Presepe di Greccio nella visione di San Francesco del 1223
Il Presepe di Greccio nella rappresentazione delle Clarisse Cappuccine di Genova

Il Presepe di Greccio da 800 anni la nascita di Gesù nella visione di San Francesco

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Un bel presepe curato nei minimi dettagli ma anche e soprattutto quello che colpisce i visitatori è una sorpresa “sorprendente” (è proprio il caso di dirlo) che vi colpirà a prima vista. Andate a visitare, con spirito cristiano ma anche senza, (le suore non vi chiederanno di certo la patente cristiana) il Presepe di Greccio nel Monastero delle Clarisse Cappuccine, https://www.clarissecappuccinegenova.it/, che da 70 anni le monache allestiscono nella graziosa chiesetta del loro convento in via Domenico Chiodo a Genova e scoprirete il perché. Il Bambino Gesù è in braccio a Francesco, non ancora Santo ma semplice fraticello, e sono attorniati dal bue e dall’asino, inginocchiati Gelindo e Alinda, secondo la tradizione genovese, che portano doni, intorno i frati, le dame con la candela e i gentiluomini del castello, il sacerdote che dice la messa e i suoi chierichetti…ma Maria e Giuseppe? Ecco la sorpresa “sorprendente”: non ci sono!!! Perchè? Tra storia e leggenda ve lo raccontiamo.

Siamo nel 1223 e Francesco appena tornato dal suo viaggio in Terrasanta e folgorato dalla visione divina di quei luoghi sacri, decide di rappresentare, dopo aver umilmente chiesto al Papa il permesso, in un paese nel centro della penisola italica, Greccio (oggi in provincia di Rieti quasi al confine tra Lazio e Umbria), dove lui viveva in una capanna, un “presepe” vivente per rendere gloria e onore imperituri alla nascita del Bambinello. In quelle terre montane, vi era un suo caro e pio amico, un castellano, Giovanni Velita, che possedeva anche un bosco (prima dell’arrivo di Francesco infestato dai lupi che grazie a lui diventarono “agnelli” o perlomeno più realisticamente non attaccarono più gli uomini) che glielo mise a disposizione per la rappresentazione della Notte Santa fornendogli anche bue e asinello (simboli di ebrei e pagani).

Nella notte una forte nevicata rese ancor più suggestiva e mistica la rappresentazione della Notte Santa con il bosco illuminato dalla fiaccole portate sia dai frati sia dal popolo che abitava il castello e i dintorni. Un suo confratello celebrava la messa. Come narra Tommaso da Celano “Francesco quella notte fu talmente commosso nel nominare Gesù Cristo che le sue labbra tremavano, i suoi occhi piangevano, e la commozione gli riempiva la bocca e il cuore”. Vide così nella sua mistica visione il Bambinello nella mangiatoia scuotersi e venirgli ad accarezzare il volto. Nel momento della consacrazione dell’ostia San Francesco lo prese tra le braccia ed era, nella sua visione, in carne ed ossa. Il signore Giovanni da Greccio asserì di “aver visto quella notte un belissimo bambinello dormire beato tra le sue braccia”. La narrazione della visione di questo devoto cavaliere è resa credibile non solo dalla santità di Giovanni Velita che la vide con i suoi occhi ma è confermata anche dai miracoli che ne seguirono: la paglia della mangiatoia sanava le malattie degli animali e allontanava le pestilenze. Così ebbe origine il Presepe (dal latino praesaepe, mangiatoia) di Greccio. Eravamo nel 1223 esattamente 800 anni fa… Oggi come 800 anni fa se visiterete questo bellissimo minuscolo presepe vi verrà facile dire una una preghiera e farvi il segno della croce. E le suore vi saluteranno con il loro sorriso e un serafico “pace e bene!”

Il Presepe di Greccio nel Monastero delle Clarisse Cappuccine è visitabile gratuitamente ogni giorno fino al 2 febbraio 2024.

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Info Marco Repetto

Marco Repetto classe ‘47, 75 anni portati bene ma, come diceva Govi “li porto così bene che non ne perdo neanche uno”. Inizia a scrivere di calcio dilettantesco a 18 anni sul glorioso “Lo Sprint” edito dal Centro Sportivo Italiano. Lavora per 15 anni nell’azienda A.C.C.A. grossista di carta per tipografie. Nel 1982 entra in Sagep editrice come direttore Mkt e responsabile editoria turistica per enti e aziende. Nel 1997 fonda con Rosi De Lucia M&R Comunicazione, dal 2020 anche editore di LiguriaDay. E ogni tanto torna al suo antico amore: scrivere

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