Al forum dello Shipping Rixi rilancia la riforma dei porti per un coordinamento nazionale

Al forum dello Shipping Rixi rilancia la riforma dei porti per un coordinamento nazionale

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Al 10° Forum Shipping & Intermodal Transport, il Viceministro dei Trasporti Edoardo Rixi rilancia la riforma dei porti e la necessità di un’entità nazionale che coordini i diversi scali italiani. Rixi dichiara che serve «un coordinamento nazionale, una visione di sistema, altrimenti ci ritroveremo con altre banchine e infrastrutture inutili».

Da diversi mesi l’esponente genovese della Lega si batte per questa riforma e, in particolare, per un ente di controllo nazionale che coordini le attività portuali in Italia. In occasione dell’evento dedicato alla logistica e organizzato da MediTelegraph all’Acquario, ha spiegato il tipo di soggetto centrale che ha in mente: «dovrà essere in grado di coordinare la portualità e, perché no, acquisire infrastrutture all’estero. Se lo fa Psa, perché non noi? A livello locale pensiamo invece ad Autorità che si coordinino col centro ma che siano strettamente legate al territorio. Dobbiamo canalizzare gli investimenti privati pensando al bene pubblico. Per questo motivo parliamo di maggiore integrazione pubblico-privato».

Il Ministero dei Trasporti ipotizza una società pubblica. «In futuro vedremo come comportarci, ma non parlerei in senso assoluto di partecipazione del privato». Tra gli obiettivi che la nuova struttura si prefiggerà c’è la possibilità di investire in altri porti del mondo, per influire sui traffici degli scali all’estero, sul modello di Psa Singapore, ma anche invogliare altri Paesi a investire nella holding. In questo modo anche i governi delle altre nazioni europee potrebbero avere interesse nella crescita dei porti italiani.

«Pensiamo ai valichi alpini e ai problemi che abbiamo con la Francia», ha aggiunto Rixi. «Oggi si rifiutano di realizzare la seconda canna del Monte Bianco e ci mettono un anno e mezzo per ripristinare il Frejus. Noi siamo pronti a infrastrutturarci per l’Europa, ma se lo facciamo vorrei che fosse apprezzato dai nostri partner europei».

Rixi: «Con la riforma, una partecipazione nei porti italiani incentiverebbe questi Paesi a investire e avere interesse sui transiti alpini»

Il Monte Bianco e il Frejus sono opere di valore per tutta l’Unione, ma al momento la percezione è che il loro completamento in tempi rapidi porti vantaggio solo all’Italia, che acquisirebbe così un ruolo ancora più predominante sul Mediterraneo.

Per questa riforma dei porti, Rixi ha detto che al Mit «ci siamo dati un anno, un anno e mezzo. A un certo punto va fatta una sintesi, altrimenti potremo andate avanti per i prossimo 30 anni. Ma io sono una parte del processo, non sono solo io al governo, e abbiamo iniziato una consultazione europea, alla luce del sole, senza sotterfugi. La riforma la deve fare il Paese, maggioranza opposizione, tutti vi si devono riconoscere. Chi è contrario lo dica, anche sui giornali. La riforma non deve diventare un problema politico, o partitico. Se la riforma porta tre quarti del Paese in autodifesa è una sconfitta, non puo’ essere tanto peggio tanto meglio».

Tra gli altri progetti in cantiere, anche una riforma delle concessioni autostradali. «Serve un investimento da 60 miliardi», ha aggiunto Rixi, «che però non possono pesare sui pedaggi autostradali» e di conseguenza sulle tasche degli italiani.

Al forum dello shipping discusse anche le conseguenze della riforma su Genova e il nuovo piano regolatore portuale

Sulla riforma dei porti, il Sindaco di Genova Marco Bucci si è detto d’accordo con il viceministro Rixi: «Serve pensare globalmente e agire localmente. Perché su un’opera come la diga, per fare un esempio concreto, spetta a Genova decidere se spostare il progetto di 3 metri. È così che lavorano tutte le multinazionali. Credo che questo principio valga anche per la riforma dei porti».

Bucci ha poi parlato delle possibilità di espandere il porto a Ponente. La questione è di nuovo tornata nel dibattito da quando Beppe Costa ad agosto ha sollecitato l’urgenza del nuovo piano regolatore portuale. Il suo interesse nella possibilità di estendere le banchine del porto di Pra’ aveva ricevuto una replica secca da parte del PD, ma Bucci non si dice contrario alla possibilità.

«Se servirà per sostenere i traffici, amplieremo il porto di Pra’ verso il mare. Ne ho già parlato con i cittadini. Non si fanno figli e figliastri: le estensioni si fanno tutte nella stessa direzione», ha dichiarato, spiegando che «le spiagge di Voltri e Pegli saranno salvaguardate, per me i limiti devono rimanere tra Rio San Giuliano e Castelluccio, estendo il porto verso il mare. Qui stiamo progettando il porto del futuro, non dei prossimi tre anni».

