Chiara Ferragni
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Chiara Ferragni docet: l’influencer è l’evoluzione dello scroccone che tutto ottiene e nulla, o quasi, paga

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Tempo di lettura: 2 minuti

Se a scuola ti chiamavano scroccone…

Quando ero ragazzina Chiara Ferragni, ovviamente, non c’era. Altri mondi, altre modalità.

Ricordo bene , ad esempio, che quando si usciva in compagnia, l’offesa più grande che poteva arrivarti addosso era scroccone.

Se cerchi il termine sul vocabolario Treccani ti dice l’etimologia – deriva da crocco, uncino – e significa “chi è solito ottenere qualcosa senza pagare”.

I sinonimi sono approfittatore, pappatore (dispregiativo) mangiapane a tradimento o a ufo (familiare).

Ai tempi in cui il bullismo non era ancora ben identificato, noi ragazzini avevamo a nostra disposizione epiteti più o meno offensivi.

E scroccone offensivo lo era davvero anche perché lasciava sottendere un’altra caratteristica, davvero inaccettabile: la povertà.

Non la povertà in senso assoluto e categorico per la quale non puoi mettere sotto i denti un pezzo di pane, ma perlomeno quella per cui  non puoi permetterti le stesse cose degli altri.

Come ad esempio uscire in gruppo per andare al cinema o a mangiare una pizza.

I tempi cambiano, però, e tutto o quasi si evolve, anche l’arte di scroccare

Proprio così: lo scroccone si è evoluto ed ha cambiato nome. Ha fatto l’upgrade.

Certo, non si poteva mica mantenere un epiteto connotato così negativamente: bisognava dare nuovo lustro all’arte di ottenere qualcosa gratis.

Ci hanno pensato i social, sì sempre loro, ormai depositari indiscussi delle verità che ci vengono quotidianamente proposte.

Non c’è giorno in cui influencer – questo il termine magico – più o meno famosi, non ci sbattano in faccia outfit, travel, party.

Vale a dire che se apriamo i vari social assistiamo impotenti a un tripudio di abiti da favola, accessori tanto belli quanto costosi, location mozzafiato.

Diciamo pure che un po’ di invidia ci prende per mano quando vediamo Chiara Ferragni in vacanza di qua e di là, con abiti e borse firmate, scarpe da collezione e gioielli pazzeschi.

Il primo pensiero – e ci sta tutto – è: “Beata lei che può permettersi tutto questo”.

In effetti con un patrimonio di 40 milioni di dollari diciamo subito che può concedersi davvero molte soddisfazioni.

La Ferragni, infatti, ha da poco acquistato una villa sul Lago di Como per 5 milioni di euro e a settembre si trasferirà con la famiglia in un super attico a City Life.

Ecco, dinanzi a queste spese, una Kelly di Hermès non è poi così irraggiungibile.

Però, udite udite, la maggior parte di quello che ammirate nei suoi post non costa nulla.

Impariamo a “leggere” bene i post della Ferragni e non soltanto i suoi

Andiamo a vedere se compare l’hashtag #ADV, abbreviazione di Advertising, ovvero pubblicità.

Questo hashtag ci dice subito una cosa: la persona in questione sta facendo pubblicità.

E’ cioè pagata per mostrarvi un prodotto o un servizio. Di fatto sta lavorando ed è giustamente retribuita.

E fin qui nulla di strano. Ma vi ricordate per esempio quando Chiara Ferragni ha organizzato una festa a Gardaland?

Ecco, in quel caso non si trattava affatto di lavoro, ma neppure di una semplice telecronaca di una gita fuori porta.

Eh già, se andate a vedere l’hashtag in questione, troverete #suppliedby che significa “offerto da”.

Tradotto, vuol dire che non è stata tirata fuori una lira per quella festa: Gardaland ha offerto tutto in cambio di visibilità.

Idem come sopra a Dubai, quando lei e famiglia hanno soggiornato, ad aprile di quest’anno, al Bulgari Hotel & Residences: tutto #supplied, quindi gentilmente offerto.

I Ferragnez a Dubai
I Ferragnez a Dubai

E’ un modo elegante di non pagare, di organizzare una vacanza o degli acquisti che sai già in partenza che ti costeranno un decimo di quanto richiesto ai comuni mortali.

Ed il punto è proprio questo: gli influencer non sono affatto dei comuni mortali. Questo vale anche per tutti gli altri che gravitano intorno al mondo della Ferragni.

Basta andare sul profilo di Veronica Ferraro, ad esempio, e vedere che anche lei alterna l’hashtag #adv a #suppliedby: insomma, un po’ si fa pagare e un po’ scrocca.

