Keats-Shelley Memorial House

Il Romanticismo inglese a Roma: la Keats-Shelley Memorial House

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“A thing of beauty is a joy forever” (Una cosa bella è una gioia per sempre) – Endymion, J. Keats

Nel cuore del centro storico di Roma, al civico 26 di Piazza di Spagna, si trova la Keats-Shelley Memorial House, una casa museo dedicata ai due poeti romantici inglesi John Keats e Percy Bysshe Shelley.

Tra migliaia di turisti rumorosi che ogni giorno salgono e scendono la scalinata di Trinità dei Monti, l’appartamento al secondo piano che vi si affaccia è un piccolo angolo silenzioso di pace e ricordi, un concentrato di poesia, arte e cultura, che custodisce più di ottomila volumi oltre a quadri, manoscritti, diari e memorie.

La dimora che oggi ammiriamo in una delle piazze più belle e famose del mondo, era un tempo un modesto alloggio.

Keats-Shelley House, Roma – foto L. Spadella

Nel 1903 infatti, il poeta americano Robert Underwood Johnston andando a visitare la casa, in quel periodo abitata dalla scrittrice americana James Walcott Haslehurst e da sua madre, si rese conto del decadimento e del pessimo stato in cui si trovava, non avendo le due signore sufficienti disponibilità economiche per curarne la manutenzione.

Decise quindi di promuovere una raccolta fondi tra finanziatori inglesi e americani, con l’aiuto del poeta e diplomatico statunitense Rennel Rodd, attraverso la Keats-Shelley Memorial Association che nel 1906 acquistò l’appartamento curandone il restauro, durato fino al 1909, anno in cui fu inaugurata, alla presenza del re Vittorio Emanuele III, la Keats-Shelley House

Durante la Seconda Guerra Mondiale fu poi tutelata tenendola nascosta e nell’anonimato, rimuovendo le targhe all’esterno e trasferendo gli oggetti più importanti nell’Abbazia di Montecassino, per poi riportarli a Roma poco prima che venisse distrutta durante il conflitto. Rennel Rodd curò in seguito anche il restauro delle tombe dei due poeti nel cimitero acattolico di Roma.

John Keats (1795-1821)

John Keats era nato a Londra nel 1795 da una famiglia modesta, rimase ben presto orfano di entrambi i genitori e non poté frequentare college prestigiosi come fecero Shelley o Byron. Ebbe quindi una formazione da autodidatta, leggendo Shakespeare e Dante. Dopo aver intrapreso gli studi in farmacia e medicina, li abbandonò per dedicarsi esclusivamente alla poesia, nonostante la sua situazione economica fosse piuttosto precaria.

Il suo primo volume di poesie “Poems” è del 1817, e non ebbe alcun successo, così come Endymion, del 1818, che anzi fu fortemente criticato, ma Keats, sicuro della strada intrapresa e certo che la poesia fosse la sua vita, continuò a scrivere componendo l’anno successivo alcuni dei più bei versi della poesia inglese: le due liriche Lamia e La Belle Dame sans Merci, e le odi, come Ode to Psiche, Ode to a Nightingale, Ode on a Grecian Urn, Ode on Melancholy, Ode on Indolence. Sempre nello stesso anno, intraprese un viaggio a piedi attraverso la Scozia con il suo amico Charles Brown.

Il 1818 è anche l’anno in cui conobbe Fanny Brawne, di cui si innamorò perdutamente e alla quale dedicò delicatissime poesie, come Bright Star. Keats purtroppo si ammalò di tubercolosi, malattia che aveva strappato alla vita prima sua madre e poi suo fratello Tom, e per questo nel 1920 si trasferì a Roma, per godere del clima più mite. Il viaggio da Londra a Napoli e poi nella capitale fu molto faticoso per lui, non solo fisicamente, ma anche per il dolore di aver lasciato la sua amata Fanny. Ad accompagnarlo fu il pittore Joseph Severn, che insieme ad altri amici sostenne le spese del viaggio per aiutare l’amico malato. A Roma il medico James Clarck cercò di curarlo e gli trovò l’alloggio in Piazza di Spagna, che in quel tempo non era altro che un semplice ed umile appartamento. Nonostante il clima e le cure, la salute del poeta continuò a peggiorare fino alla morte, a soli venticinque anni, il 23 Febbraio del 1821.