Il sindaco sul piano regolatore rimette le responsabilità a Piacenza, commissario alla ADSP subentrato a Signorini. Sulla possibilità di essere nominato presidente del porto di Genova, però, nicchia:«Chiedetelo al ministro. Io farò il sindaco fino al giugno 2027 perché l’ho promesso ai genovesi».

Bucci: «La procedura per variante della Diga comincia a gennaio 2024»

«Abbiamo in testa di dare più acqua al porto di Genova, tre milioni di metri quadrati tombati di cui un milione di metri cubi di nuova terra», ha continuato il primo cittadino, aggiungendo che sarà «un grande vantaggio per Genova, acqua per ospitare il gigantismo navale, costruzioni e le riparazioni. Secondo me non ci sarà un aumento dei costi: abbiamo 1,3 miliardi a disposizione, qualità costi e tempi devono essere raggiunti. Io non vedo problemi oggi, vediamo cosa succederà in futuro».

In merito alla Diga di Genova è intevenuto anche il viceministro Rixi, che ha detto: «Abbiamo l’ambizione di finire i lavori nel 2026, Webuild non può andare in difficoltà fino a quell’anno. Ma dobbiamo rendere gli appalti pubblici più appetibili, e rendere più rapide le procedure, in modo tale che sulle grandi opere si possano aprire le porte anche ad altri grandi gruppi negli interventi infrastrutturali in Italia. Non credo che fare un altro campione nazionale, fondendo Webuild e Aspi, abbia senso. Il mercato deve aprirsi, se Webuild è l’unico player è perché il mercato è ristretto».

Rixi ha lamentato anche i ritardi e le problematiche dovute ai frequenti ricorsi che avvengono non appena una gara viene aggiudicata. Il dibattito si è poi spostato sul Terzo valico: «Abbiamo modificato gli appalti adesso, sulla base di accordi del 2021, quando il prezzo delle materie prime è salito del 42%. Ciò non è sostenibile, perché per due anni diverse imprese del subappalto hanno perso fino a quattro milioni al mese. Il tema quindi è anche di amministrazione pubblica, dobbiamo intervenire sulle modifiche preventive, una cosa sono gli obiettivi, una cosa sono le condizioni oggettive: o siamo in grado di far fronte in maniera flessibile sulle opere, oppure rischiamo di avere dei problemi».

Il 2026 dovrebbe vedere la conclusione dei cantieri sia per la Diga di Genova che per il completamento del Terzo Valico. Una scadenza fondamentale, secondo il viceministro: «Il Paese sarà giudicato su questo, sarà una pietra miliare sulla capacità di reazione del nostro Paese, la reputazione è fondamentale nei prossimi decenni».

Il saluto della direttrice del Secolo XIX, Stefania Aloia, al 10° Forum Shipping & Intermodal Transport

L’evento è stata l’occasione per la nuova direttrice del Secolo XIX, che ha assunto il ruolo a ottobre 2023, per presentarsi e salutare il mondo della logistica genovese. «Il trasporto marittimo e l’intermodalità rivestono un ruolo cruciale nel contesto geopolitico, influenzando spesso non poco le dinamiche economiche e strategiche tra gli Stati. Le riforme in questo settore sono fondamentali per adattarsi alle sfide attuali e a quelle del futuro».

Aloia ha ricordato che chi controlla le più importanti vie di navigazione può esercitare un notevole potere economico e politico.

«Per questo la cooperazione internazionale e le riforme infrastrutturali sono essenziali per garantire una distribuzione equa dei benefici e prevenire tensioni geopolitiche», ha detto, ricollegandosi alle parole del viceministro Rixi sulla riforma dei porti e sulla possibilità di creare una società di controllo nazionale. «L’integrazione fluida i diversi modi di trasporto (mare, terra, aria) è fondamentale per ottimizzare l’efficienza logistica. Investire in collegamenti intermodali riduce i tempi di transito e i costi, promuovendo al contempo la sostenibilità ambientale. Le riforme devono mirare a promuovere standard per facilitare il trasferimento fluido delle merci tra diverse modalità di trasporto. E dovrebbero anche affrontare questioni come la digitalizzazione e la sicurezza. In sintesi, le riforme nel settore dello shipping sono determinanti per adattarsi alle mutevoli dinamiche geopolitiche, promuovere l’efficienza logistica e garantire benessere».

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Info Laura Casale

Laureata in Comunicazione professionale e multimediale all'Università di Pavia, Laura Casale (34 anni) scrive su giornali locali genovesi dal 2018. Lettrice accanita e appassionata di sport, ama scrivere del contesto ligure e genovese tenendo d'occhio lo scenario europeo e internazionale.

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