La Torraccia di Centocelle
La Torraccia di Centocelle - Foto di Abitare a Roma.it

La Torraccia di Centocelle

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Come detto nel primo articolo sulle torri medievali di Roma, oggi se ne contano ancora una trentina sparse per il territorio della capitale. Non potendo scrivere dettagliatamente di tutte, ne abbiamo finora scelte un paio fra quelle del centro città e potremmo continuare descrivendo la storia di altre famose costruzioni come la Torre delle Milizie, la Torre dei Conti o quella del Grillo.

Ci spingiamo invece verso est, fuori dai più soliti percorsi turistici, all’incrocio tra Via Casilina e Viale Palmiro Togliatti dove, su una collinetta, si erge la Torre di Centocelle.

Anche detta dai romani “Torraccia”, è rimasta immersa nella campagna fino al boom edilizio degli anni ’60 del Novecento.

Pineta della Torraccia
Pineta della Torraccia. Cartolina edizioni Bassanelli Torpignattara 1948-50. Immagine dal sito carteinregola.it

La storia

La costruzione è datata tra la fine del XII e l’inizio del XIII secolo, ma risulta già esistente nel 1216 in quanto ricordata in una bolla di Papa Onorio III come appartenente alla tenuta medievale detta Capitignano.

Come altri casali-torri dell’agro romano era posta a difesa del territorio e, in questo caso, con la sua altezza considerevole di 25 metri, riusciva a controllare gran parte della zona tra Via Prenestina e Via Tuscolana e quindi la viabilità a Est di Roma.

Nel medioevo era conosciuta come “Tor San Giovanni” perché, insieme alla tenuta sulla quale sorgeva, apparteneva al Capitolo di San Giovanni in Laterano. Questo affittò nel tempo la proprietà a varie famiglie, dai De Rubeis, agli Astalli, fino ai Capranica nel XVI secolo. Comprendeva anche un casale, una piccola chiesa e una cinta muraria, andati completamente persi, ma testimoniati dal catasto seicentesco.

Nello stesso sito sembra poi fosse presente un sepolcro ipogeo, detto Cellum Cellae o, secondo altri, si trattava dei resti della villa romana appartenuta all’imperatore Valentiniano, che contava un’infinità di piccole stanze, “cellae”. Da qui derivò il nome di Torre di Centocelle.

Torre di Centocelle, Jean Coste, 1966
Jean Coste, Torre di Centocelle, 1966, CC BY-SA. Immagine dal sito censimento.fotografia.italia.it

Un simbolo romano nel ‘900. Arte e non solo

Oggi la torre è ancora in discreto stato, nonostante manchi qualsiasi intervento di restauro. La tecnica edilizia è quella tipica del XII secolo, consistente in scaglie di lava, tufo e calcare. Le pareti sono scandite su quattro livelli da finestrelle regolari con cornici marmoree.

Caratteristico è il boschetto di pini marittimi secolari che ancora la cinge e che, negli ultimi due secoli, l’ha resa meta delle scampagnate romane fuori porta e un luogo privilegiato per pittori e fotografi.

Si ricorda l’opera del pittore Enrico Ortolani del 1935, o i versi del poeta romanesco Augusto Jandolo che in una sua poesia la definì “…torre tra le più belle”.

Immagine dal canale Youtube Roma Sconosciuta

Anche un fatto di cronaca nera che sconvolse la Roma borghese degli anni ’20 ebbe come protagonista la Toraccia quando, nel 1924, nei sotterranei dell’edificio, venne ritrovato il corpo di Nello Coccia, un bambino di Centocelle scomparso due anni prima. Il caso rimase irrisolto.

Nel 1927, i ruderi di epoca romana ancora ben visibili, vennero rasi al suolo per la costruzione dell’aeroporto di Centocelle. Nel secondo dopoguerra l’urbanizzazione selvaggia ha stravolto il paesaggio inglobando la Torre nel nascente quartiere di Torrespaccata, toponimo con il quale viene spesso confusa.

Foto di copertina di Abitare a Roma.it

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Info Laura Carletti

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Negli anni ho mentito diverse volte agli amici dicendo di avere la febbre, a maggio o a luglio, per non uscire di casa e poter vedere in tv il Giro d’Italia e il Tour de France. Oppure li ho costretti a innumerevoli trasferte, stile “organizzazione Filini”, nelle località di partenza o arrivo di tappa. Sono laureata in Scienze della Comunicazione e, mentre studiavo, pioniera del web, mi divertivo a scrivere sul mio blog FreeSport. Sono diventata pubblicista e ho collaborato con un giornale locale. Poi, strada facendo, mi sono un po’ confusa con altre idee tentatrici, tipo quella di dedicarmi all’e-Learning. Così, oggi lavoro perlopiù nell’ambito della formazione. Oltre al ciclismo, e allo sport in generale, mi piace l’arte, la storia medievale, le camminate nella natura e ho una certa passione per i Balcani. Sono nata e vivo a Roma, ma progetto spesso di trasferirmi nelle Marche, la mia terra d’origine.

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