1° dicembre, Giornata Mondiale contro l'AIDS

1° dicembre, Giornata Mondiale contro l’AIDS

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Come ogni anno, il 1° dicembre ricorre la Giornata Mondiale contro l’AIDS (o World AIDS Day). Istituita nel 1988 durante il periodo più terribile dell’epidemia di AIDS, questa celebrazione serve a mantenere alta l’attenzione e a sfatare molti falsi miti su questa sindrome che aggredisce il sistema immunitario. Negli ultimi 35 anni la qualità di vita per chi è sieropositivo e per chi è affetto da AIDS sono migliorate in maniera sensibile, grazie a terapie più mirate e a maggiori screening.

La Giornata Mondiale contro l’AIDS rappresenta pertanto un’importante occasione per promuovere la prevenzione e i comportamenti sicuri per ridurre il rischio di contagio (come il sesso sicuro e una selezione attenta di studi di tatuaggi che rispettino le norme d’igiene e pulizia). Ma l’obiettivo è anche sollecitare i governi e la società civile affinché nei bilanci statali rimangano presenti risorse appropriate per le dovute cure e le campagne di informazione.

In occasione della Giornata Mondiale contro l’AIDS 2023 UNAIDS – il Programma delle Nazioni Unite sull’HIV/AIDS istituito con l’obiettivo di accelerare, intensificare e coordinare l’azione globale contro l’AIDS – porta avanti progetti per mettere all’epidemia di AIDS entro il 2030, come parte degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile.

Malgrado si registri un calo nell’ultimo decennio, dalla pandemia di Covid-19 le diagnosi hanno ripreso a crescere

L’attenzione infatti non deve calare, come i dati sulla recrudescenza negli ultimi anni nel mondo occidentale, Italia compresa, testimoniano. Il Ministero della Salute a metà dicembre ha diffuso i dati raccolti dall’ISS (Istituto Superiore di Sanità) sul 2022, che attestano 1.888 nuove diagnosi di infezione da HIV nel nostro paese (ossia 3,2 casi per 100.000 residenti). Mentre sono 403 le nuove diagnosi di AIDS, con un’incidenza di 0,7 casi per 100.000 residenti.

dati di infezioni per HIV in Italia nell'ultimo decennio
Fonte: Ministero della Sanità

Rispetto alla media europea e a quella dell’area occidentale in ogni caso, l’Italia si posiziona meglio (5,1 nuove diagnosi di HIV per 100.000 residenti in entrambe le statistiche contro le 3,2 italiane). Aumenta però la fascia d’età in cui si riscontrano più: la maggior parte delle casistiche si ritrova tra i 30-39enni, mentre fino al 2019 era più colpita la fascia dei 25-29 anni.

La Liguria negli ultimi anni ha visto un calo di diagnosi per HIV: con un’incidenza di 3,7 diagnosi per 100.000 residenti, si colloca dopo Lazio (4,8), Toscana (4,0), Marche e Campania (3,9) e Piemonte ed Emilia-Romagna (3,8). Tuttavia la recrudescenza rimane superiore alla media nazionale. Nella nostra regione lo scorso anno sono stati individuati nuovi 60 nuovi casi di HIV, di cui 28 cittadini italiani e 32 stranieri residenti. Sono invece 15 le nuove diagnosi di AIDS riscontrate nel 2022 in Liguria, un dato inferiore ai valori pre-Covid.

HIV e AIDS: quanto ne sanno gli italiani?

Malgrado i numeri in calo, rimane il problema della confusione tra queste due sigle e su come proteggersi dal contagio in Italia. In occasione della Giornata Mondiale contro l’AIDS 2023, IPSOS ha pubblicato un report che fotografa la conoscenza e le opinioni dei cittadini e cittadine italiani su questo tema.

Dalle ricerche dei team di IPSOS, risulta che quasi una persona su due dichiara di essere poco o per nulla informata riguardo prevenzione, cause e trattamento di AIDS e HIV (42%). Questa scarsa percezione è confermata tutt’oggi dal fatto che si fa ancora fatica a distinguere tra HIV e AIDS: solo il 34% degli intervistati sa che l’AIDS è lo stadio terminale dell’infezione da HIV, mentre per il restante 66% del campione non ha idea della differenza.

Scendendo nel dettaglio, il 33% ritiene che AIDS e HIV siano sinonimi della stessa malattia, il 15% pensa che l’HIV sia trasmissibile soltanto sessualmente mentre l’AIDS può essere trasmesso anche in altro modo, per il 4% si tratta di due malattie diverse e il 14% non sa. Inoltre, 4 persone su 10 alla richiesta di spiegare i sintomi e le conseguenze dell’AIDS hanno fornito una descrizione errata.

Non conoscere le cause e lo sviluppo di HIV e AIDS rende più difficile proteggersi e alimenta gli stereotipi

Certo, l’Italia e il mondo occidentali sono ben lontani dai numeri di contagi e, soprattutto di decessi che si registravano invece tra gli anni ’80 e ’90. Oltre alla malattia, i contagiati dovevano convivere con lo stigma sociale, sia per la paura che potessero diffondere la malattia sia per le allusioni che la diagnosi portava con sé. Per molto tempo l’AIDS è stata considerata una malattia che colpiva solo persone omosessuali (la prima definizione nel 1982 fu GRID – Gay-related immune deficiency) o tossicodipendenti. Risultare positivi all’HIV quindi era motivo di isolamento ed esclusione, malgrado ci siano diverse modalità di esposizione al contagio.

In Italia si ricordano due iniziative importanti nel 1991: la prima fu il libretto informativo di Lupo Alberto (“Come ti frego il virus”), utilizzato per diffondere anche tra il pubblico giovane la prevenzione abbattendo i tabù e usando un linguaggio chiaro e ironico. Lo stesso anno, uno dei primi attivisti italiani nella lotta contro l’HIV, Fernando Aiuti baciò in pubblico Rosaria Iardino, una donna sieropositiva, per combattere lo stigma sociale che, come raccontarono i protagonisti, uccideva prima ancora del virus.

A più di trent’anni da allora, rimane ancora molto lavoro da fare in termine di formazione e prevenzione. Se dal punto di vista medico-scientifico la gestione della patologia e la qualità della vita per i sieropositivi sono molto migliorate, il calo dei casi ha portato a una minore attenzione.

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Info Laura Casale

Laureata in Comunicazione professionale e multimediale all'Università di Pavia, Laura Casale (34 anni) scrive su giornali locali genovesi dal 2018. Lettrice accanita e appassionata di sport, ama scrivere del contesto ligure e genovese tenendo d'occhio lo scenario europeo e internazionale.

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