Pardon, usufruisce di prodotti e servizi gratuitamente.

La verità è che possono permetterselo: lei, amicissima della Ferragni, può contare su 1,4 milioni di follower.

Certo, pochi rispetto ai 29 milioni di Chiara che tuttavia scompaiono dinanzi ai quasi 80 milioni di Kaby Lame, l’uomo che fa video senza parlare.

Insomma, potremmo andare avanti così all’infinito: fare la gara ha chi ha più follower, più #adv e più #suppliedby.

Intanto i giovanissimi social addicted invidiano i loro successi

Il punto è un altro e forse è anche più di uno.

E’ vero che nei post ci sono gli hashtag che ci dicono chiaramente se si tratta di una pubblicità retribuita, di un regalo aziendale o di qualcosa pagato di tasca propria.

Ma è altrettanto vero che soprattutto i giovanissimi non fanno caso a queste cose e traggono subito le loro conclusioni.

“Beati gli influencer che guadagnano tantissimo, viaggiano di continuo, hanno abiti e accessori a disposizione”.

Successi veloci e scintillanti come paillettes, o che almeno così paiono ai più.

Successi che talvolta ci fanno sentire inadeguati e impossibilitati ad offrire a chi ci sta vicino un certo benessere materiale che non ci possiamo permettere.

I figli dei follower più famosi sembrano avere tutto: appena nati ogni mese li attende una torta supermegagalattica, corredini principeschi e, naturalmente, vacanze vip fin dalla più tenera età.

Ai miei tempi – è proprio il caso di dire così – per il compleanno ti andava già bene se potevi invitare qualche amichetta a casa per una merenda a base di panini mignon farciti di Nutella.

La torta con le candeline era rigorosamente preparata a mano dalla mamma e avanti così, fino ai 18 anni che venivano festeggiati più o meno allo stesso modo.

Certo, sono sicura che la famiglia Agnelli abbia sempre organizzato feste leggermente differenti, ma la fortuna di chi, come me, ha superato gli anta, è che noi comuni  mortali non lo sapevamo.

Chi viveva nel lusso e negli agi non aveva post da pubblicare.

Viva le mamme che organizzano le feste di compleanno a casa loro

Ecco, io mi immagino tutte quelle mamme con figli dai 3 ai 18 anni alle prese con ricorrenze varie e con prole social addicted che ogni giorno vede le torte dei figli dei Ferragnez, di Briatore e via dicendo.

Hai voglia tu a spiegare ad un decenne o ad un adolescente che quella che lui vive è la normalità e che quell’altra è l’eccezione.

Festa di compleanno
Festa di compleanno

E’ difficile, davvero, soprattutto nel momento in cui devi organizzare la fatidica festa di compleanno.

Il budget è quello che ti puoi permettere, la location è casa tua – se sei fortunata il tuo giardino – e più di dieci persone è meglio non invitarle.

Allora cerchi di dare il massimo: prepari, cucini, gonfi palloncini, impacchetti trombette colorate.

La festa sarà un successo, tu sei un successo: perché la festa per tuo figlio l’hai fatta tu. 

Non c’è scritto #suppliedby o #thanksto. No, non hai dovuto svendere le foto dei tuoi figli e la vostra quotidianità per avere in cambio un po’ di lusso .

Spieghiamolo ai ragazzi che tutto questo mondo di lustrini e paillettes è un Carosello che non finisce mai, ma è pur sempre un Carosello.

E diciamo anche che i loro beniamini – questi idolatrati influencer – di fatto lavorano.

Sono infatti capaci venditori che fanno, bene, un lavoro richiestissimo che non conosce crisi.

Insomma, sono degli abili e raffinati scrocconi che, con il loro crocco, o uncino, riescono ad accaparrarsi le cose a spese altrui.

Rosella Schiesaro©

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Photo Credit Pinterest

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Info Rosella Schiesaro

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Nata a Savona, di origini toscane, Rosella Schiesaro ha svolto per più di vent'anni attività di ufficio stampa e relazioni esterne per televisioni, aziende e privati. Cura per LiguriaDay la rubrica Il diario di Tourette dove affronta argomenti di attualità e realizza interviste sotto un personalissimo punto di vista e con uno stile molto diretto e libero. Da sempre appassionata studiosa di Giorgio Caproni, si è laureata con il massimo dei voti con la tesi “Giorgio Caproni: dalla percezione sensoriale del mondo all’estrema solitudine interiore”. In occasione dei centodieci anni dalla nascita del poeta, ci accompagna In viaggio con Giorgio Caproni alla scoperta delle sue poesie più significative attraverso un percorso di lettura assolutamente inedito e coinvolgente.

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