte che l’ha preceduti, che nun vordì rinnegà er passato ma solo rompe er ritmo della monotonia e così l’artista n’venta nuovi stili e nuovi linguaggi dando fastidio a chi fin ora stava n’cattedra a dettà legge, noi Futuristi avemo solo fatto er nostro dettato dar talento e dar destino, poi come sempre quarcuno sè monta la testa e er giocattolo sè rompe, ma adesso daje famme n’artra domanna più emozzionante, la storia nostra la sanno tutti.

Foto di artribune.com

-Giacomo posso fargliela io?

-Signora Rosella certo che può.

-A lei je piace er Rock?

-Rosella e che je posso dìì dè no? Noi Futuristi eravamo troppo Rock, anzi sà che je dico? Che a n’ventallo semo stati proprio noi Futuristi perchè cjavevamo ner dna er ritmo, er movimento, l’arte nostra era svelta mica amorfa, l’arte nostra era viva e quanno la vedevi sentivi mille vibrazzioni, come er rock eravamo nà botta dè emozzione colorata, sè nun mè credi vatte a vedèè casa mia a Via Oslavia a piazza Mazzini, m’ariccomanno a prossima vorta che vieni a Roma fatte sentìì che sè pjamo n’zieme n’caffè coretto ar mistral.

Casa di Giacomo BallaFoto di exitbart.com

-Giacomo devo faje n’artra domanna ovvia, ma sà, sò lì lettori che poi vonno sapèè, n’zomma cò la politica er rapporto com’è ito? Mè perdoni ma è tutto corpa dè lì talk show n’tv che ogni giorno mica sè sà sè dicheno la verità.

-E n’fatti la storia è sempre la stessa, la stessa dà quanno è nato er monno: er potere che stà n’portrona dell’arte s’envaghisce e l’artista fà finta dè accettà, de stà ar gioco. Sè je riesce cor potere cè sè allinea ma nun troppo e poi l’artista resta convinto e consapevole che l’arte comunque è bella e arimane in eterno venendo perdonato se s’è mischiato cò la burocrazzia. Mentre chi stà nelle stanze der potere prima o poi chiude bottega e sparisce ner nulla. Daje adesso mettemo da parte lì politici ed entramo nella Nuvola. Rosella l’hai portato er tesserino da giornalista?

-Mannaggia la peppa l’ho lasciato a casa però la còrpa è pure dè Warterino che m’ha detto che cò lui tutte le porte sò aperte.-

-Ma tè nun je dovevi dà retta, questo cò la fantasia tè porterebbe pure su Marte prima dè l’Americani, dè lì Russi e dè lì Cinesi e mò senza permesso come entramo?

-Scusate e io allora che cè stò a fà?

Foto di elledecor.com 

Non ve lo avevo detto ma di fronte all’ingresso alla Nuvola c’era un uomo, un callarostaro seduto sù uno sgabbello che vendeva cartocci dè castagne cotte e profumate, con un’aria sicura e gentile quasi come se fosse lì da centanni.

-Tranquilli vè faccio entrà io, vè sembrerà strano ma pure io cjò er passepartout.

-Mè scusi ma lei per mè cjà n’viso famigliare, da quarche artra parte la devo avè già vista. Aspetta n’pò, ma per caso tè sei Pennacchi er Mailartista?

-A Festù hai visto che sorpresa?

-Eh già, aspetta n’attimo che tè presento Rosella Schiesaro giornalista e Giacomo Balla vabbè sai chi è nun serve che tè dica artro. Pennacchi ma quà alla Nuvola che cè stai a fà?

-Piacere mio signora sono Walter Pennacchi per servirla, piuttosto Walterì ma che sei begalino? Nun mè vedi? Lo volete n’ber cartoccio dè castagne appena cotte?

-Beh! Quasi, quasi.

Walter Pennacchi è un celebre mailartista da anni conosciuto in tutto il circuito internazionale della Mail art.

-Vabbè però mica ho capito tè cò stà bancarella quà davanti alla Nuvola dè Fuksas che cè stai a fà?

-Amico mio le voci girano e quanno ho saputo che annavi a spasso cò Giacomo Balla la tentazzione dè vedello e dè parlaje è stata forte. D’artra parte sapevo che a bordo dè la Vespa sidecar lì posti erano solo tre e cò mè saremmo stati n’quattro così ho penzato dè pjà nà scorciatoia e allora eccome quà, vestito da callarostaro, come stò?

-Sì cè piaci ma armeno potevi sceje n’artra occupazzione, per esempio vigile urbano, monnezzaro, operaio che attappa le tante buche, postino, adesso stamo perfino n’Primavera e sei fori staggione.