Keats fu sepolto nel cimitero acattolico di Roma e sulla sua lapide chiese che non ci fosse scritto il suo nome, ma la frase “Here lies one whose name was writ in water” (“Qui giace un uomo il cui nome fu scritto nell’acqua“). Tutte le cose che erano nella sua stanza vennero bruciate, secondo le leggi vaticane del tempo, per paura del contagio.

Percy Bysshe Shelley (1792-1822)

Percy Bysshe Shelley, al contrario di Keats, frequentò colleges prestigiosi come Eaton e poi l’Università di Oxford, ma il suo carattere ribelle lo fece addirittura espellere. Neanche lui ebbe una vita felice, ma segnata da dolori e gravi lutti: la prima moglie, Harriett, si suicidò. Sposò in seguito, dopo una fuga d’amore, Mary Wollstoncraft Shelley, l’autrice del famoso Frankenstein. Anche lui si trasferì in Italia, nel 1818, per sfuggire ai creditori e per problemi di salute, ma altri lutti lo afflissero: prima quello per la figlia Clara e poi quello per il figlio William. Nonostante tutto, riuscì a scrivere in quel periodo, il 1819, molte delle sue migliori opere: il Prometeo Liberato, Ode al Vento dell’Ovest, La Maschera dell’Anarchia, Alla Libertà, le liriche All’Allodola e Alla Nuvola e molte altre, spesso ispirate agli eventi politici del tempo.

Quando morì Keats, Shelley si trovava in Toscana, e compose per lui la bellissima elegia Adonais. I due non si incontrarono mai a Roma, e anche se viene ricordato nella casa museo con Keats, per il suo forte legame con la capitale e con l’Italia, non visse mai nell’appartamento, perché morì in un incidente in barca ed il suo corpo, restituito dalle acque, fu bruciato sulla spiaggia di Lerici e le sue ceneri sepolte come quelle di Keats nel cimitero acattolico di Roma.

Keats-Shelley Memorial House

La Keats-Shelley Memorial House raccoglie e conserva una grande biblioteca con più di ottomila volumi, organizzati da Harry Nelson Gay, studioso e appassionato di poeti romantici.

Tra il patrimonio librario è possibile trovare molte edizioni ottocentesche delle opere dei poeti romantici inglesi della seconda generazione, una piccola raccolta di libri di viaggio e di storia che celebrano il Grand Tour (il viaggio compiuto dai giovani dell’aristocrazia britannica fin dal XVII secolo, attraverso l’Europa e soprattutto l’Italia, per la loro formazione culturale nelle città d’arte) oltre alle traduzioni e agli studi in lingua italiana, scritti autografi, sculture, dipinti e molto altro.

Nel corso degli anni la casa divenne sempre più famosa e visitata, e molti amici dei poeti donarono all’associazione oggetti personali appartenuti a Keats e Shelley, che oggi è possibile vedere: lettere, appunti, quadri, busti in marmo e molti altri cimeli.

Nell’appartamento sono custodite le memorie anche di altri importanti poeti romantici, come Lord Byron, Leigh Hunt e la scrittrice Mary Wollstoncraft Shelley, moglie di Percy B. Shelley e autrice di Frankenstein. E ancora testimonianze di Oscar Wilde, Walt Whitman e Theodore Roosvelt, che furono grandi ammiratori di Keats.

La casa museo è oggi un piccolo scrigno di tesori dei poeti romantici inglesi di seconda generazione che permette di immergersi in un’altra epoca, osservando da vicino le testimonianze del loro vissuto, le ispirazioni, le poche gioie e le tante sofferenze che li hanno portati a scrivere le poesie più alte ed emozionanti del Romanticismo inglese ed europeo e che li hanno resi immortali.

Tutte le foto sono prese dalla Keats-Shelley House, Roma e sono di proprietà di L. Spadella

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Info Laura Spadella

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Sono nata e vivo a Roma, dove mi sono laureata in Scienze Politiche. Scrivo e organizzo corsi di formazione manageriale e di orientamento scolastico e professionale. Mi piace esplorare e raccontare la mia città, con le sue meraviglie ed i suoi difetti, girare senza meta tra vicoli e stradine, per scoprire ogni volta qualche angolo nascosto e condividerlo con gli altri.

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