Quando oggi ci riferiamo a Porta San Giovanni, intendiamo la famosa porta sulle Mura Aureliane che dal piazzale di San Giovanni conduce verso la Via Appia Nuova, inaugurata da Papa Gregorio XIII in occasione del Giubileo del 1575. Fino a quel momento però, il traffico della zona per l’accesso alla città era regolato da un altro passaggio, ancora ben visibile a pochi metri di distanza, ossia da Porta Asinaria.
Questa, molto più antica, risale al 270-273 d.C, gli anni in cui l’imperatore Aureliano fece edificare le mura. Inizialmente era un’apertura di terz’ordine, una posterula, ma nei secoli successivi, soprattutto con l’intervento dell’imperatore Onorio nel 401-402, divenne una porta monumentale.
Porta Asinaria: varie ipotesi sull’origine del nome
Il nome sembra derivare dall’antica Via Asinaria verso la quale la porta consentiva il passaggio. Si trattava di una strada secondaria, un diverticolo che attraversava la campagna romana, tra la via Appia e la via Latina, e si collegava più avanti alla Via Tuscolana.
Un’altra ipotesi sull’origine dal nome riporta invece alla famiglia degli Asinii che aveva diverse proprietà nei dintorni. Infine, non meno suggestiva, la versione secondo la quale presso la porta si trovasse il “foro degli asini”, mercato degli animali che venivano venduti ai contadini della campagna romana.
Gli interventi di fortificazione
Con il vicino Palazzo Laterano, sede papale, e la Basilica di San Giovanni, meta di un crescente numero di pellegrini, l’importanza strategica della Porta Asinaria aumentò in breve tempo. Inoltre, tutta l’area compresa tra Porta Metronia e Porta Maggiore veniva considerata poco sicura. Per questo, furono necessari i lavori di ampliamento e fortificazione del IV e V secolo.
Alle due originarie torri a base quadrata, Onorio fece affiancare altre due torri semicircolari, l’arco della porta venne allargato e rivestito in travertino, l’altezza totale della costruzione venne raddoppiata, arrivando a contare quattro piani.
Porta Asinaria divenne una vera e propria fortezza difensiva, con finestre e feritoie sulle torri, camminamenti per le ronde e una camera per la manovra della saracinesca che sbarrava l’ingresso. Inoltre, verso la parte interna, fu anche costruita una controporta e un cortile di guardia.
Invasioni e passaggi storici
Dopo la caduta dell’impero d’occidente, Roma divenne palcoscenico di invasioni, scorribande e violenze. Nel 536, durante la guerra greco-gotica, il generale bizantino Belisario entrò in città proprio attraverso la Porta Asinaria, procurando la fuga dei Goti. Ma sempre i Goti, guidati da Totila, il 17 dicembre 546, fecero il loro ingresso a Roma da Porta Asinaria, trovata aperta, e diedero il via al saccheggio della città e alla distruzione di gran parte della cinta muraria.
Infine, nel 1084, l’imperatore Enrico IV e l’antipapa Clemente III entrarono a Roma da qui, per scacciare il papa legittimo, Gregorio VII. In quell’occasione il normanno Roberto il Guiscardo, chiamato a difesa di Gregorio, mise a ferro e fuoco la città, con il famoso Sacco di Roma, arrecando danni ingenti anche alle mura e alla Porta Asinaria.
Dalla chiusura ai giorni nostri
Negli anni la porta cominciò a risultare inutilizzabile, anche a causa dell’innalzamento del livello stradale. Come detto, fu definitivamente chiusa nel 1575, quando fu sostituita dalla nuova Porta di San Giovanni. Solo negli anni ’50 del Novecento, ingenti lavori di scavo hanno riportato alla luce l’intera fortificazione che è ora visibile nel suo stato originario.
Oggi è visitabile su prenotazione e per alcuni anni, dal 2017, l’area attorno alla Porta ha ospitato un suggestivo presepe vivente durante il periodo natalizio.