-Ma chè stai a dii! Perché a Gennaio nun tè magni er cocomero, a Pasqua l’uva e le fragole a Settembre, ma che nun cè lo sai della globalizzazione? E poi? Parli proprio tè che cò la fantasia ne fai arte? Comunque sò stati pure lì lettori dè Liguria Day che m’hanno chiesto stà cosa perché pure loro der profumo dè castagne cjavevano nostalgia. Ma adesso, daje famme parlà cò Giacomo Balla… Maestro ora je faccio nà domanna ardita.

-Sor Pennacchi dica pure.

-Ecco maestro dica n’pò perchè sur più bello er movimento Futurista s’è fermato?

-Pure tè sei curioso e mè fai nà domanna facile a risponne: beh sai, tanti artisti erano passati a miglior vita, quelli dopo come mè s’erano n’vecchiati, noi cò l’arte avevamo fatto n’botto forte e rivoluzzionario e a quarcuno nun je annava giù… e poi er resto dè la storia è risaputa, dopo l’urtima guera l’arte e l’artisti erano cambiati, la visione nostra sè dissolse come la pioggia quanno esce er sole. Dopo dè noi c’era fame dè aricambià tutto n’antra vòrta, comunque n’verità è stato pure giusta la fine dè n’ciclo pe fà largo ai giovani.

L’arte moderna prese n’artro andazzo: basta cò l’omo che comanna sur creato, basta cò l’omo che sfida la fisica, corre, corre e nun sè ferma mai e inortre caro sor Pennacchi la guera l’avevano vinta l’Americani che dè noi Futuristi avevano sì stima e rispetto ma avendo appunto sarvato er monno e la nostra libertà, sè presero pure cò l’arte la supremazzia e visto che la ricchezza cjà la sua m’portanza, l’artisti Americani cominciarono a mettese n’vetrina e dà loro partì n’artra rivoluzzione che – dimola tutta – è arivata fino adesso.

Sor Pennacchi tè fai bene ar Futurismo a voleje sempre bene e cò la tua arte postale sembri quasi n’apostolo fedele. Vai avanti nun t’arenne ma tieni presente che la rota gira e l’arte è bella pure quanno cambia.

Er Futurismo ha scritto la storia dell’arte ma er tempo passa e ogni espressività s’adegua ai tempi, sarta chi zompa, ma amico mio tu lo sai che dè noi nessuno sè scorda e se quarcuno all’epoca ha immeritatamente approfittato der successo, giustizzia vole che adesso nun stà quà a raccontallo. Vabbè adesso ragazzi che facciamo, nella Nuvola entriamo?

E così io, Rosella Schiesaro, Giacomo Balla e Walter Pennacchi che ner frattempo cò n’corpo dè maggia tutta la bancarella delle callaroste ha sbaraccato, sèmo entrati nella Nuvola all’Eur.

Amico lettore sè penzi che t’avemo lasciato dè fori tè sbagli, prova anche tè cò la fantasia a seguicce.

Ora però è tempo dè lasciarci e dè cambià pagina, noi avemo fatto der nostro meglio pè fatte appassionà a Roma e all’arte che la rappresenta cò la speranza dè avette accontentato.

Prossimo giro n’Vespa sarà a breve, chi verrà cò noi sarà a sorpresa e voi sè potete nun annate troppo n’giro artrimenti perderete la corsa.

Grazie ancora e bona Primavera a tutti.

Foto di copertina di today.it

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Info Walter Festuccia

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Walter Festuccia, Roma 16 Marzo 1958, diplomato come aiuto scenografo presso il Cine Tv di Via della Vasca Navale di Roma. Artista per natura, artigiano per tradizione, pittore, scrittore. Per il mio stile utilizzato nello scrivere, amo definirmi jazzista della parola, tutto di me è racchiuso in queste definizioni. La mia scrittura, anche se è apparentemente espressa in maniera ironica e demenziale, lascia sempre una finestra aperta oppure un indizio rivolto all'attualità, tutto in un mix di fantasia quasi astratta che diventa con ciò il mio linguaggio espressivo. Come pittore, l'astrazione, l'informalità e l'uso manuale e gestuale della materia sono il mio "io" dentro di me che quando dipinge o scrive si lascia guidare dalla passione e dall'immaginazione attraverso la quale riesco a "vedere" la scena e a "sentire" i dialoghi di ogni mio componimento. Firmo testi e opere come Walter Festuccia oppure Walter Fest.

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